Legambiente e l’inceneritore di Manzano. Parere negativo sul nuovo impianto

 

Legambiente, tramite Francesco Casarella, presidente del Circolo di Udine, ha espresso il suo parere in IV Commissione al progetto, presentato dalla ditta Greenman srl. Si riporta il testo trasmesso.

L’associazione è contraria per i seguenti motivi:

- si tratta di un nuovo impianto e non di revamping dell’impianto esistente, in quanto è assolutamente prevalente, dal punto di vista tecnologico e strutturale, il progetto proposto;

- è incompatibile dal punto di vista urbanistico e dei criteri localizzativi, così come dichiarato dall’amministrazione comunale di Manzano; in altri termini si verrebbe a reiterare lo stesso errore fatto con la prima autorizzazione a un impianto troppo prossimo ai centri abitati, realizzato usufruendo dell'istituto della “deroga” che nell'attuale situazione non si ritiene riproponibile e nemmeno “riutilizzabile”;

- le BAT (Best available technologies) previste dal progetto ridurranno l’inquinamento per ton di rifiuto trattato ma è probabile che questo non compensi l’aumento di potenzialità dell’impianto a trattare rifiuti

Ci permettiamo inoltre di aggiungere alcune brevi riflessioni più generali che sono correlate con l’oggetto dell’audizione.

I rifiuti speciali trattati nel 2018 in Regione è pari a 5,9 ml di ton e costituiscono l’87% dei totale dei rifiuti prodotti. Una parte importante va a recupero di materia (78,5%) ed entra nel circuito urbano (speciali assimilati) o conferiti come speciali agli impianti di trattamento; il 2,7% è destinato a recupero energetico e il 10,8% viene smaltito. I rifiuti speciali importati sono circa 2 milioni di tonnellate, in parte maggiore costituita da rifiuti non pericolosi e 427 tonnellate di pericolosi, mentre i rifiuti esportati sono circa 238 mila tonnellate, di cui 221 mila tonnellate di rifiuti non pericolosi e 16 mila tonnellate di pericolosi (fonte ISPRA).

Di fronte a questi dati una domanda si pone. Il revamping di impianti di termovalorizzazione esistenti e di nuovi impianti è soprattutto determinato da flussi di rifiuti provenienti da fuori regione? Dal punto di vista normativo, lo sappiamo, non c’è il vincolo di trattare i rifiuti speciali nella regione di produzione anche se la pianificazione regionale richiama il concetto di prossimità e il rispetto della gerarchia dei rifiuti. Però una qualche proporzione ci deve essere: i dati riferiti, ad esempio, all’inceneritore di Spilimbergo che brucia rifiuti speciali ci dicono invece che oltre il 95% dei rifiuti è di provenienza extra-regionale; anche lì emergono problematiche che attendono di essere trattate e risolte. Il “turismo” dei rifiuti espone inoltre al rischio di infiltrazioni criminali (ecomafie) e le lunghe percorrenze su strada, generano un significativo impatto che incide sulla qualità dell’aria, sull’incidentalità e sull’impronta di carbonio della gestione.

La programmazione regionale dovrebbe, attraverso una attenta lettura dei flussi, pianificare i fabbisogni impiantistici, non lasciando le scelte a mere logiche di mercato per intervenire solo nel procedimento autorizzativo. Chiediamo alla Regione di svolgere un ruolo proattivo, anche nei confronti del mondo imprenditoriale attraendo proposte e iniziative impiantistiche innovative in termini di sostenibilità ambientale e di tutela della salute, di chiusura dei cicli considerando anche la rilevanza quantitativa e qualitativa che i rifiuti speciali rivestono. Sostenibilità dell’opera, informazione e partecipazione dei cittadini i concetti chiave.

L’Europa dovrà ridefinire i nuovi target al 2030 di riduzione delle emissioni climalteranti, per conseguire quanto stabilito negli accordi di Parigi. Si parla di una riduzione del 55% rispetto alle emissioni prodotte nel 1990. Un cambio di passo significativo, un rapido processo di decarbonizzazione, a cui anche la gestione dei rifiuti deve contribuire riducendo la sua impronta di carbonio e sviluppando innovazione, nell’ottica dell’economia circolare.