Legambiente a Regione e Governo: esprimetevi in maniera definitiva contro il progetto di rigassificatore e metanodotto a Zaule

Al decreto di compatibilità ambientale del 2009 riguardante il progetto del rigassificatore di Zaule proposto dalla Gas Natural, si è aggiunto il 12 giugno 2017 analogo decreto per il gasdotto marino della Snam. È prassi e norma corrente che si eviti di collocare questi impianti in siti che possano rappresentare un rischio per le popolazioni, un impatto negativo sulle attività economiche e sull'ambiente. I due progetti sono antitetici allo sviluppo del territorio di Trieste, cadrebbero in un’area densamente popolata e in contrapposizione con l’ampliamento dei traffici portuali. È stato recentemente pubblicato il documento definitivo della Strategia Energetica Nazionale che prevede da una parte anche un possibile incremento dei traffici di gas naturale in fase liquida da stoccare in impianti ancorati lontano dalla costa, ma d’altra parte dichiara che non è prevista la realizzazione in Italia di altri impianti onshore (come quello di Zaule) o offshore, perché quelli attuali sono già in grado di soddisfare le esigenze del paese. A suo tempo da parte del Mise (Ministero dello sviluppo economico) era stato dichiarato che l’impianto di Zaule non è più ritenuto strategico. Riteniamo che questi due elementi non siano sufficienti per rassicurare la popolazione sulla definitiva rinuncia all’impianto di Zaule. Gli amministratori e i parlamentari della nostra Regione hanno già da tempo constatato che i due progetti - l’impianto di rigassificazione di Zaule e il metanodotto Trieste-Grado-Villesse – minerebbero lo sviluppo economico di Trieste, la sicurezza dei cittadini e la salute del nostro ecosistema marino. In passato la Regione non aveva emesso un parere ufficiale di contrarietà al metanodotto, eludendo la richiesta dal Ministero dell’ambiente. Le frequenti dichiarazioni della Regione FVG sull’incompatibilità dei due progetti con i traffici portuali non sono sufficienti a concludere questa decennale vertenza, e i cittadini sono indotti dai media a credere che il rigassificatore di Trieste-Zaule sia un progetto già morto. Ma il progetto ha tutte le autorizzazioni ufficiali – nonostante l'espressa contrarietà generale del territorio, delle amministrazioni locali e delle forze politiche - e per farlo partire mancherebbe soltanto l’ultimo passaggio: l’autorizzazione unica in sede di Conferenza dei servizi nazionale. Non esistono percorsi alternativi. Secondo Legambiente, per chiudere definitivamente con l’impianto di rigassificazione nella baia di Zaule e con il metanodotto Trieste-Grado-Villesse, la Giunta regionale deve chiedere al Governo un impegno esplicito contrario a queste opere, e quindi, in tempi brevi, la convocazione della Conferenza dei servizi presso il Ministero dello sviluppo economico. Qui la Regione potrà confermare la propria non intesa ai due progetti affinché siano definitivamente cancellati dall’agenda riguardante il futuro del territorio triestino. È una scelta di cui la Regione deve farsi carico per essere coerente con gli impegni presi con i cittadini e con quanto più volte affermato.

Potrebbero interessarti anche...