Lettera aperta da Udine al Cardinale Gualtiero Bassetti Presidente Conferenza Episcopale Italiana

A scrivere al Cardinale Gualtiero Bassetti Presidente Conferenza Episcopale Italiana è Augusta De Piero  già consigliere regionale Fvg  nella sesta legislatura (1988-1993) oggi  lucida intellettuale cattolica. Scrive Augusta De Piero sul tema “Omofobia":

Eminenza Reverendissima, il percorso che Le proporrò per arrivare al documento “Omofobia, non serve una nuova legge” - che ho letto nel sito della Conferenza Episcopale Italiana in data 10 giugno ( firmato La Presidenza della CEI ) – segue un andamento obliquo per cui Le chiedo, se vorrà leggermi, qualche riga di pazienza. Non molti giorni fa si è diffusa la notizia di una inchiesta svolta dai poliziotti del Compartimento Polizia Postale per la Toscana coordinati dal Procuratore Capo della Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Firenze, Antonio Sangermano. La denuncia era partita da una madre che aveva trovato sul telefono cellulare del figlio quindicenne molti film a contenuto pedopornografico non estraneo ad atti sadici perpetrati su bambini anche molto piccoli.
L’inchiesta ha rivelato che gli spettatori, giovani e giovanissimi, erano molti, vittime certamente di un processo corruttivo quando la loro integrità psicologica ed etica è stata probabilmente scossa, aggredita in un momento di fragilità particolare qual è l’adolescenza. E a tale considerazione non si sottraggono molte delle fonti di informazione che si possono consultare. Ma ci sono altre vittime. Prime fra tutte i piccoli (si legge anche di infanti) che sono state abusati e torturati per raggiungere lo scopo di costruire filmati da diffondere, come è avvenuto. Al di là di qualche cenno frettoloso di queste vittime nessuno parla o meglio nessuno sembra farsene carico.  “Hanno occhi per vedere e non vedono, hanno orecchi per udire e non odono (Ez. 12, 2)”.
L’inchiesta di cui si legge, che porterebbe all’identificazione di chi ha diffuso l’orrore, può estendersi alla ricerca dell’identità di quei piccoli martirizzati per poterli tutelare? Le leggi italiane in materia assicurano questo tipo di attenzione e particolare protezione? In Italia dal 2009 esiste una legge che nega ai genitori privi di permesso di soggiorno la registrazione della dichiarazione di nascita che consenta a questi nati in Italia di avere il certificato di nascita e quindi, favorendo l’assoluto anonimato, costruisce vittime possibili di abusi ma non identificabili (la burocrazia che rende questo percorso più complicato di quanto io abbia scritto offre anche qualche spiraglio di salvezza ma non voglio approfondire questo aspetto in una lettera che sarà già troppo lunga). Pian piano mi avvicino alla ragione per cui Le scrivo. Nel documento della CEI con cui ho iniziato questa mia comunicazione si afferma che “Le discriminazioni – comprese quelle basate sull’orientamento sessuale –costituiscono una violazione della dignità umana, che – in quanto tale – deve essere sempre rispettata nelle parole, nelle azioni e nelle legislazioni. Trattamenti pregiudizievoli, minacce, aggressioni, lesioni, atti di bullismo, stalking... sono altrettante forme di attentato alla sacralità della vita umana e vanno perciò contrastate senza mezzi termini”. Ma, si aggiunge, “un esame obiettivo delle disposizioni a tutela della persona, contenute nell’ordinamento giuridico del nostro Paese, fa concludere che esistono già adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio”. Come mai questa attenzione alle “discriminazioni, comprese quelle basate sull’orientamento sessuale” accompagnata a una rassicurazione pacificante sulla capacità di tutela del nostro ordinamento giuridico nel momento in cui sono segnalate aggressioni dovute proprio alle minacce e peggio contro le libere e consapevoli scelte di orientamento sessuale diverso dall’eterosessualità?  Il vostro documento prende occasione dal dibattito in Parlamento sulle proposte di legge “sui i reati di omostransfobia” (che sommariamente richiama il settore per cui sarebbe meglio dire reati motivati da omotransfobia nelle sue varie declinazioni) e aggiungete – e siamo al punto -“preoccupazione” per le proposte di legge attualmente in corso di esame, dato che “ anche per questi ambiti non solo non si riscontra alcun vuoto normativo, ma nemmeno lacune che giustifichino l’urgenza di nuove disposizioni”. Una problematica del genere impegnò il Parlamento quando discusse la legge 205/2003 (cd legge Mancino) che, in riferimento all’art. 3 della Costituzione, , approvò una norma che si occupava dei “reati punibili … commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso, ovvero al fine di agevolare l’attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che hanno tra i loro scopi le medesime finalità”. Oggi si pone la stessa necessità di rendere effettivo l’art. 3 alla voce “sesso”, termine allora ignorato, oggi chiamato in causa da ciò che accade. E’ ben chiaro che la vostra preoccupazione, in questo caso dichiaratamente intenzionata ad invitare il Parlamento al silenzio , si riferisce esclusivamente all’omotransfobia (che è probabilmente quanto volete sia taciuto) ma siete voi stessi ad aggiungere un termine che mi consente questo scritto.
Infatti scrivete che “ ANCHE per questi ambiti .. non si riscontra alcun vuoto normativo, ma nemmeno lacune che giustifichino l’urgenza di nuove disposizioni”. Le violenze che si possono configurare come reati motivati da omotransfobia non mancano e la congiunzione che ho evidenziato con le lettere maiuscole porta alla ragionevole considerazione che vi siano anche altri ambiti, a vostro parere di adeguata silente tutela della persona, di cui si possa affermare con Dante, «Parlando cose che 'l tacere è bello»( inferno IV, 104). Dante sperimentava la bellezza di quel silenzio nel “limbo” – dove pur parlava («sì com’era ‘l parlar colà dov’era» inferno, IV, 103 ) - ma noi non siamo nel limbo bensì in una realtà dura, difficile che crea dolore a persone fragili che non hanno parola ma su cui si possono pronunciare parole che, pur se non d’odio dichiarato, ne minino la dignità.
Non a caso – e ciò mi turba molto – nelle leggi in dibattito è scomparso il reato di propaganda d’odio, sebbene le parole possano devastare quanto le ginocchia sul collo di una persona a terra, dove vengono soffocate a vita quando non a prezzo della vita. Il Parlamento possa parlare senza sentirsi ostacolato (o se il caso confortato) da un vostro richiamo all’opportunità del tacere, mentre potreste voi stessi essere –o almeno non ostacolare altri che vogliano esserlo – voce dei senza voce! 
Eminenza reverendissima, Le scrivo questa lettera aperta nella Sua veste di Presidente della CEI.
Se vorrà leggerla non si preoccupi. La mia firma è quella di una donna vecchia, nata prima dell’a approvazione delle leggi razziali, che non ha aggregazioni di nessun genere a sostenerla e quindi non conta nulla se non per l’esigenza di dire perché la responsabilità del contrasto alla violenza è di tutti". 

Augusta De Piero