Regolamenti razziali: limitazione nell’accesso agli asili comunali per i bambini stranieri a Trieste e obbligo di crocefisso in aula

Il Comune di Trieste seguendo la strda tracciata a Monfalcone dal sindaco Cisint intende fissare un tetto massimo alla presenza di «bambini di cittadinanza non italiana» nelle materne, scelta prevedibile dato che anche la Regione a trazione leghista è al lavoro per applicare a tutti il "modello Monfalcone". Ma nn solo questo emerge dalla proposta di modifica al regolamento delle scuole dell’infanzia comunali avanzata dalla giunta Dipiazza, è stato inserito un altro elemento "divisivo" perchè  il crocefisso diventa obbligatorio e l’insegnamento della religione cattolica parte integrante del piano dell’offerta formativa. Una scelta ideologica che poco ha a che fare con la religione visto che si vuole imporre il crocefisso come simbolo facendo l'opposto di quello che Gesù, secondo le sacre scritture,  predicava. Basterebbe questo per bocciare la proposta. Molte le prese d posizioni contrarie ai due provvedimenti e non solo da "sinistra", la vicenda sconcerta, come già a Monfalcone, anche forze centriste laiche e cattoliche. Da segnalare anche un comunicato stampa di  Art.1 Mdp di Trieste che stigmatizza la possibile introduzione di una limitazione nell'accesso agli asili comunali per i bambini stranieri. "La Giunta comunale di Trieste, si legge nella nota,  intensifica la battaglia contro i più deboli, alzando il tiro questa volta contro i bambini. Dopo Monfalcone infatti anche negli asili di Trieste si va verso la restrizione all'accesso per i bambini stranieri. L'Assessora all'Istruzione Angela Brandi propone un nuovo regolamento che impone un tetto del 30% per classe per i bambini di cittadinanza non italiana. Si ricordi il fatto che molti di questi bambini sono nati in Italia e che iniziative di questo genere precludono loro un processo di integrazione. Il testo proposto prevede inoltre l'insegnamento della religione cattolica quale principio fondante l'attività delle Scuole dell'Infanzia comunali. Senso di questa iniziativa può solo essere quello di
marcare distinzioni e frazionamenti in gruppi diversi tra i bambini. La Bozza di regolamento delle scuole comunali dell'infanzia proposta dall'Assessora Brandi non è quindi un semplice riordino della materia, bensì una normativa dai tratti pesantemente discriminatori. Discriminazioni aggravate dal fatto che colpiscono minori di tre anni. Giudichiamo tale manovra come un tentativo politico dell'Assessora teso ad aumentare la propria
visibilità, colpendo l'unico modo con cui si può fare buona integrazione: la scuola. Lo stesso Vangelo di Matteo, per non usare la religione solo per scopo di comodo o di accentramento del potere, recita: “ero straniero e mi avete accolto”. Come Articolo 1- Movimento Democratico Progressista, conclude la nota,  siamo a fianco dei più deboli e condanniamo queste politiche discriminatorie che escludono bambini a causa della nazionalità e/o etnia.

Potrebbero interessarti anche...