L’opinione di Guglielmina Cucci, assessore alle pari opportunità del Comune di Pordenone, sulla violenza di gruppo a Lignano

Mi trovo a Lignano per un paio di giorni di riposo e quindi mi sento particolarmente toccata per le violenze sessuali perpetrate da un gruppo di giovani ai danni di una 18enne. Purtroppo ci tocca sottolineare l'ennesimo stupro di gruppo, che risultano sempre più frequenti a tutti i livelli della società, come tristemente ci ricordano le cronache. E avviene proprio a Lignano, che è stata teatro della triste vicenda del "centro stupri". Lo avevamo già detto in quella occasione e lo ribadiamo ora: non pensiamo che siano fatti occasionali, perpetrati da "mele marce". Questi sono ragazzi normalissimi che pensano che le loro coetanee non siano persone, ma oggetti sessuali a loro disposizione, senza possibilità di scelta. Siamo immersi nella cultura dello stupro, che crea le premesse culturali prima e giustifica poi questo atto, che, lo ricordiamo, è un crimine. Non è un gioco, né una ragazzata. Quando avvengono questi fatti, generalmente si puntano i fari sulla ragazza, giudicandola per essersi fidata o peggio. Non si pone mai l'attenzione sui ragazzi. Chi sono? Perché hanno deciso deliberatamente di fare del male a una giovane ragazza? Che tipo di educazione hanno avuto dalla famiglia? Che tipo di modelli hanno avuto a scuola, dalla pubblicità, dai videogiochi, dalla televisione, dalla società? La cultura dello stupro è ben radicata nella nostra società e agisce a più livelli. Espliciti o sotterranei. Dobbiamo quindi lavorare sulla cultura del rispetto e del consenso, e anche della legalità. Dobbiamo lavorare per combattere stereotipi, pregiudizi e la diffusione dell'immagine di una donna oggettivizzata e sessualizzata. A Pordenone è nato proprio uno strumento pensato per andare in questa direzione, Carta di Pordenone. Lavorare a livello culturale dà risultati sul medio e lungo termine, ma è l'unico modo per estirpare la cultura dello stupro alla radice