Marano: ennesima retromarcia. Le denunce del “Comitato per la proprietà collettiva della Laguna”

Il Comune «ha tolto ai Maranesi ogni possibilità di fare chiarezza», lasciandoli «nell’incertezza sulle autorità da interpellare per la difesa dei loro diritti: i Pescatori rispetto agli abusi in Laguna… i Casoneri rispetto ai necessari interventi di manutenzione di motte e casoni»: con queste parole, diffuse attraverso l’amaro comunicato “Indietro come i gamberi”, il “Comitato per la proprietà collettiva della Laguna” denuncia quello che definiscono "l’ennesimo tradimento patito dalla Comunità di Marano Lagunare".

Nell’antivigilia dell’udienza, fissata il 25 ottobre, durante la quale il Commissario regionale per gli Usi civici avrebbe dovuto finalmente «esprimersi sulla questione della proprietà lagunare (qualitas soli), cioè sull’appartenenza della Laguna ai Maranesi», la Giunta del Sindaco Mauro Popesso, spiegano dal Comitato,  ha deliberato all’unanimità (grazie ai voti del vicesindaco Sandro Ceccherini e degli assessori Manuela Popesso, Andrea Codarin e Giovanni Isidoro Corso) di rinunciare al giudizio. Questo, spiegano nella nota, in continuità con la linea seguita dai suoi predecessori, ovvero i compagni di partito della “Lega”, Graziano Pizzimenti e Mario Cepile, anche l’attuale primo cittadino ha ceduto sul «passaggio di proprietà dell’intera Laguna alla Regione, senza il consenso dei cittadini, ai quali la Laguna appartiene per l’esistenza del diritto di uso civico». Tutto ciò, chiosano dal Comitatato,  in contraddizione non solo con una storia millenaria, confermata dai diritti da sempre riconosciuti alla confinante Comunità di Grado, e con l’estremo tentativo promosso dall’Amministrazione guidata fino al maggio scorso da Devis Formentin, ma anche con il nuovo quadro giuridico e il favorevole indirizzo politico solennemente sancito dalla Legge statale 168 “Norme in materia di Domini collettivi”. Tale norma costituzionale, licenziata all’unanimità dal Parlamento nel 2017, «ha ribadito inequivocabilmente – come ricorda il Comitato maranese – che il patrimonio antico dell’ente collettivo è inalienabile (cioè non può essere venduto) e ha riconosciuto la proprietà collettiva in capo ai cittadini in quanto titolari dei diritti di uso».  Agenzia del Demanio e Amministrazione regionale, invece, si ostinano a confondere l’imponente Dominio collettivo lagunare, che dal «1400 gli inizi del 1800 mai è stato messo in discussione dalle Autorità e ci è stato consegnato integro dai nostri “veci”», con la piccola porzione di beni statali (pari a2,79 ettari)esistenti nel comprensorio di Marano-Grado, che l’articolo 1 comma 2 del Decreto legislativo 25/05/2001 n. 265 ha effettivamente trasferito alla Regione.

Il “Comitato per la proprietà collettiva della Laguna”, nel suo documento, esprime sconcerto per la posizione del Comune che, deliberando di «revocare l’incarico all’avvocato e di non presentarsi davanti al giudice», riconosce che la Regione «sia proprietaria della Laguna», senza nemmeno un «dubbio in una materia così complicata, sulla quale era giusto andare a fondo e mettere un punto fermo una volta per tutte, senza tirare in ballo falsi problemi finanziari, di fatto inesistenti, dato che i soldi ci sono e sono quelli che entrano dagli usi civici, di cui il Comune è un semplice gestore, obbligato a usare tali fondi a favore dei cittadini titolari di tale diritto e non a suo piacimento».

Peraltro, il depauperamento dell’antico patrimonio collettivo lagunare ha un inizio ben più remoto, come ricordano ai Maranesi gli autori del comunicato “Indietro come i gamberi”. Da quando «esiste il Comune di Marano Lagunare (1806), periodicamente Sindaci e Podestà hanno impoverito questo patrimonio o regalato ad altri pezzi di territorio e di laguna: Acque di Lignano e Latisana nel 1825, a favore del Comune di Latisana; Comesera-Laccia nel 1832, a favore del Comune di Grado; Sant’Andrea, Martignano e Marinetta nel 1943, al Conte Caproni di Taliedo, Tenuta Muzzanella nel 1951 (laguna poi bonificata); Cassa di colmata nel Porto negli anni 2000 (acqua trasformata in discarica fanghi)».

Sulle tristi vicende maranesi è nuovamente intervenuto anche il “Comitato per il Friuli rurale” che, il 29 ottobre, ha diffuso il comunicato “Marano ai Maranesi” (www.facebook.com/comitato.friulirurale).