Mascherine covid, frodi e prezzo gonfiato: maxi inchiesta a Roma. In Friuli fenomeno conosciuto ma poco indagato

Sarebbero milioni le mascherine immesse sul mercato senza la certificazione oppure pagate a prezzi da capogiro. Intere partite reperite nel momento peggiore della pandemia da coronavirus con finte fideiussioni e vendute agli enti pubblici a costi esagerati, anche dieci, cento volte più del valore reale. Con un esborso di soldi da parte dello Stato per centinaia di milioni di euro. Questo il focus dell'inchiesta della procura di Roma  scattata una volta che è passata la fase dell’emergenza più grave. La Procura capitolina in sostanza si concentra sulle forniture dei dispositivi ritenuti indispensabili per proteggere il personale sanitario e i cittadini che proprio nel momento della massima emergenza ha visto faccendieri in azione. Sono quattro i fascicoli aperti dal gruppo di magistrati guidati dal procuratore aggiunto Paolo Ielo, una decina gli indagati per frode in commercio. Primo passo di un’indagine che mira pure a verificare se all’interno delle amministrazioni (Regione, aziende sanitarie, Protezione civile) ci siano funzionari infedeli che abbiano agevolato aziende in cambio di soldi. Dunque se dietro il grande affare che ha segnato i primi mesi dell’epidemia ci siano episodi di corruzione. Mazzette versate a chi doveva stilare la lista dei fornitori per riuscire a essere inseriti.  E in Friuli?  Dopo i rumors dei mesi scorsi nulla sembra muoversi. La procura friulana che ha visto il Procuratore  Antonio De Nicolo in partenza verso Trieste, sembra dormire o forse, attendere il momento propizio per annunciare che quei rumors su mascherine e uomini mascherati (intesi come malfattori) saranno al centro di indagini, perchè è chiaro che quanto avvenuto in Lazio non è caso isolato e che anche a nord del Piave il business dei Dpi  ha trovato faccendieri e fluidificatori politici che hanno operato non certo per il bene della comunità. Sarebbe bello scoprire se sono stati compiuti reati, ma l'esperienza porta a dire che passerà ancora una volta l'assioma che "da noi queste cose non esistono" e che un velo nefasto di silenzio permarrà come nebbia puzzolente.