Materiali edili e strade dai rifiuti inquinati: indagini dell’Antimafia in Veneto e maxi sequestri. La cupola sull’edilizia del nordest si allarga

Non è ovviamente la Procura di Gorizia ma la Direzione distrettuale antimafia della procura di Venezia ad aver coordinato giovedì scorso un maxi sequestro in Veneto,  280mila tonnellate di rifiuti inquinati tra Noale e Paese,  eppure voci provenienti dal settore parlano del fatto che, in qualche modo ci sarebbe un collegamento, almeno come ipotesi di lavoro,  fra quanto scoperto dai carabinieri forestali di Mestre con il supporto del 14/o Gruppo elicotteri di Belluno, e  la gestione degli appalti autostradali su cui indaga la Procura di  Gorizia. Infatti secondo quanto si è saputo dalla indagine della Dia di Venezia i rifiuti inquinati e contaminati, provenienti dall'area del Veneto e da regioni limitrofe, non solo non venivano sottoposti ai trattamenti necessari per mutarne le caratteristiche chimiche ed eliminarne gli inquinanti, ma sarebbero  stati destinati a diventare riempimenti sotto i nastri d'asfalto autostradali, così come si teme sia avvenuto sotto il passante di Mestre. Voci di “popolo edilizio" ma che sembra ben informato, ipotizzano e raccontano di una prassi consolidata. In ogni caso per ora nei guai è finita la Cosmo Ambiente, azienda di Noale operante nel settore del recupero rifiuti che ha portato al sequestro delle sopracitate 280mila tonnellate di materiali stoccati (l'equivalente di 10mila trasporti effettuati con autoarticolati) in due aree a Paese (Treviso) e Noale. Le indagini hanno permesso di verificare una diffusa situazione di "illiceità gestionale" nel corso degli anni e siamo certi che un "giro" fra fatture e bolle di consegna potrebbe essere istruttivo.   Secondo gli investigatori infatti, l'azienda avrebbe miscelato il materiale contaminato ( contenente metalli pesanti, come rame, nichel, piombo e selenio) con altri rifiuti, per diluire gli inquinanti presenti e realizzare poi, con l'aggiunta di calce, leganti e cemento, aggregati da utilizzare nel campo dell'edilizia e nella realizzazione di sottofondazioni o rilevati stradali. Ceduti a loro volta come materia prima. In alcuni casi, sui materiali prodotti è stata riscontrata anche la presenza di frammenti di cemento contenenti fibre di amianto. Un traffico di cui non dovrebbe essere impossibile tracciare la filiera, provenienza dei rifiuti e destinazione finale dopo un semplice stoccaggio senza trattamenti di sorta e quindi potenzialmente, anzi certamente, inquinanti .   E' chiaro che quantità così rilevanti di materiali, che potrebbero essere utilizzati, ci spiegano gli esperti, ma previo trattamento di "cottura" a 1200 gradi,  non  dovrebbero passare inosservati visto che si parla di almeno 10mila viaggi,  Tir che facevano avanti e indietro. Una operazione costosa  la semplice movimentazione in area ristretta, ma che sarebbe diventata imponente  visto che l'unico impianto in grado di operare il miracolo di sanificare il tutto si troverebbe, ci dicono,  a Torino. Più conveniente ed economico allora operare la “diluizione” e poi un utilizzo "celato" sotto una bella autostrada, magari a.... tre corsie. Difficile valutare se le rivelazioni popolari siano vere, di certo però quelle 280mila tonnellate da qualche parte sarebbero  finite,  mentre quelle che le hanno precedute da qualche parte sono state già utilizzate innestando delle possibili bombe ecologiche. Insomma il settore costruzioni del nordest potrebbe essere affetto davvero da una “metastasi” così come l'ha definita il generale di divisione Giuseppe Bottillo, comandante della Guardia di finanza del Friuli Venezia Giulia che parlando dell'’operazione “Grande Tagliamento” ha detto: «Un’indagine estesissima: una metastasi che è stata osservata in diretta, quasi fosse stata fatta una tac di quello che accade nel sistema di appalti delle opere pubbliche». Così mentre la politica del Fvg tace, gli avvocati delle aziende minimizzano o cercano di disarmare la Procura isontina con le solite eccezioni relative alla competenza territoriale, le indagini rischiano di allargarsi a macchia d'olio e il “miliardo” di applati truccati negli ultimi tre anni si potrebbe decuplicare se si decidesse di indagare più indietro nel tempo, perchè la “cupola” di spartizione appalti viene da lontano nel tempo come dimostrato, se non altro, dal filone di indagini veneto precedente a quelle di questi giorni, parliamo delle inchieste sul Mose e “dintorni”.