Mattarella è l’aulico sogno di un giornalismo che non c’è

Di Fabio Folisi

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Non è frequente che il Capo dello Stato esterni in maniera non programmata il suo pensiero. Oggi l'ha fatto e già questa è una notizia. Il presidente Mattarella è infatti intervenuto con un fuori programma a Perugia, dove era presente all'inaugurazione del tredicesimo biennio del corso in giornalismo radiotelevisivo, alla scuola di giornalismo di Ponte Felcino. "Il giornalismo, ha spiegato il Capo dello Stato costituisce l'ossatura della consapevolezza di qualunque società. Nella consapevolezza di sé stessa anzitutto". "Ai giovani partecipanti - ha affermato Mattarella rivolgendosi agli allievi - vorrei dire che avete scelto una prospettiva e un percorso professionale impegnativo. Che come tutti i percorsi professionali che, all'inizio, guardando al futuro e alle sue incognite, appare appare condito di difficoltà. Ma è un percorso con uno sbocco e un'attività cruciale e affascinante". La professione di giornalista "dà uno sguardo sul mondo e ne offre agli altri la lettura. E' un compito affascinante". "Non sta a me ma alla Scuola - ha spiegato ancora Mattarella - suggerirvi il modo in cui si interpreta questo lavoro, i valori che coinvolge, gli elementi di fondo della convivenza che raccoglie in sé. A me sta soltanto farvi un augurio molto intenso. Un ringraziamento alla Scuola per l'attività che svolge". Parole belle e pregne di buoni propositi, quelle di Mattarella, ma non ce n'è voglia il Presidente, sembrano descrivere un libro dei sogni, lontano dalla realtà di un giornalismo italiano che, mai come oggi, è fatto di sangue, inchiostro e merda, che lo stanno strangolando. Una situazione che passa attraverso il controllo sull'informazione in maniera automatica senza che nessuno dia ordine di censura ed è per questo che è ancora più difficile da contrastare. Cerchiamo di spiegare meglio. Oggi il giornalismo italiano ha elementi di debolezza indubbi, editoriali, culturali e industriali. Sui primi due, maggiori sono le responsabilità della categoria, l’informazione italiana è infatti molto spesso approssimativa, per non dire inattendibile, perchè pensa di dover competere solo in velocità. In realtà sembra essersi perso il valore principale della notizia come elemento, anche se parziale, della verità delle cose. Manca proprio quello di cui parla Mattarella quando dice che la professione del giornalista “dà uno sguardo sul mondo e ne offre agli altri la lettura”. Questa lettura anziché oggettiva, è spesso dilatata, quasi sempre più preoccupata di ottenere l’approvazione della fonte, più che la soddisfazione del lettore e soprattutto della verità. Questo diventa intollerabile quando si creano delle condizioni di monopolio o di concentrazione delle fonti stesse e quando queste sono pilotate e premianti per chi le veicola senza porsi tanti dubbi e scrupoli. Allora quello che “passa” ma soprattutto quello che “non passa”, diventa un guasto pesante per la stessa tenuta democratica di un territorio, di una regione o di uno Stato. Domani, quando comprate il vostro giornale preferito e vi rendete conto che magari è l'unico, pensateci. Se poi pensate di risolvere leggendo altro sul web dovete sapere che l’informazione è un bene prezioso. Produrre buona informazione costa, e pure molto, e se uno vuole buona informazione deve pagarla, deve sostenerla. Se no, non si lamenti se gli viene servita, gratis, solo informazione spazzatura o il pensiero unico del potente di turno.

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