Maxi inchiesta “Grande Tagliamento”. Il futuro non è scritto, non ancora toccati dalle indagini i livelli politici e finanziari

Chissà cosa contengono quelle decine di scatoloni che ormai da giorni stanno arrivando alla caserma “Sante Laria” di via Trieste, sede del nucleo operativo delle Fiamme Gialle di Gorizia. Non si tratta di acquisti  legati agli sconti del  black friday e neppure di strenne natalizie. Scherzi a parte ovviamente si tratta principalmente di documenti quanto scottanti si vedrà, ma vi sono anche memorie digitali, copie di back up di computer, chiavette, Sim telefoniche, insomma tutto quell'armamentario che ormai affolla i tavoli degli uffici, ma anche le case private di ognuno di noi e che si presume, nel caso delle indagini sulla maxi inchiesta “Grande Tagliamento” possano contenere innominabili prove di nefandezze. Sarà così? Il futuro, non certo vicino, lo dirà ed è ovvio che sono in molti in questi giorni a non dormire sonni tranquilli e non solo quelli ufficialmente indagati, perchè appare ovvio che quanto scoperto e ipotizzato dal procuratore capo del Tribunale isontino Massimo Lia e dalla “sostituta” la pm Valentina Bossi è solo un pezzo di quanto si presume nascondano gli scatoloni e i probabili interrogatori che seguiranno. Ovviamente la Procura di Gorizia, che non è certo gigantesca e che anzi lamenta storica scarsità di personale, si avvale dell'opera di un pool di finanzieri, pare una trentina, che l'affiancano. Le fiamme gialle sono coordinate dalla PM Bossi. Ma è chiaro che per ora le indagini si sono fermate ai primi “livelli” del presunto malaffare, livelli fatti di imprese, impresari e tecnici pubblici e privati. Resta fuori, per ora, il livello “politico” e quello “finanziario” della presunta cupola degli affari, perchè è chiaro che senza soldi, magari anticipate da banche compiacenti  e senza benedizioni  politiche, certe operazioni diventano missioni impossibili. E' un segreto di Pulicinella anche questo, del resto la tesi “non potevano non sapere” è estremamente valida in questi casi, anche se siamo certi che saranno tanti “i principi del foro” che stanno già studiando come giustificare i propri futuri assistiti utilizzando tutto l'armamentario tipico che la storia degli ultimi anni ha fornito. Andiamo dai casi tipici “hanno agito a mia insaputa” al ben più efficace non capivo e, perchè no, sino ad arrivare al famosissimo ed omertoso “io non c'ero e se c'ero dormivo”. Del resto, meglio passar per dementi assonnati, che indossare il pigiama a strisce. Ma tutto questo riguarda il futuro e vedremo come si evolverà l'inchiesta. Il rischio che certi personaggi finiscano per venir “insabbiati” è alto, perchè le ripercussioni sarebbero da nuova stagione di “mani pulite” e forse, che si scopra la verità, non è interesse di tanti, perchè alla fine c'è sempre l'obra dei sequestri di cantieri, perdite di posti di lavoro ecc. ecc. . Del resto fino ad oggi ogni denuncia giornalistica e perfino indagini giudiziarie su appalti e pilotaggi strani, sono finite nelle sabbie mobili degli archivi di Pm più sensibili che coraggiosi. Così, in attesa che il futuro diventi oggi, concentriamoci anche sul passato e partiamo da quella che potrebbe concretizzarsi come la madre di tutte le “presunte” malversazioni. Parliamo di tutto quello che gira intorno alle storie autostradali di questa regione. Ed allora in ossequio al “non potevano non sapere” con le varianti legate a interesse, malizia, ingenuità e stupidità, ricordiamo come è nata l'operazione “terza corsia” e commissariato annesso. Intendiamoci non bisogna cedere alle lusinghe di tesi semplicistiche che identificano automaticamente strutture o aziende pubbliche e private solo per il fatto di lavorare in determinati mega-progetti, come colluse con malavitosi, ma di certo però appalti miliardari, attirano storicamente le attenzioni di chi cerca scorciatoie e i rischi per chi è politicamente responsabile diventano altissimi. Diciamo anche che se, come auspicabile, politici non verranno toccati individualmente dalla spada infuocata della giustizia, decenza etico-morale (se confermate le malefatte in appalti, progetti e lavori) vorrebbe e anche prima del "terzo grado di giudizio", una loro auto-esclusione dalla gestione della cosa pubblica, perchè possono anche essere stati distratti o ignoranti (nel senso di ignorare) ma erano profumatamente pagati per conoscere ed essere “concentrati”.
La Terza corsia questa “conosciuta”.
Il progetto viene da lontano, erano infatti gli inizi degli anni Duemila e i mercati tiravano, una crescita economica che vedeva protagonisti i paesi dell'Europa orientale. L'autostrada A4 registrava a quel tempo un rapido aumento di traffico di mezzi pesanti rispetto a tutti gli altri valichi autostradali italiani. Traffico pesante al quale si sommava l'aumento del traffico estivo in direzione delle mete turistiche estive, sia quelle italiane che delle coste slovene e croate. L'inadeguatezza dell'autostrada a far fronte al progressivo aumento di traffico fu evidente in seguito a numerosi gravi incidenti che furono usati come casus belli per sostenere la necessità assoluta dell'opera bypassando le norme “ordinarie” in ossequio alla logica emergenziale tanto di moda in quei tempi. Così nel 2005 il CIPE approva il progetto di ampliamento a tre corsie per un tratto totale di 95 km dal Passante di Mestre alla diramazione dell'autostrada A34 a Villesse e il 5 settembre 2008 l'allora Presidente della regione autonoma Friuli-Venezia Giulia Renzo Tondo viene nominato Commissario delegato per l'emergenza in A4 affiancato da Riccardo Riccardi già assessore regionale ai trasporti e alla mobilità e da Silvano Vernizzi, amministratore delegato di Veneto Strade.
A fine luglio 2011, al vertice della Struttura Commissariale viene nominato l’assessore ai trasporti del Friuli Venezia Giulia Riccardo Riccardi, già vice commissario. La nomina è conseguente alle dimissioni di Renzo Tondo che evidentemente non vedeva l'ora di lasciare quella patata bollente. Silvano Vernizzi rimane ancora in carica. A fine dicembre 2012, data di scadenza del decreto, il Governo proroga nuovamente la fase di emergenza per due anni, ma vincola la figura del Commissario al ruolo di Presidente della Regione così l’incarico che era uscito dalla porta dell'ufficio di Tondo gli rientra dalla finestra che successivamente nomina l’assessore Riccardo Riccardi soggetto attuatore (sempre affiancato da Silvano Vernizzi), ruolo ricoperto fino alla fine di aprile 2013, data di scadenza della legislatura regionale. La carica viene poi assunta dal successore di Tondo, si tratta di Debora Serracchiani eletta alla presidenza della Regione Friuli Venezia Giulia il 22 aprile 2013. Soggetti attuatori sono: Mariagrazia Santoro, assessore alle Infrastrutture, mobilità, pianificazione territoriale, lavori pubblici e Università della Regione Friuli Venezia Giulia,e Luigi Fortunato, direttore dell’area infrastrutture della Regione Veneto. Il resto è storia recente e quindi è escludibile a priori ogni responsabilità anche solo “politica, infatti è di qualche mese fa, per effetto del ricambio alla guida della Regione Fvg,l'assunzione della carica di Commissario per la Terza Corsia di Massimiliano Fedriga eletto governatore e di Graziano Pizzimenti assessore alle infrastrutture come soggetto attuatore.

Fabio Folisi

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