Migranti e sfruttamento, quando la mente è impazzita

Il Ministro degli Interni Matteo Salvini ha imposto la chiusura dei porti italiani alle navi delle ong impegnate nelle attività di soccorso ai migranti davanti alla Libia, ma Il diritto del mare e la Costituzione italiana (art. 2) si fondano sulla solidarietà quale dovere inderogabile. Il diritto internazionale (convenzione di Montego Bay e altre) impone ai comandanti delle navi che battono la propria bandiera nazionale a prestare assistenza a chiunque venga trovato in mare in pericolo di vita, di informare le autorità competenti, di fornire ai soggetti recuperati le prime cure e di trasferirli in un luogo sicuro, pertanto l’ingiustificata omissione di soccorso ai naufraghi, in Italia, costituisce reato ai sensi degli articoli 1113 e 1158 del codice della navigazione.

Come luogo sicuro s’intende quello in cui può essere garantita innanzitutto l’incolumità e l’assistenza sanitaria dei sopravvissuti. In termini pratici questo vuol dire che finito il salvataggio in mare, i naufraghi devono essere condotti in un luogo dove possono essere fornite le garanzie fondamentali agli stessi, sia relative all’assistenza sanitaria, che a non essere sottoposto a torture o a poter presentare domanda di protezione internazionale). l’UNHCR ritiene che la Libia non soddisfi i criteri per essere designata come luogo sicuro allo scopo di svolgere procedure di sbarco in seguito a salvataggi in mare, alla luce della volatilità delle condizioni di sicurezza in generale e, più in particolare, nei riguardi di cittadini di paesi terzi. ( ripreso da https://www.corriere.it/ articolo di Marta Serafini .

Alla luce di quanto scritto si può logicamente dedurre che il ministro Salvini abbia dato ordini che violano la Costituzione ed il Diritto del mare, anche quello scritto solo nella coscienza dell’uomo. Al grido ”Uomo in mare!” anche i feroci pirati della Malesia si attivavano per il salvataggio, in tempi più lontani e non essendo proprio dei galantuomini.

Quindi non si devono accogliere i migranti, tutti, senza verificare se fuggano da guerre, persecuzioni, se abbiano diritto al titolo di rifugiati, se siano minori, sani o malati. Tutti.

Molti che sono riusciti ad approdare risiedono da tempo in Italia. Mohamed, 47 anni, sudanese, il 20 luglio è morto stroncato da un infarto sotto il sole del Salento mentre raccoglieva i pomodori in un campo di Nardò, in provincia di Lecce. Aveva chiesto l’asilo in Italia. E intanto era partito verso questo angolo della costa ionica. Era senza regolare contratto di lavoro, come i due braccianti africani che lo hanno soccorso. Alcune organizzazioni norvegesi, danesi e britanniche aderenti all’Ethical Trading Initiative (ETI) – un’alleanza formata da imprese, sindacati e ong, impegnata per il rispetto dei diritti dei lavoratori nel mondo – hanno pubblicato un rapporto che denuncia il massiccio sfruttamento degli immigrati nella industria del pomodoro nelle regioni del Sud-Italia e alcune infiltrazioni di tipo mafioso. L’ETI invita i rivenditori europei a controllare la loro catena di approvvigionamento, perché le condizioni di sfruttamento nella raccolta del pomodoro in Italia potrebbero compromettere la loro reputazione.( https://ilfattoalimentare.it/industria-del-pomodoro-sfruttamento-migranti-gdo.html)

Sacko Soumayla, ventinovenne maliano, è stato ucciso in Calabria a colpi di fucile: era un attivista del sindacato, assieme a due compagni rimasti feriti, stava cercando vecchie lamiere in una fabbrica abbandonata per aggiustare il suo riparo che non si può definire casa. Tutti e tre erano regolarmente residenti in Italia, vivevano nella vicina tendopoli di San Ferdinando, un accampamento di baracche e tende di fortuna che solo qualche mese fa è stato parzialmente distrutto da un incendio.

Si potrebbe continuare, ormai è noto, che non solo al sud, ma in molte regioni italiane lo sfruttamento di manodopera sottopagata è molto diffuso e sotto gli occhi di tutti. Confrontiamo questo campo, ad esempio, con il campo nomadi “Camping River” di cui la Corte europea dei diritti dell’uomo ha deciso di sospendere lo sgombro, che poi è avvenuto ugualmente «A me interessa che la legalità sia ripristinata a prescindere dalle lettere delle corti - ha detto Salvini -.Non sarà la Corte europea di Strasburgo a bloccare il ripristino della legalità». Non la legalità della Corte europea dei diritti dell’uomo, ma quella del ministro dell’interno.

Alla base dell’ordine di sgombro ci sarebbe la “necessità di salvaguardare le condizioni igienico-sanitarie” tutelando così “la salute delle persone ancora presenti nell'insediamento e dei cittadini che vivono nelle aree circostanti”.

Confrontando le immagini vi sembra ci siano differenze per quanto riguarda le condizioni in generale? Si potrebbero tranquillamente scambiare, se non fosse per il colore della pelle dei residenti. In uno risiedono i Rom, nell’altro immigrati, i primi non servono, i secondi sì. A chi? Ai proprietari, ai padroni.

È vero che alcuni di questi lavoratori sono irregolari, molto più irregolari sono però le condizioni di lavoro: senza contratto, con paghe che non possono definirsi tali, soggetti a ricatti, maltrattamenti che si possono definire in alcuni casi torture vere e proprie.

Si tratta di fare un collegamento con le informazioni precedenti: i migranti non possono approdare, ma possono lavorare in condizioni di sfruttamento, a questi non si dice ”Tornatevene a casa vostra” Venite qui per farvi mantenere” e così via. Non so se non si trovino veramente operai, credo che a condizioni di lavoro decenti, sarebbero reperibili , come in altre zone per la raccolta delle pesche o dell’uva. Si dovrebbe per esempio perseguire il malcostume, ma direi reato con maggiore esattezza, di chi paga i contributi, senza lavorare, per avere poi il sussidio di disoccupazione. Non credo di rivelare un segreto, risultano coltivatori diretti uomini e donne che non hanno mai messo piede nei campi. Lascino il posto a chi lavora e non si sprechi denaro pubblico.

Più comodo far lavorare gli stranieri, e non prendiamocela solo con i caporali che da sempre reclutano braccianti nelle piazze dei paesi prima dell’alba. La mia bisnonna si alzava prestissimo, accendeva il focolare e preparava grandi cuccume di caffè caldo che offriva ai braccianti quando, passando davanti casa sua, si avviavano, ancora al buio, nei campi. Gli imprenditori o meglio i padroni che fanno? Certo prima dell’alba dormono e poi intascano lauti profitti. Il mercato lo impone? Il fantomatico mercato del neoliberismo, diciamolo chiaro.

Quindi non si può approdare, ma lavorare in nero sì. Tra questi fatti che tutti conosciamo non sempre vengono evidenziati i collegamenti, si vivono come eventi isolati perché chi legge o vede, spesso ha una percezione episodica della realtà, sembra che l’Illuminismo sia stato passato invano. Non la ragione, ma la legge della giungla prevale. Comprendere significa creare collegamenti, mettere in relazione, strutturare.  Purtroppo pare che i collegamenti neuronali siano deficitari, manca la capacità di confrontare, funzione di base primaria, le sinapsi non si connettono in maniera corretta e quindi la mente impazzisce. Di chi comanda e di chi ubbidisce. O mentono tutti?

Loredana Alajmo

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