Migranti: Shaurli, Cpr porta tensioni e violenze. Paviotti: normativa ferma da 15 anni

"Spero che di fronte alla morte assurda di un ragazzo ci sia l’intelligenza oltre che l’umanità di fermarsi. Invocare Cpr in ogni città significa invocare luoghi di concentramento coatto in cui rinchiudere le persone che 'non si vogliono vedere', significa scegliere la propaganda invece che affrontare i problemi, significa creare emergenze per lucrare sulle paure a fini elettorali". Lo afferma il segretario regionale Pd Fvg Cristiano Shaurli, esprimendo la posizione del partito sulla morte, avvenuta in circostanze da verificare, di un giovane georgiano, coinvolto in un pestaggio tra migranti nel Cpr di Gradisca d'Isonzo (Gorizia). "In ogni parte d’Italia quel sistema non ha funzionato nella gestione dell’immigrazione e anzi - ricorda Shaurli - ha portato tensioni, violenze e lutti". "E se Roberti, Ziberna, Fontanini, Ciriani e Dipiazza, dopo aver finito di commemorare la X Mas o celebrare CasaPound, intendono continuare a chiedere questa vergognosa disumanità, noi - puntualizza il segretario - staremo come sempre dall’altra parte. Perché per noi, come ci ha ricordato padre Turoldo, vengono 'prima gli esseri umani'". La responsabile Immigrazione del Pd Fvg Monica Paviotti precisa che "la normativa che riguarda questi centri non viene modificata da 15 anni, per cui nel Cpr ci va la badante senza permesso di soggiorno come l’ex carcerato con profilo di pericolosità sociale. Inoltre non c’è una regolamentazione chiara dei diritti del trattenuto".
"Ieri c’è stato il primo morto ma - aggiunge - in poco più di un mese dall’apertura del CPR di Gradisca si sono registrati tentativi di fuga e casi di autolesionismo. Questo sistema non funziona e - conclude Paviotti - va cambiato".