Modernizzò l’Italia da statista di minoranza

Di Fabio Folisi

Marco Pannella è morto: se ne va il leader radicale, eroe don-chisciottesco di tante battaglie, l’unico che da esponente della minoranza cambiò l’Italia bigotta. Soprattutto con lui si spegne uno degli ultimi e, purtroppo pochi, esempi di coerenza fra gli uomini politici italiani. Si poteva essere d'accordo o meno con lui, si poteva amarlo o odiarlo per le sue posizioni e i suoi metodi di lotta politica pacificamente violenti, ma non si poteva negare la coerenza del suo pensiero politico e delle sue azioni. Lui ha combattuto sempre le sue battaglie, non perché era sicuro di vincerle, ma semplicemente perché meritavano di essere combattute. Un Don Chisciotte dei nostri tempi ma che a differenza dell'eroe romantico di Cervantes, lui non ha combattuto e qualche volta vinto solo contro i mulini a vento, ma contro i pregiudizi che governavano un Italia spesso più avanti, più progressista e moderna, di quanto la politica “normale” pensava.
Basti pensare alle battaglie per l'introduzione del divorzio o a quella per il diritto delle donne di disporre liberamente dell'interruzione di gravidanza. Ci furono poi le tante denunce sulla libertà di stampa, ahimè, visto come siamo messi oggi, non certamente vinte. Insomma un uomo che conosceva i compromessi e per questo non li applicava, soprattutto sui principi basilari del suo credo politico e sociale. Se una critica si poteva fargli, è forse quella, almeno negli ultimi anni, di non aver colto completamente i cambiamenti che stavano serpeggiando nel Paese. Così il terzo millennio lo ha visto spesso protagonista, ma sempre di più in maniera folkloristica e marginalizzata. Ne fosse consapevole o meno, veniva chiamato a comparsate televisive perchè con lui e le sue sparate bizzarre o presunte tali, si aumentava l'audience, lo stesso fenomeno che ha consentito attraverso l'utilizzo di slogan truculenti a Matteo Salvini di far risorgere dalla ceneri il cadavere della Lega Nord. Ma ovviamente la differenza fra i due è abissale, le battaglie di Pannella, anche se spesso propagandate in maniera strana avevano sempre quella linea basilare di amante della libertà e dei diritti umani che facciamo decisamente fatica a trovare nelle parole di Salvini, ma non avevano più purtroppo, per i temi trattati quella forza di trascinamento popolare che invece si sono quagliate nelle parole d’ordine di chi installa paura e odio del diverso. Purtroppo quindi la spinta propulsiva riformatrice di Pannella è stata negli ultimi anni fagocitata dalla spietata legge della comunicazione del terzo millennio, dove perfino la nobiltà motivazionale dei suoi scioperi di fame e sete divennero una “non” notizia. Probabilmente lo stesso Pannella, così magnificamente innovatore nel pensiero, non colse il fatto che siamo ormai in una società “liquida”, de-ideologizzata ma nello stesso tempo assorbita e abbruttita dalla ingordigia di accumulo del denaro. Una società meno abituata alla militanza politica e soprattutto alle battaglie per i diritti civili. Diciamo questo soprattutto per non accodarci pedissequamente alla santificazione collettiva che in queste ore e nei prossimi giorni verrà fatta di lui, secondo il principio che il “caro estinto” è sempre e comunque un piccolo grande eroe. Ed invece lui che era schietto apprezzerebbe le critiche magari non condividendole perchè era un democratico vero, non da operetta come i tanti che troviamo oggi nei palazzi del potere. Pannella diceva di patire il bavaglio, ma mai lo avrebbe imposto ad altri. Per questo vogliamo segnalare alcune crepe nella sua analisi della situazione, soprattutto di quella internazionale. La strana alleanza con Berlusconi ad esempio, ma ancora di più le posizioni sulla azioni militari in Kosovo e Afghanistan che lo videro tra gli interventisti. Questo appannò la sua figura di pacifista, mentre sull’Iraq tornò ad essere un oppositore alla guerra. Tentennamenti e contraddizioni che da un lato lo porteranno ad avere frizioni pesanti con il movimento pacifista, ma dall'altro dimostrano comunque come la sua mente fosse libera e rifiutasse l'applicazione rigidamente ideologica, quasi religiosa, di principi vissuti come dogma intoccabili.