Modifica decreti sicurezza: molto fumo e poco arrosto. I diritti umani piegati al calcolo elettorale

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica, avvenuta  ieri, entra in vigore il Decreto Legge n. 130 del 21 ottobre 2020 ovvero quello delle “disposizioni urgenti in materia di immigrazione” che modificano i famigerati Decreti “Sicurezza” promossi dalla Lega di Matteo Salvini durante lo scorso governo Conte primo.  Naturalmente, trattandosi di un semplice Decreto Legge, occorrerà il vaglio del Parlamento nei prossimi sessanta giorni e considerando che la maggioranza non è così tanto salda e che le questioni sono spesso utilizzata come merce di scambio e trattativa non è detto che tutto vada liscio perchè si tratta dell’attuazione di uno dei punti dell’Accordo elettorale alla base del nuovo governo PD – M5S e come tale con problemi aperti, come il Mes ad esempio i giochi si potrebbero aprire . Ma anche se le modifiche venissero confermate  a ben vedere  non c’è poi tanto da cantar vittoria perchè ad attenta analisi più che modifiche profonde sembra solo maquillage dato che  l’impianto dei decreti leghisti resta e non è stata accolta la cancellazione che da molte parti era richiesta. In realtà infatti  molte questioni principali restano ancora aperte. In sostanza è l'intera politica sull'immigrazione che andrebbe rivista non certo con colpetti di bisturi.  Certo di positivo c’è che si sia soppresso il divieto di iscrizione anagrafica e di rilascio di una carta d’identità ai richiedenti la protezione internazionale. Iscrizione che produce, tra l’altro, il diritto all’accesso al Servizio Sanitario Nazionale e che, in generale, formalizza la presenza di esseri altrimenti invisibili. Altro punto positivo è il ripristino della possibilità, per i Comuni, di « accogliere […] nei limiti dei posti disponibili, anche i richiedenti protezione internazionale ». Procedura che supera i disumani mega-centri di accoglienza. Per il resto l’impianto del nuovo Decreto che modifica la Legge sull’Immigrazione ( la Bossi-Fini ) non è cambiato molto.  A dirlo è ad esempio l'ex grillino Gregorio De Falco che sui social afferma: « Evitiamo di assumere atteggiamenti trionfalistici. […] Per conservare o ritrovare Umanità – scrive  De Falco, bisogna abolire il reato di immigrazione clandestina, perché accogliere comunque non diventa obbligatorio, ma reagire con una sanzione penale alla attitudine umana di spostarsi nel mondo, è un triste segnale ».  Insomma il governo doveva pagare un prezzo all’elettorato di sinistra strizzando però l'occhio a quello di centro-destra. Il risultato è orribile, si sono piegati i diritti umani  ad un mero calcolo elettorale, ma del resto difficile aspettarsi altro da una classe politica dirigente a Roma come nelle Regioni,  in massima parte, non certo all'altezza  delle sfide in campo come anche la vicenda Covid-19 sta tristemente dimostrando.