Molmenti appende… canoa e pagaia al chiodo: l’oro olimpico si ritira

Prima o poi, nello sport, è tempo di “dire basta”. Talvolta è l'età che lo impone, in altre circostanze qualche acciacco fisico. Tant'è, ma è un passaggio obbligato per tutti i grandi atleti: prima o poi bisogna smettere. In uno sport come quello della canoa slalom poi, dove l’età media delle medaglie olimpiche è di 24 anni, non è una sorpresa che un ragazzo classe ’84 decida di appendere... al fatidico chiodo canoa e pagaia per fare altro.

Daniele Molmenti, indimenticato oro olimpico, dice basta. Perché ha deciso di fermarsi?

«Dopo Londra ho provato a raddoppiare i successi ma le tante patologie dello sport d’alto livello mi hanno fatto capire che forse era un sogno troppo grande, anche per uno come me che è riuscito sempre ad andare oltre le aspettative. Un incidente in auto nel 2014 ha limitato fortemente la preparazione olimpica di Rio, e quando la direzione tecnica di allora ha valutato una mia brutta prestazione a causa di problemi fisici per premiare il giovane Giovanni, ho capito che era ora forse di cambiare attività».

Gli Europei 2016 e ultima qualifica olimpica infatti, ha gareggiato con un busto a causa di una ernia “pinzata” la settimana prima. Ma quindi, smette perché fisicamente non regge più?

«I carichi di lavoro per gli atleti di alto livello sono decisamente non salutari e se vuoi vincere quello che ho vinto devi spingere al massimo per tanto tempo. Nelle ultime due stagioni non sono mai riuscito a prendere la forma di Londra e allenarmi così non serve a nessuno».

Dal primo gennaio, il Corpo Forestale cessa di esistere e ora fate parte dell’arma dei carabinieri. Il suo nuovo club è infatti il Centro Sportivo Carabinieri, come ha preso questa novità?
«Ho sempre ammirato l’arma dei carabinieri. Da piccolo quando vedevo la foto di mio bisnonno carabiniere in divisa, ho sempre sognato di indossarne una! Nella forestale avevo trovato un equilibrio ideale perché una volta smessa l’attività sportiva sarei rimasto in natura dove mi piace operare. Questo passaggio tuttavia non cambia le mie aspettative, anzi le migliora! Ovviamente sarà necessario un periodo di assestamento, ma la nostra situazione non cambierà di molto se non nel regolamento militare che a mio avviso, seppur rigido nell’idea comune, permette invece quella disciplina che anche nel campo sportivo è fondamentale. Io ho vinto perché avevo una mia disciplina militare nell’allenarmi e nel vivere d’atleta, ora da carabiniere sarà di certo più facile. Questo passaggio permetterà a tutti gli atleti che vogliono vincere, di farlo con rigore e maggiore professionalità».