Mdp del FVG rispedisce al mittente le “aperture” del Pd regionale, pesa come un macigno la vicenda della fiducia sul Rosatellum

Inutile dire che le ripercussioni della scelta di porre la fiducia sulla legge elettorale sono fortissime ed anche se l’epicentro di questo sisma istituzionale è a Roma, la scossa si è sentita forte anche in in FVG, ne è convinto anche il senatore Carlo Pegorer di Articolo 1 Mdp che risponde a quanto affermato dalla segretaria regionale del Pd FVG Antonella Grim che aveva dichiarato: “Anche se qualcuno continua a cercare pretesti per spaccare il centrosinistra, noi vogliamo un centrosinistra unito e lavoriamo per questo. Lo dobbiamo ai nostri elettori e ai cittadini del FVG, che non vogliamo lasciare nelle mani delle destre e dei populisti”. “Respingiamo le prove muscolari: noi continuiamo a rispondere con la forza delle proposte e del programma, perché è su quello che vogliamo confrontarci, con tutte le forze politiche aperte a questo percorso. Anche perché le dinamiche politiche nazionali non devono essere sovrapposte a quelle regionali, e non devono oscurare il lavoro fatto insieme in Regione”.

Non è  proprio dello stesso avviso il senatore di Mdp  Pegorer che chiosa: “L’idea secondo cui il grave strappo politico compiuto dal Pd, imponendo a colpi di fiducia la nuova legge elettorale, impedendo una serena discussione in Parlamento, non avrebbe nessun riflesso nella nostra regione non sta in piedi”. “Ciò che è avvenuto, prosegue l’esponente di Mdp, è estremamente grave e segna un solco profondo tra chi immagina che le regole siano patrimonio di tutti e chi pensa di comandare a colpi di maggioranza, uno stile confermato dallo stesso segretario del Pd che immagina una “coalizione” dove programma e leader siano già decisi da lui. Ben sapendo che con questo sistema si prepara ad andare al governo con la destra”.  “Così non va a Roma come in Friuli Venezia Giulia, prosegue Pegorer o la coalizione si costruisce con il contributo di tutti, con scelte collettive su un programma di discontinuità e un candidato presidente che lo interpreti, o non potrà nascere”. “Si tratta di chiarire da subito – conclude Pegorer – che sul modo di intendere la democrazia e le regole il Friuli Venezia Giulia non è un mondo a parte ma sta subendo, al pari del resto d’Italia, una inaccettabile forzatura”.

Insomma anche se la storia insegna che in politica mai dire mai, allo stato,  il solco che si è creato alla sinistra del Pd sembra davvero incolmabile e non soltanto a livello nazionale, mai come oggi infatti l’appellarsi alle specialità territoriali rischia di non avere effetti, perché, forse,  c’è la consapevolezza che gli elettori chiedono chiarezza e non capirebbero eccessive alchimie verticistiche con differenze sostanziali fra quanto si dice e fa a livello nazionale e quanto poi si pratica nella periferia.

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