Nella manovra previsto un taglio ai fondi Onu, Salvini imita Trump e mantiene la promessa ritorsiva dopo le critiche internazionali sul tema migranti

In questi giorni come era prevedibile si stanno analizzando tutre le pieghe della manovra di “stabilità” del Governo Giallo-Verde che per molti aspetti, come dimostrano le vicende parlamentari è per molti aspetti ancora misteriosa perchè al di là degli annunci roboanti il diavolo, come è noto, si annida nei particolari e questi sono praticamnete sconosciuti perfino ad onorevoli e sanatori, immaginarsi al cittadino comune. Di certo però vi sono una seie di “promesse e minacce” che sono state inserite e che fanno seguito all’istinto vendicativo che pare pervadere parecchie scelte soprattutto, ma non solo, da parte leghista. Così se da un lato i grillini cercano di bastonare stampa e giornalisti con le scelte sull’editorie e le minacce di abolizione dell’ordine dei giornalisti, dall’altra Matteo Salvini vuole concretizzare alcune delle sue vendette sul tema migranti e diritti umani. Non parliamo solo del caso Riace e dell’annullamneto dei sistemi di accoglienza ma addirittura del taglio ai fondi Onu. Agli ossevatori più atrnti non sarà sfuggito che a settembre scorso, Matteo Salvini aveva risposto alla “tirata d’orecchie” dell’Alto Commissario per i Diritti Umani Michelle Bachelet sull’aumento dei casi di razzismo in Italia ventilando una ridiscussione del contributo italiano al bilancio delle Nazioni Unite. A quell’epoca, il ministro degli Esteri Enzo Moavero aveva cercato di calmare le acque ma ora la sforbiciata è arrivata per davvero. “All’Onu l’Italia dà più di 100 milioni all’anno di contributi e ragioneremo con gli alleati sull’utilità di continuare a dare questi 100 milioni”, aveva tuonato Salvini, seguendo l’esempio, giunto da oltreoceano, di Donald Trump. Così nella manovra, votata “alla cieca” dal Senato sabato notte e che è in corso di pprovazione alla Camera si prevede anche, all’articolo 57 comma 15, un taglio del contributo dell’Italia all’ONU, ridotto di 35,3 milioni nel 2019 e di 32,3 milioni a decorrere dal 2020. La tesi governativa non è ovviamente che si tratti di una ritorsione alle dichiarazioni di Bachelet ( che per altro ha successivamente bocciato sonoramente il “decreto sicurezza” tanto caro a Salvini) ma che sia una necessità di limitare le spese. Insomma sarebbe un pezzo di quell’affannoso e maldestro tentativo di recuperare risorse per finanziare le ambiziose promesse elettorali contenute nel contratto di Governo. Comunque sia il risultato non cambia: la sforbiciata riguarderà il fondo relativo ai “Contributi ad organismi internazionali”, sotto il cui cappello confluiscono le risorse per i contributi all’ONU, ma anche ad altre organizzazioni, quali l’Osce e il Consiglio d’Europa. Sarà un crediamo imbarazzato ministro degli Esteri Enzo Moavero ad aver il compito di provvedere “agli adempimenti necessari, anche sul piano internazionale, per rinegoziare i termini degli accordi internazionale concernente la determinazione dei contributi alle organizzazioni internazionali di cui l’Italia è parte.
Nella relazione inviata alla Camera a metà novembre, si specificava che i contributi alle Nazioni Unite degli Stati membri si articolano in tre parti: un primo bilancio finalizzato a coprire le spese per il personale e il funzionamento dei principali organi dell’ONU, finanziato tramite contributi obbligatori che vengono stabiliti dall’Assemblea Generale; un secondo, che riguarda le missioni di pace nel mondo, e un terzo, per i tribunali istituti dal Consiglio di Sicurezza, quali il Tribunale penale internazionale per il Ruanda, il Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia e un meccanismo residuale a supporto dei due tribunali citati. Il taglio previsto da Roma dovrebbe riguardare il primo bilancio, nell’ambito del quale l’ammontare del contributo di ogni Paese è stabilito, ogni tre anni, da un apposito organismo tecnico, il Committee on Contributions. Quest’ultimo ha affidato all’Italia (ottava sui 12 principali contributori del bilancio ordinario dell’organizzazione) un onere di contribuzione, per il 2016-2018, del 3,7%, a fronte di un 4,4% del triennio precedente. L’Italia si trova anche nella lista dei 10 maggiori contributori alle missioni di pace, con un contributo di 273,9 milioni di dollari per il 2016-2017, di 255 milioni di dollari per il 2017-2018 e di 250,7 milioni di dollari per il 2018-2019.
Nella relazione, si puntualizza anche che non si tratta della prima sforbiciata dell’Italia ai fondi concessi all’ONU, almeno in anni recenti: perché già nella legge di stabilità 2015, presidente del Consiglio Matteo Renzi, si prevedeva una riduzione dei contributi del nostro Paese a organismi internazionali, “con una correlata rinegoziazione dei termini di accordi internazionali riguardanti la quantificazione di contributi volontari ed obbligatori versati dall’Italia”. Tra questi tagli, ammontanti a un totale di 25,2 milioni di euro per il 2015 ed a 8,4 milioni di euro a decorrere dal 2016, “figurava anche l’autorizzazione di spesa riguardante il contributo all’ONU, ridotto per il 2015 di 20 milioni di euro”. Insomma il governo del cambiamento, anche in questo caso, naviga nel solco già tracciato da chi lo ha preceduto, sicuramente nelle cose negative, ovviamente.

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