Nicaragua investito dall’uragano Eta, situazione drammatica, colpite oltre 1.200.000 di persone

Il mondo dell'informazione globale è completamente assorbito da Covid ed elezioni presidenziali Usa, ma in realtà i problemi e i drammi non si sono di certo fermati con l'aggravante che neppure se ne parla o almeno non certo con l'attenzione che sarebbe necessaria. E' il caso dell’uragano ETA, ennesimo mostro tropicale generato nei giorni scorsi dall'Oceano Atlantico, il ventottesimo per l’esattezza, che ha letteralmente travolto il Nicaragua, lasciando dietro di sé una scia di morte e distruzione. In particolare nella giornata di martedì 3 novembre, dopo essersi velocemente rafforzato, raggiungendo la  categoria 5 (la massima), l'uragano Eta si è abbattuto sul Nicaragua con venti medi di 230 km/h (ma con raffiche che hanno addirittura toccato e superato i 300 km/h) e con piogge torrenziali. Come spesso accadde appena il ciclone ha toccato terra si è indebolito, scendendo a categoria 4, ma rimanendo un mostro devastante spazzando via i tetti di lamiera di diverse case, in un'area popolata, in cui vivono circa 100 mila persone, per lo più indigene e che ora si ritrovano senza alcun riparo. Ma le piogge e i forti venti hanno provocato anche notevoli distruzioni, provocate soprattutto da inondazioni improvvise ed enormi mareggiate, con onde alte fino a 4/5 metri a ridosso dei litorali che si affacciano sul Mar dei Caraibi.
In queste ultime ore Eta ha perso fortunatamente energia, declassandosi a categoria 2 e secondo il National Hurricane Center nelle prossime ore dovrebbe ulteriormente indebolirsi, fino a raggiungere lo status di tempesta tropicale.

Secondo dati Unicef l'impatto potenziale è stato  su 1.227.000 persone, tra cui quasi 500.000 bambini. L'Unicef e i suoi partner in Nicaragua stanno distribuendo  rifornimenti di emergenza e sviluppato un piano di risposta comune per affrontare le esigenze dei bambini e delle famiglie, tra cui 10.000 persone evacuate da Cayos Miskitos e da altre aree a rischio sulla costa settentrionale. In particolare  l'Unicef ha preposizionato 3.000 kit igienici per famiglie, 3.000 serbatoi d'acqua, scatole di pastiglie per la disinfezione dell'acqua per trattare circa 3.400 m3 di acqua e 50 kit per l’analisi del cloro per monitorare la qualità dell’acqua, in grado di effettuare 12.000 test. Queste forniture, in grado di soddisfare le esigenze di 15.000 persone, tra cui 6.000 bambini, sono in attesa di essere consegnate al Ministero della Salute e al Sistema Nazionale per la Prevenzione, la Mitigazione e l'Attenzione alle Calamità (Sinapred) ma non saranno di certo sufficienti per soddisfare le necessità dell'emergenza, Il problema è che con il Covid che imperversa nel mondo gli aiuti dall'estero rischanino di esere minimi se non del tutto assenti .