Niente onorificenza teutonica per gli “eroi” di Sesto San Giovanni. Sono in odore di neofascismo e razzismo

Il detto non è tutto oro quello che luccica si presta benissimo a commentare quanto è emerso in relazione ai due poliziotti protagonisti del conflitto a fuoco che ha portato alla morte del terrorista autore dell'attentato di Berlino. Infatti dopo le lodi e l’inevitabile polemica per la diffusione dei nomi da parte del Viminale, era scoppiato anche il caso dei profili social dei due poliziotti. Profili presto oscurati ufficialmente per tutelarli, ma più probabilmente per evitare l'imbarazzo al Viminale di dover ammettere che l'immagine pubblica dei due poliziotti era ricca di tratti decisamente discutibili che poco si conciliavano con il ruolo di appartenenti alle forze dell'ordine. Così il friulano Christian Movio dipinto anche dalla stampa locale come una sorta di eroe senza macchia, in realtà condivideva su Facebook post di siti razzisti, mentre Luca Scatà pubblicava su Instagram foto e giudizi osannanti a Benito Mussolini, a Valerio Borghese e selfie col saluto romano a mano tesa.

La questione in realtà era già stata resa nota da alcuni giornali a livello nazionale alla fine di dicembre scorso, ma non con il clamore che ci si poteva attendere, del resto era Natale e si voleva evitare che chi, a livello politico, si era appuntato sul petto le medaglie, vedesse rovinata la festa “solo” per aver scoperto che i due giovani poliziotti non erano proprio specchiati come li si voleva dipingere e soprattutto come vuole l'idea mediatica dell'eroe. Così ci si è bevuti anche la favoletta che il trasferimento dei due, per decisione del ministero dell’Interno fosse stata presa  davvero come «riconoscimento per un’azione straordinaria» che a scopo premiale ha voluto «favorire le legittime aspirazioni dei due poliziotti» e non per nasconderli agli eventuali approfondimenti che  qualche giornalista curioso poteva pensare di fare incontrandoli.  Anche localmente, in Friuli, dopo che l'ubriacatura data dalla friulanità di uno dei due eroi, aveva placato la sete di provincialismo atavico, la notizia delle tendenze non proprio democratiche del rampollo in divisa, era stata tenuta, diciamo nelle pieghe.... con buona pace di tutti.  Si era evitato così l'imbarazzo a taluna stampa, che aveva parlato del giovane agente con titoli come “A casa in Friuli, il Natale dell’agente-eroe” o alla politica, unanime nella voglia di accostarsi a cotanto spirito vittorioso. Quasi tutti infatti erano saltati sul carro dell'eroe, a partire dalla Governatrice Serracchiani che per non voler essere seconda a nessuno, aveva telefonato alla madre di Movio per dimostrare tutto l'orgoglio verso le “nostre forze dell’ordine” con un «Grazie all’agente friulano e complimenti per il suo coraggio» dimenticando che sempre della vita di un uomo strappata si stava parlando, anche se questo meritava di certo la galera a vita, nessuno dovrebbe gioire per avergliela tolta.  Oggi che la vicenda torna prepotentemente sulle pagine dei giornali come un boomerang, saranno in molti a rimpiangere di non esser stati zitti, facendo tesoro, anziché ululare alla luna dell'Olimpo degli eroi, delle parole del Questore di Milano Antonio De Iesu.

Lui, che dalla sua esperienza di poliziotto in un territorio difficile come Napoli, ha fatto tesoro, sapeva che non è tutto oro ciò che luccica, tanto che aveva pronunciato a caldo in conferenza stampa parole equilibrate, evitando perfino accuratamente di citare i nomi dei due agenti: “non sono eroi, aveva detto, ma buoni poliziotti che senza retorica alle 3 di notte stavano espletando il loro lavoro”. E tanto sarebbe bastato dire, perchè i vertici della polizia operativa conoscono il livello culturale medio degli uomini arruolati e sanno anche che i corsi di istruzione e addestramento non sono scuola che spiega che quando si indossa una divisa si hanno anche delle responsabilità che riguardano la propria vita privata e che certe ideologie vanno lasciate fuori dalla porta, se non fuori dalla testa. Una lacuna grave per l'istituzione polizia, lacuna che però in passato, come storia insegna, è stata utile nell'avere soggetti fedeli a certi ideali da scatenare magari nelle piazze. Ma cosa rende oggi nuovamente d'attualità la vicenda tanto che non si potrà far finta di nulla neppure in Friuli? Semplice, il declassamento degli «eroi» di Sesto San Giovanni è partito dalle autorità tedesche. Sabato scorso infatti il quotidiano Bild aveva rivelato che il governo tedesco stava considerando l’idea di dare una medaglia a Christian Movio e a Luca Scatà. Ma l'entusiasmo è durato una manciata di ore dato che lo stesso giornale tedesco ripreso dal Corriere della Sera, ha poi annunciato che, secondo fonti autorevoli di governo, l’onorificenza è fuori questione. Il motivo? Esattamente quello che frettolosamente era stato messo sotto il tappeto dall'italica ipocrisia. Sui profili di Facebook e di Instagram,  oscurati dal Viminale, i due poliziotti avevano effettivamente pubblicato fotografie e commenti di chiara ispirazione di estrema destra, qualcosa su cui nessun governo tedesco può passare sopra, dato che Movio e Scatà non sono cittadini qualsiasi, ma vestono una divisa. Per i tedeschi infatti, che il dramma del nazifascismo e la loro storia del secolo scorso hanno preso sul serio, è inaccettabile che membri delle forze dell'ordine si dichiarino simpatizzanti e nostalgici. Questo anche se le opinioni politiche in democrazia sono un fatto personale,  non sono tali, dicono i tedeschi,  se rese pubbliche sui social network da membri delle forze di sicurezza.

Ovviamente questo principio dovrebbe valere anche per le istituzioni italiane dato che uomini che hanno quelle opinioni rischiano di non essere equilibrati quando svolgono determinati servizi, come ad esempio quelli che riguardano gli immigrati, ma si sa, in Italia certe questioni si preferisce minimizzarle, del resto è impensabile che il classico “so' ragazzi” possa essere pronunciato a Berlino, è   un primato tutto italico di cui faremmo volentieri a meno.

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