Niente tolleranza con gli intolleranti, ma dialogo con i cittadini e le loro paure, perché non tutti sono “nazisti dell’Illinois”
E poi si dice che l’istigazione alla violenza viene da sinistra…. Sarebbe facile sostenere il contrario sentendo le parole pronunciate nel “comizietto” di tal Eddi Speranza nel corso della manifestazione per la sicurezza da lui stesso promossa a Udine. Ma vista la caratura del personaggio è stato certamente un errore, almeno inizialmente, prenderlo sul serio dandogli la visibilità che difficilmente avrebbe avuto. Oggi, a valutare se nelle parole di istigazione alla violenza (l’apologia delle “lame” come strumento di “difesa”) ci sono profili di natura penale, saranno, almeno è sperabile, le autorità giudiziarie, ma in ogni caso sarebbe ulteriore errore grossolano, equiparare ogni persona presente in quella piazza ai “nazisti dell’Illinois”, tanto per citare la celebre frase del film The Blues Brothers. Un errore perché, bisogna dirlo senza reticenze, anche nel capoluogo friulano esiste un problema di percezione di insicurezza, fattore certamente alimentato da comportamenti di sparuti gruppi di bulli, amplificati però da becera propaganda. Tutto si palesa non solo in quelle persone presenti al sit-in, che ribadiamo sarebbe sbagliato bollare tutte come aspiranti “nazisti dell’Illinois”, ma anche in un sentire comune fra molte persone che vivono, a torto o ragione, il disagio di alcune presenze in città, in realtà più ingombranti che pericolose, ma le cui “gesta” trovano eco esagerato in certa stampa e nella fogna di certi blog e social. Organi di comunicazione che si dicono indipendenti, ma che invece sono sepolcri imbiancati. Bisogna però dire, con altrettanta schiettezza, che non dare risposte precise alle paure rischia di alimentare i demoni che da sempre accompagnano, assieme all’immancabile vittimismo, le politiche delle destre, le cui ricette securitarie hanno dimostrato tutta la loro inefficacia a risolvere i problemi, a Udine come nel resto della “nazione”. Ma oggi, nelle parole pronunciate e nella campagna di odio presente sui social, si è superato davvero il limite, ed il rischio che persone in buona fede finiscano per ingrossare certe fila mefistofiche è concreto. Negare i problemi da parte della sinistra sarebbe quindi errore grave, come grave errore è stato pensare di “regolare” le cose con ricette più affini alla destra, come a Udine la campagna sulla “sicurezza partecipata” orchestrata certamente in buona fede, ma che ci sarebbe aspettati essere promossa dalle ombre nere e non certo da una giunta progressista. Andava valutato che dalla sicurezza partecipata alle “ronde” il passo rischia di essere ideologicamente breve. Giusto invece rimbrottare le azioni e le parole di certi personaggi in cerca d’autore (o magari di qualche seggio alle prossime elezioni) ma limitarsi alla denuncia dell’ovvio e di chi incita alla violenza non basta. Non basta additare certi cattivi predicatori che vanno isolati nell’indifferenza della loro nullità, serve invece operare un confronto sui temi direttamente con i cittadini impauriti. Nessuno spazio per gli intolleranti, ma porte aperte al confronto con chi evidenzia i problemi senza seminare odio. Certo è faticoso, come può essere faticosa la democrazia, ma da questo si vede la capacità di buon governo sia esso di una città, di una Regione o di un Paese. Del resto che gli intolleranti siano un pericolo reale lo aveva ben stigmatizzato già nel 1945 il filosofo Karl Popper con il suo celebre paradosso della tolleranza: “Se estendiamo un’illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi” diceva Popper al quale aveva fatto più recentemente eco il filosofo e scrittore ungherese Miklós Cseszneky affermando: “La tolleranza senza dialogo è un eufemismo per l’indifferenza”. Insomma c’è di che meditare… non dimenticando però di quanto diceva Socrate prima di tutti nel quarto secolo a.C. : “C’è un limite oltre il quale la sopportazione cessa di essere una virtù.”
Fabio Folisi




