Non c’è più tempo
L’interesse dei cittadini per la questione sicurezza mostra un’attenzione in costante aumento, certamente
dovuta a tutta una serie di fatti specifici, eventi di cronaca. Tuttavia, la preoccupazione prima indica un
incremento di natura strutturale, legato più a un clima generale che ai fatti di cronaca. La sicurezza non è
un concetto unico, si divide in numerosi ambiti specifici: dalle condizioni economiche alla vita quotidiana; dalla sanità alle emergenze mondiali come il Covit; al sociale, al pubblico, all’alimentare; sui posti di lavoro, alla sicurezza locale, nazionale, mondiale con oltre 50 guerre in atto e diseguaglianze spaventose, e migrazioni di milioni di persone. Non ci sono più i punti di riferimento, il mondo volta pagina. Tempo di voltarla anche noi. Negli ultimi mesi la sicurezza è tornata al centro del dibattito politico nazionale come sfida, risposte e silenzi che sono dei manifesti politici legati alla paura, all’esclusione. Monfalcone ne è un esempio, diventata una città dove il tempo è scandito dal sole, al suo calare, la città si svuota, la gente si chiude in casa, vigono divieti, cancellate, manca solo il ponte levatoio. Come è stato possibile che una città di mare, aperta, ospitale, visionaria, dove la libertà era l’aria che respirava, sia ridotta cosi buia. Va spezzata la narrazione delle paure che si impone sulla realtà, con il governo dei processi che sono percepiti e veri. Parlo della sicurezza, quella sui posti di lavoro, dove, negli ultimi anni c’è stata la ritirata, in un silenzio complice. Li bisogna tornare, sporcarsi le mani per ripartire. Monfalcone ha una storia industriale, dove, il lavoro è stato pesante, pericoloso, nocivo che ha violentato le carni delle persone, una storia di tantissimi infortuni e morti maledette fino al periodo degli anni 80. Poi cambiati i sistemi di produzione, e i prodotti, pur rimanendo un lavoro pesante, pericoloso, nocivo, gli ammalati e gli omicidi sono in maggioranza per l’esposizione ai materiali pericolosi come l’amianto. A 34 anni della legge che vieta l’utilizzo del materiale, i dati che riguardano l’Isontino e Bassa Friulana continuano con un trend impietoso: ogni anno, degli ultimi 6, sono stati visitati 637 pazienti; un morto ogni 8 giorni, costanti; nel 2025 sono state accertate 167 patologie; a gennaio 2026 un ammalato ogni 4 giorni. Torno indietro di alcune decine di anni per parlare dell’oggi: questa era una fabbrica dove le lamiere diventavano navi, il prodotto costruito con le mani, con un numero di lavoratori molto alto, che vivevano a contatto, dove la saldatura era centrale. Saldatori, carpentieri, fabbro nave, tubisti, ecc. tutti ne respiravano. Oggi, viene riconosciuto che l’inalazione dei fumi e delle polveri provenienti dalla saldatura sono stati classificati come cancerogeni, con ritardi di decine di anni. Come mai si sono tenuti nascosti i dati? E stata una scelta criminale rubare pezzi di vita. Davanti a questi lavoratori, legati ad un rapporto per tutta la vita con la fabbrica con i fumi e le fibre respirate, siamo tenuti a non dimenticarli, per rispetto, e perché non si ripeta mai più che le analisi vengano fatte a consultivo. La decisione di non convocare il Tavolo permanente amianto, formato da tutte le associazioni di interesse, da oltre 6 anni, è un fatto politico grave, autoritario, prepotente, un’aggressione per oscurare questa sicurezza delle persone, spina dorsale della città. Serve una svolta culturale, le parole sicurezza e tempo, molte volte distorte e strumentalizzate, vanno smontate, pulite, rimontate, rilanciate. L’industria locale ha voltato pagina, prodotto, sistema produttivo, organizzativo, fatti investimenti, tecnologie. E tempo di voltarla, dire quel che siamo e potremo diventare. Molte sono le normative, a livello europeo, che i vari Stati poi applicano, per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro. Molte sono le conoscenze, studi, limiti, emergenze, che ci indicano i campi su cui intervenire. Sottolineo l’indagine condotta dall’Agenzia Europea per la sicurezza e la salute sul lavoro sul pericolo dell’esposizioni ai materiali. Questi pericoli sono certificati dai numeri, dati 2025 pubblicati dall’Inail sugli infortuni e morti sul lavoro, rimasti costanti, in mancanza di una messa in discussione del sistema produttivo. Mentre aumentano in modo esponenziale le malattie professionali. Le conoscenze Europee, Nazionali, la Convenzione Fincantieri-Università La Sapienza di Roma ci dicono che la materia è aperta, da scrivere. Non siamo più nel campo dell’imprevisto, del caso, dell’infortunio, siamo in campo aperto con scontri micidiali su interessi, costi, investimenti, su quanti saranno gli “omicidi” previsti, su quanto è il valore della persona e quella dei soldi. Il lavoro torni il “soggetto” e i lavoratori, persone umane a “soggetti protagonisti” per voltare, per costruire la città futura. Venga acceso un faro su questa sicurezza, centrale per la salute pubblica, per le nuove generazioni. Come cittadino, esposto amianto, chiedo al signor Sindaco un atto di responsabilità: la convocazione del Tavolo permanente amianto, come primo atto di difesa. Basta con i silenzi, non c’è più tempo.
Luigino Francovig




