Non un semplice controllo ma sequestro preventivo per la Iuventa la nave della Ong tedesca dirottata a Lampedusa

Dunque non un semplice controllo in mare quello sulla nave Iuventa, conseguenza del giro di vite disposto dal Viminale per le navi umanitarie che non hanno firmato il nuovo codice di comportamento, ma una svolta nell'ambito dell'inchiesta condotta nel più assoluto riserbo dai pm Ambrogio Cartosio e Andrea Tarondo che dall'ottobre 2016 indagano su presunti rapporti tra i componenti dell'equipaggio di una nave umanitaria e alcuni presunti scafisti. Ovviamente, a pensar male, i tempi dell'operazione coincidenti con la mancata firma del “protocollo” da parte della Ong in questione, come di tante altre del resto, lascia sospettare che il fermo della nave sia stato “telefonato” o quantomeno programmato al momento giusto. Non prima della mancata firma, ma immediatamente dopo, così da dare un segnale che solo uno sprovveduto non può cogliere. Comunque è stato il Gip del tribunale di Trapani ha disporre il sequestro preventivo della motonave "Iuventa" battente bandiera olandese anche se non è ancora chiaro quando l'atto sia effettivamente stato firmato, cioè se si sia atteso qualche giorno proprio per dare il segnale generale che l'Italia ha cambiato atteggiamento. Il fermo della nave era stato infatti richiesto dalla Procura di Trapani pare da molti giorni. L'imbarcazione era stata bloccata stamani al porto di Lampedusa dopo essere stata intercettata in mare aperto ed “invitata” ad attraccare a Lampedusa per “controlli”. Poi l'azione giudiziaria sotto la sorveglianza del Servizio centrale operativo della Direzione centrale anticrimine della Polizia con l'ausilio della Squadra Mobile di Trapani. Il fermo amministrativo era stato disposto dal procuratore aggiunto Ambrogio Cartosio e dal sostituto procuratore Andrea Tarondo che da mesi indagano sui rapporti tra le Ong che operano nel Mediterraneo e alcuni presunti scafisti. I due lo scorso 10 maggio sono stati ascoltati dalla Commissione Difesa del Senato dopo le dichiarazioni diffuse dal procuratore di Catania Carmelo Zuccaro. I controlli sono stati eseguiti da alcuni agenti e dal tenente di vascello Paolo Monaco, comandante della capitaneria di porto di Lampedusa, che ha effettuato un accertamento dei documenti dell'equipaggio e della nave stessa. L'accusa è di "favoreggiamento dell'immigrazione clandestina" e l'episodio da cui è scaturita l'indagine, secondo fonti investigative, si riferisce a un intervento di soccorso della "Iuventa" eseguito il 3 novembre scorso con trasbordo sulla nave Phoenix del Moas che sbarcò a Trapani 457 migranti e 8 salme. Occorrerà seguire l'iter giudiziario ma è evidente che il nuovo corso delle operazioni di salvataggio rischiano di creare problemi più di quanti ne vorrebbero risolvere.  Se l'intento è quello di disincentivare gli scafisti nel mettere in mano i loro gommoni perchè il recuperò più lontano dalle cose libiche è più rischioso per i "passeggeri" diventa non tiene conto del fatto che ai trafficanti di uomini di quella merce umana nulla importa, i soldi li hanno già incassati, il gomme è a "perdere come lo sono la miriade di povera gente che imbarcano. Pensare che gli scafisti si facciano degli scrupoli è colpevolmente ingenuo. A meno che anche a Roma non si sia fatta strada la cinica tesi ben espressa nel detto popolare "cuore che non vede cuore che non duole". Che anneghino pure donne e bambini, l'importante che avvenga nelle acque territoriali libiche e lontano dalla italica vista, esattamente come un tempo avveniva nei campi di concentramento finanziati dall'amico Berlusconi  a Gheddafi, in quel tempo era lui a fare il lavoro sporco, oggi ci penserà direttamente il mare e gratis per di più.