Nuova strage di migranti, 400 dispersi in mare nostrum

Archiviata dai media la visita del Papa nell'isola di Lesbo, la questione profughi torna alla ribalta nella maniera peggiore. Più di 400 migranti, per la maggior parte somali, sono dispersi - e sarebbero in realtà annegati - nel Mar Mediterraneo mentre cercavano di raggiungere le coste meridionali dell'Europa.
Insomma un ennesima strage nel Mediterraneo con centinaia di morti per la maggior parte somali ed eritrei che sarebbero annegati mentre cercavano di raggiungere le coste meridionali dell’Europa presumibilmente proprio il nostro Paese. La notizia è stata diffusa da Bbc Arabic, citando fonti egiziane secondo cui i migranti erano a bordo di quattro imbarcazioni.
Notizia indirettamente confermata dal corrispondente della Bbc in Kenya ha fatto sapere di aver parlato con i parenti di tre giovani somali della stessa famiglia che sarebbero tra i migranti annegati. Anche l’ambasciatore somalo in Egitto ha confermato l’incidente, affermando che l’ambasciata sta valutando la posizione da adottare rispetto all’accaduto. I media somali riferiscono che i mezzi di soccorso sono stati finora in grado di mettere in salvo solo una trentina di persone. Anche Kenneth Roth, direttore esecutivo di Human Rights Watch, ha confermato la notizia: Sei cadaveri sono stati recuperati invece ieri sera su un gommone carico di migranti diretto verso l’Italia, che si trovava nel Canale di Sicilia, a circa 20 miglia dalle coste libiche. Nel corso dell’operazione, coordinata dalla centrale operativa di Roma della Guardia Costiera, sono state salvate 108 persone, tra le quali cinque donne ma che è difficile dire se facevano o meno parte della flottiglia naufragata. Ironia della sorte mentre si cercano degli improbabili dispersi inizia in queste ore il recupero del barcone affondato nell'aprile dello scorso anno con centinaia di corpi. Allora si disse che erano 700, 800, forse 1000. Tutti finiti in fondo al Mare Nostrum. La commozione fu tanta e condivisa, almeno come l'ipocrisia che si è portata dietro. Il premier Matteo Renzi promise che l’Italia avrebbe «onorato» quelle morti almeno recuperando i corpi senza vita finiti in fondo al mare, prigionieri dei flutti e probabilmente chiusi a chiave dagli scafisti nella stiva del malandato barcone che li trasportava. Il recupero del peschereccio eritreo naufragato nel canale di Sicilia con a bordo un numero imprecisato di migranti non è cosa facile. L'operazione presenta difficoltà notevoli essendo a oltre 370 metri di profondità. E' la Marina militare, che coordina le operazioni della società di recuperi incaricata. A bordo del relitto, secondo i calcoli volumetrici della Marina, potrebbero esserci oltre 400 corpi, ma il dato non tiene conto della crudeltà degli scafisti e si temono sorprese, visto che i trafficanti di esseri umani non considerano i migranti dei passeggeri e tendono a stiparli al massimo come fossero sardine. L'operazione dovrebbe essere conclusa in pochi giorni, dipende dalle condizioni meteo. Il barcone che si cercherà di recuperare intatto arriverà nella base Nato di Augusta, dove inizieranno le operazioni di riconoscimento, con quattro squadre di medici legali che avranno l'ingrato e difficilissimo compito di dare un nome ai poveri resti.