Nuove misure anticovid: la politica italiana partorisce un topolino e il virus gode

Prima di analizzare i vari provvedimenti decisi dal governo e annunciati dal presidente Giuseppe Conte bisogna dire che in questa occasione le misure appaiono deboli e vaghe, frutto di un clima politico deteriorato, di una maggioranza litigiosa  e di una opposizione incapace di andare oltre la più sterile critica. Sarebbe una stagione divertente da descrivere  non fosse per il fatto che il maledetto virus rischia di aveere il sopravvento, perchè lui, il covid, non ha opposizione ed agisce nella sua primordiale missione, quella di replicarsi a tutti i costi.

Con questo  Dpcm, in sostanza il governo decide di non decidere o quasi,  interviene in maniera balbettante  nei luoghi della movida per fermare l’impennata di contagi da Covid-19 ma lo fa con quello che qualcuno, che fino a ieri gridava al eccessivo centralismo, in maniera "federalista" scaricando la patata ai sindaci e per questo ne vedremo delle belle. Il governo affida ai primi cittadini  il potere di chiudere strade e piazze dalle 21 e interviene sugli orari dei bar per far rispettare il divieto di assembramento. Ovviamente vedremo uno spezzatino comportamentale, vedremo insomma comuni "aperti" e comuni chiusi sulla base di interventi particolari.

Stretta alla movida
«I sindaci dispongono la chiusura al pubblico, dopo le 21, di vie o piazze nei centri urbani, dove si possono creare situazioni di assembramento, fatta salva la possibilità di accesso e deflusso agli esercizi commerciali legittimamente aperti e alle abitazioni private». Rimane il divieto per le persone di sostare davanti ai locali pubblici. Sarà «il prefetto territorialmente competente ad assicurare l’esecuzione delle misure avvalendosi delle Forze di polizia e delle Forze armate, sentiti i competenti comandi territoriali, dandone comunicazione al Presidente della Regione e della Provincia autonoma interessata». Rimangono le multe da 400 a 1.000 euro per chi non rispetta i divieti. Per i locali pubblici saranno intensificati i controlli con il rischio chiusura se non vengono seguiti i protocolli.

Restano tutti i divieti e gli obblighi introdotti con il Dpcm firmato martedì scorso, dunque la mascherina da indossare sempre sia all’aperto, sia al chiuso a meno che non si stia in zone isolate.

Bar e ristoranti
«Le attività dei servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie e pasticcerie) sono consentite dalle ore 5 sino alle ore 24 con consumo al tavolo, e con un massimo di sei persone per tavolo, e sino alle ore 18 in assenza di consumo al tavolo». «Gli esercenti — prosegue ancora il Dpcm — sono obbligati a esporre all’ingresso del locale un cartello che riporti il numero massimo di persone ammesse contemporaneamente nel locale medesimo, sulla base dei protocolli e delle linee guida vigenti». «Resta sempre consentita la ristorazione con consegna a domicilio sia per l’attività di confezionamento che di trasporto, nonché, fino alle ore 24 la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze. Continuano a essere consentite le attività delle mense e del catering».

In sostanza il governo cede alle richieste delle Regioni che avevano sollecitato di lasciare aperti i ristoranti, mentre ai titolari di palestre e piscine viene concesso una sorta di ultimatum di una settimana: dovranno adeguare gli impianti ai protocolli del Comitato tecnico scientifico, oppure verrà imposta la chiusura generalizzata. Insomma fossi così sarebbe il "per colpa di qualcuno non si fa credito a nessuno", una maniera furbetta per appianare gli scontri interni ai dicasteri o quantomeno per prendere tempo, peccato che il virus se ne frega e non accetta logiche di moratorie.

Sport
Limitati gli sport da contatto che potranno essere svolti solo «a livello individuale», dunque con allenamenti distanziati.
Sugli orari di ingresso dei liceali a scuola dovrà essere previsto uno scaglionamento e anche una rotazione per la didattica a distanza. Gli studenti delle altre classi potranno invece seguire le lezioni in presenza.
Proseguono le attività del mondo dello spettacolo, mentre le sale giochi dovranno chiudere alle 21.
Nulla cambia per il trasporto pubblico, con la capienza confermata all’80% anche se non è escluso che, se con il trascorrere dei giorni la curva epidemiologica continuerà a salire, ci potranno essere nuovi e più incisivi interventi.

Sagre e sale bingo
«Le attività di sale giochi, sale scommesse e sale bingo sono consentite dalle 8 alle 21».  Un provvedimeto demenziale dato che come chi è entrato una volta in quegli ambienti sa bene che sia giorno o notte in quelle sale la situazione è la stessa, sono certamente fonte di assembramento, quindi o vi sono dei protocolli validi  che annullano i rischi e allora funzionano sempre o non vi sono e allora andrebbero chiusi.

«Sono vietate le sagre e le fiere di comunità. Restano consentite le manifestazioni fieristiche di carattere nazionale e internazionale ed i congressi, previa adozione di Protocolli validati dal Comitato tecnico scientifico e secondo misure organizzative adeguate alle dimensioni ed alle caratteristiche dei luoghi e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza interpersonale di almeno un metro».

«Sono sospese tutte le attività convegnistiche o congressuali, ad eccezione di quelle che si svolgono con modalità a distanza». Restano aperti cinema e teatri con posti a sedere pre-assegnati e distanziati di almeno un metro.

Scuola
«L’attività didattica ed educativa per il primo ciclo di istruzione e per i servizi educativi per l’infanzia continua a svolgersi in presenza. Le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado adottano forme flessibili nell’organizzazione dell’attività didattica, incrementando il ricorso alla didattica digitale integrata, che rimane complementare alla didattica in presenza, modulando ulteriormente la gestione degli orari di ingresso e di uscita degli alunni, anche attraverso l’eventuale utilizzo di turni pomeridiani e disponendo che l’ingresso non avvenga in ogni caso prima delle 9». «Le università predispongono piani di organizzazione della didattica e delle attività curriculari in presenza e a distanza in funzione delle esigenze formative tenendo conto dell’evoluzione del quadro pandemico».

Bus, tram e metrò
La battaglia sul trasporto pubblico locale stata la più cruenta e ha visto continue scaramucce fra i  presidenti delle Regioni con la ministra del Pd Paola De Micheli e con la responsabile dell’Istruzione, Lucia Azzolina (M5S), ma alla fine è stato un nulla di fatto, nel Dpcm nulla cambia rispetto al precedente provvedimento del 13 ottobre. La capienza dei bus e dei treni locali resta fissata all’80 per cento dei posti. Il nuovo decreto raccomanda che l’erogazione del servizio pubblico, la cui programmazione spetta al presidente di Regione, sia «modulata in modo tale da evitare il sovraffollamento dei mezzi di trasporto nelle fasce orarie della giornata in cui si registra la maggiore presenza di utenti». Le uniche soluzioni individuate per alleggerire il traffico riguardano l’invito a scaglionare gli ingressi dei liceali (aumentando anche la didattica a distanza) e l’implementazione dello smart working consentendo un minore spostamento pendolare.

Smart working
«Incrementeremo con un provvedimento della ministra Dadone lo smart working». L’annuncio del premier conferma che non c'è  l’obbligo del 75 per cento di lavoro da casa, tanto atteso dai dipendenti pubblici.  In sostanza nel testo finale non è specificata la percentuale di lavoratori che devono stare in smart working ma c'è una raccomandazione che «le attività professionali siano attuate anche mediante modalità di lavoro agile, ove possano essere svolte al proprio domicilio o in modalità a distanza; siano incentivate le ferie e i congedi retribuiti per i dipendenti nonché gli altri strumenti previsti dalla contrattazione collettiva; siano assunti protocolli di sicurezza anti-contagio e, laddove non fosse possibile rispettare la distanza interpersonale di almeno un metro come principale misura di contenimento, con adozione di strumenti di protezione individuale».