Nuovi Cie e la variabile umana

Pubblichiamo un intervento, che annuncia fra l’altro  una manifestazione per domani a Gorizia,  apparso oggi sul quotidiano edito dalle cooperative sociali  “nelpaeseit” che riteniamo particolarmente interessane relativamente al dibattito e alle polemiche  dopo la decisione del Viminale di aprire nuovi Cie. Ecco l’intervento di Alessandro Metz, cooperatore sociale: “Serve una posizione netta a partire proprio dalla manifestazione di sabato a Gorizia contro la riapertura del Centro di Gradisca d’Isonzo. Una volta il periodo post elettorale era il momento delle analisi, soprattutto da parte di chi aveva perso. Anche oggi è così. Negli ultimi mesi ci sono state sia le elezioni amministrative che la campagna referendaria. In Friuli Venezia-Giulia il risultato è stato impietoso nei confronti del Partito Democratico e del centrosinistra: perso il comune di Trieste, di Pordenone e finanche quello di Monfalcone (comune in cui mai il centrodestra aveva governato, ora la sindaco è espressione della Lega Nord); il referendum è andato più o meno sulla media nazionale con la vittoria del NO al 60% circa. A livello nazionale questo risultato ha portato alle dimissioni di Matteo Renzi e alla nascita del nuovo governo Gentiloni. Nel discorso di insediamento, il neo premier ha tracciato un programma di continuità, salvando tutto quanto fatto dal governo precedente, compreso il Jobs Act e mantenendo praticamente intatta la stessa squadra di governo, compresi i sottosegretari. In molti ci siamo chiesti quale fosse l’analisi del voto fatta all’interno del Partito Democratico riguardo i motivi della pesante débâcle. Non abbiamo atteso invano. Debora Serracchiani, Presidente regionale del Friuli Venezia-Giulia e vicepresidente nazionale del Partito Democratico, pochi giorni fa ha scritto una lettera al Ministro degli Interni Marco Minniti, in cui sostanzialmente chiedeva l’espulsione e il rimpatrio coatto degli stranieri, i delinquenti e i meno integrati, anche e soprattutto come atto dimostrativo, simbolico. Nemmeno due giorni dopo il Ministro rispondeva indirettamente alla Serracchiani annunciando la riapertura di tutti i CIE, uno per regione, e maggiori espulsioni degli stranieri irregolari. L’analisi del voto, quindi, è stata fatta: la colpa della sconfitta è dei migranti! In questo momento il quadro partitico, con qualche sfumatura anche se non troppo marcata, individua nei migranti il nemico da colpire per arrivare al ventre molle dell’elettorato. Dal Partito Democratico alla Lega Nord, passando per i 5 Stelle, la risposta, sul tema accoglienza e gestione dei flussi migratori, sta, di fatto, diventando sempre più simile. Solo che quando la risposta è uguale vuol dire che si abdica dalla politica e si percorre la comoda scorciatoia verso il populismo. Oramai non si parla più di come accogliere e migliorare la gestione dell’accoglienza ma di come espellere e riaprire i “centri lager” che in questi anni sono stati chiusi grazie alle rivolte dei migranti che in quei luoghi venivano detenuti in attesa di espulsione. Basta vedere come, in queste ore, leggendo gli articoli della stampa nazionale e i commenti dei politici rispetto a quanto successo nella ex caserma di Cona, si stigmatizzi la legittima rabbia dei 1.500 – millecinquecento – stranieri lì rinchiusi per la morte di Sandrine Bakayoko, ivoriana di 25 anni, invece di indignarsi per la gestione di quel posto e per come sia avvenuta la morte della ragazza. Una ragazza di 25 anni, rinchiusa insieme ad altre 1.500 persone in un luogo indegno, “gestito” da una cooperativa sociale, la Edecoex Ecofficina, muore in un luogo in cui la sua salute dovrebbe essere tutelata e garantita, un luogo in cui il presidio sanitario dovrebbe essere previsto considerato l’alto numero di persone residenti. Invece muore, e tutto va ancora chiarito rispetto alla tempestività dei soccorsi. I compagni di sventura si rivoltano: chi pensava di aver visto già tutto nelle traversate, via mare o terra, per arrivare nella civile e accogliente Italia, vede morire una propria compagna in quel modo, in quel luogo. Il problema, però, è la “rivolta”. Il problema sono i migranti. In questi ultimi mesi spesso abbiamo parlato della Carta per la buona accoglienza delle persone migranti, documento firmato dal Prefetto Mario Morcone in rappresentanza del Governo e dai rappresentanti di ANCI e ACI Sociale, e di come tale documento debba essere innervato anche da percorsi territoriali, accoglienza diffusa e impegni reciproci sulle modalità di accoglienza e integrazione. Forse abbiamo perso tempo. Forse il mondo è cambiato e dovremmo prenderne atto per non fare la parte degli utili idioti. Il cambio di rotta mi sembra evidente, il solo annuncio della riapertura di quei CIE chiusi in questi anni sposta completamente l’asse della discussione politica, culturale e sociale, creando danni enormi. Nel nostro mondo, quello della cooperazione, evidentemente con troppa timidezza si affronta il tema di CHI e COME gestisce l’accoglienza, scoprendo sempre troppo tardi le metastasi che al nostro interno stanno proliferando e di cui le tre associazioni di categoria dovrebbero fare una radicale pulizia, una volta per tutte: denunciando anche quelle prefetture che nelle gare di affidamento non si “accorgono” dei soggetti che fanno incetta, su diversi territori, di appalti milionari senza mai verificare nella quotidianità il servizio svolto. Nel frattempo auspico una posizione ferma di contrasto, anche da parte del mondo della cooperazione, alla riapertura dei CIE e la chiusura di quelli ancora aperti. Nelle prossime settimane molte saranno le iniziative in tal senso, a partire proprio dalla manifestazione di sabato a Gorizia contro la riapertura del CIE di Gradisca d’Isonzo. Penso che ognuno di noi in questo momento debba fare la propria parte anche, ma non solo, sostenendo le “rivolte” dei migranti che avvengono nei luoghi dell’infamia, spesso a soli pochi metri da noi. Piccolo esempio, ma significativo, è la vicenda ormai quasi dimenticata dell’espulsione di 48 sudanesi avvenuta questa estate. Così la racconta il Senatore Luigi Manconi quello che praticamente nessuno conosce è la sorte di quei pochi che non sono stati fatti salire su quell’aereo. Dopo pochi giorni di “trattenimento” nel Cie di via Brunelleschi a Torino hanno subito la stessa sorte, presi e fatti salire su un aereo hanno avuto la fortuna di incontrare una variabile non prevista: la variabile umana. Questo è quanto due di questi ragazzi hanno dichiarato alla Commissione: Il primo ha riferito: “… ci hanno legato braccia e gambe e ci hanno fatto salire sull’aereo, destinati al Sudan. Mentre eravamo seduti nell’aereo legati … ad un certo punto è arrivato il pilota. Ho capito solo la parola no, ha detto no e ci hanno fatto scendere dall’aereo. …”. Il secondo ha riferito: “… siamo stati presi al mattino presto e portati all’aeroporto, eravamo ammanettati e legati, abbiamo protestato che non volevamo partire e ci hanno aggredito, … poi sull’aereo l’hostess e il pilota hanno fermato la polizia … e hanno chiesto di farci scendere, poi ci hanno riportati al CIE. …”. La variabile umana è ancora elemento di differenza tra civiltà e barbarie, se questa poi diventa movimento sociale e politico di pratiche diffuse di “umanità” e “insubordinazione” allora non tutto è finito. Penso che questa sia la speranza che abbiamo ma anche la forza che possiamo e dobbiamo praticare”.

Alessandro Metz – cooperatore sociale

 

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