Oian (Si-Avs) “Fermare il taglio dei Comuni montani, fermare la legge Calderoli “

“Con la legge Calderoli, una vera e propria porcata, 32 Comuni perderanno la qualifica di Comuni montani in Friuli Venezia Giulia. Un colpo durissimo che si inserisce in una strategia nazionale di progressivo smantellamento delle aree collinari e montane. Dopo un primo parere negativo espresso dalla Conferenza delle Regioni — presieduta da Massimiliano Fedriga — la stessa Conferenza non ha poi assunto alcun impegno concreto per fermare definitivamente questo progetto di montanicidio. Viene spontaneo chiedersi se, in altre sedi, i due esponenti dello stesso partito non siano arrivati a “più miti consigli”.

La legge Calderoli si muove in perfetta continuità con l’impostazione del Piano Strategico Nazionale per le Aree Interne 2021–2027, dove nella prima bozza del Governo Meloni si parlava esplicitamente di accompagnare queste aree in un “percorso di cronicizzato declino e invecchiamento”. Aree che rappresentano circa il 60% del territorio nazionale e in cui vivono oltre 13 milioni di persone. Il Governo però procede come un treno: da un lato taglia risorse essenziali e fa cassa, dall’altro indebolisce i Comuni, primo presidio della democrazia locale, lasciandoli sempre più esposti agli interessi speculativi o all’abbandono.

I criteri di declassamento restano praticamente invariati e producono effetti devastanti. Dal goriziano dove si perdono 13 comuni montani su 13, al Carso, fino alla montagna pordenonese passando per i tanti comuni della provincia di Udine.

Emblematico il caso dei Comuni della Benečija: San Pietro al Natisone, declassato per poche decine di metri nonostante ospiti la sede della Comunità di Montagna Torre–Natisone, e Prepotto. A tal proposito, sui comuni dove è riconosciuta la presenza della minoranza linguistica slovena va applicato con decisione l’art. 21 della Legge 38/2001 per disapplicare la Legge Calderoli. La 38/2001, in attuazione dell’art. 6 della Costituzione, che compie quest’anno i 25 anni riconosce la marginalità sociale ed economica dell’area montana e confinaria della provincia di Udine e parafrasando le parole del compianto senatore comunista Darko Bratina è una legge/fonte dalla quale si può abbeverare chi vuole; compresi gli enti locali interessati.

Tornando al declassamento, le ricadute saranno pesantissime: dalle agevolazioni fiscali per l’agricoltura montana alla gestione dei boschi, dalla programmazione comunale ai servizi essenziali. Senza dimenticare lo smantellamento dei plessi scolastici con la fine della deroga sul tetto minimo di alunni per i comuni ex montani.

Togliere la qualifica di “Comune montano” significa lanciare un messaggio chiaro: non siete più una priorità per lo Stato.
Eppure la tutela della montagna è sancita dalla Costituzione. L’articolo 44 afferma che “la legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane”. Una direttiva programmatica mai pienamente attuata, che potrebbe invece aprire a un vero cambio di paradigma: fiscalità di vantaggio, riconoscimento e pagamento dei servizi ecosistemici svolti dagli abitanti (cura del territorio, prevenzione del dissesto, tutela culturale, agricoltura sostenibile), ripensamento del turismo standardizzato, rafforzamento dei servizi sanitari e scolastici, incentivi al personale che lavora in montagna, più democrazia e rappresentanza per le comunità locali.

Di questo bisognerebbe legiferare e discutere seriamente. Invece la destra di Meloni, Salvini e Tajani sceglie la strada opposta: taglia i Comuni montani, scarica sulle Regioni la responsabilità di garantire servizi sempre più difficili da assicurare e abbandona sempre di più i lavoratori e gli abitanti di queste terre. Un disegno che condanna le aree collinari e montane allo spopolamento e all’abbandono, e che va contrastato con tutte le forze.”

Emanuel Oian – Segreteria regionale Sinistra Italiana/Avs