Omicidi sul lavoro: operaio “interinale” morto folgorato in un cementificio nel pordenonese. Era il suo primo giorno e la sua prima ora di turno

Un operaio di 37 anni Donato Maggi è stato trovato privo di vita da un collega, questa mattina, pochi minuti dopo le 8, in una stanza con varie apparecchiature, all'interno del cementificio di Fanna (Pordenone) di proprietà della Buzzi Unicem. Donato era un lavoratore interinale con la qualifica di operaio specializzato nella carpenteria metallica, dipendente di una ditta esterna che si occupa di montaggi di attrezzature meccaniche. Sarebbe morto folgorato all'interno di una cabina elettrica, secondo una prima ricostruzione l'uomo avrebbe toccato alcuni quadri elettrici mentre era intento a eseguire lavori manutentivi pensando probabilmente fossero stati isolati dalla rete elettrica. Per i carabinieri, il decesso è intervenuto "verosimilmente per folgorazione, essendo entrata la vittima in contatto con una parte esposta in tensione". All'inizio si era pensato a un malore, causato dall'alta temperatura della stanza dove è stato trovato e il medico legale ha ipotizzato un'embolia polmonare, ma gli elementi raccolti nella cabina fanno propendere per un incidente da folgorazione. L'ipotesi più accreditata è che l'uomo sia rimasto folgorato entrando in contatto con un elemento elettrico oppure che si sia formato un arco voltaico letale. I militari dell'Arma e gli ispettori dell'Azienda sanitaria hanno verificato il rispetto delle misure di sicurezza all'interno dello stabilimento. Il sostituto procuratore Monica Carraturo ha disposto il trasferimento della salma all'obitorio dell'ospedale di Spilimbergo, in attesa di decidere se disporre l'autopsia. Gli accertamenti definitivi sulle cause del decesso saranno affidati all'autopsia. L'incarico sarà conferito domani dalla Procura della Repubblica di Pordenone. Anche se occorre lasciare che la giustizia accerti  le cause sembra una imperdonabile "anomalia" lasciare un interinale solo in un luogo ad alto rischio, l'operaio anche se sulla carta, da curriculum, era "esperto"   non conosceva di certo quegli impianti, era stato "assoldato" da  una ditta esterna che si occupa di montaggi ed è stato lasciato da solo, nella sua prima giornata di lavoro e ora di lavoro in una cabina elettrica ad alta tensione. Che non si parli di casuale falla nella sicurezza, più facile pensare che si tratti di un ennesimo episodio dove il  mero esercizio del profitto, alla fine, costa una vita. Emblematiche le prime dichiarazioni di altri operai sul posto:  "Lo abbiamo conosciuto cinque minuti prima che morisse  era un lavoratore interinale con ottime referenze ed esperienza nel settore. Ma non abbiamo avuto il tempo di sapere nulla: di fatto ci siamo presentati, stretti la mano e siamo entrati dal nostro cliente per un sopralluogo".

La vittima era originario di Taranto, era sposato da quattro mesi  e viveva con la famiglia a Ragogna, in provincia di Udine. Era stato scelto ieri dalla Friuli Montaggi, un'azienda di una novantina di dipendenti di Precenicco. Aveva appena firmato un contratto di poche settimane. L'appuntamento per iniziare la collaborazione era a Fanna presso il cementificio, per una mattinata di sopralluoghi prima di procedere allo spostamento di un'apparecchiatura, da sostituire con una nuova. I colleghi lo hanno lasciato da solo nella cabina appena pochi minuti. Al loro ritorno l'uomo era privo di sensi. Per un'ora si è tentato di rianimarlo ma invano.

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