Open Fvg per il No sul referendum del taglio dei parlamentari

Open Fvg sosterrà convintamente le posizioni del NO al referendum per il taglio dei parlamentari e conseguentemente si attiverà per  contribuire alla campagna elettorale sia autonomamente, sia
nell'ambito dei comitati per il NO in via di costituzione. Siamo convinti infatti che una riduzione di quasi il 40% della  rappresentanza democratica possa avere un contraccolpo pesante  sull’efficienza del Parlamento e possa ridurre le possibilità di  scelta e il livello stesso della partecipazione democratica in questo
paese. Questa limitazione avrebbe effetti particolarmente gravi nelle Regioni plurilingui come il Friuli Venezia Giulia, dove in assenza di  una legge che tuteli la rappresentanza parlamentare delle minoranze
culturali e linguistiche, la comunità slovena negli ultimi anni ha potuto garantire con fatica via via crescente la presenza di una  propria voce in Parlamento, anche per effetto di leggi elettorali che  hanno progressivamente forzato il sistema in senso maggioritario.

Come Open Fvg riteniamo esista un problema di qualità della classe  politica, ma questo non si risolve con i tagli lineari alla  rappresentanza, ma con leggi elettorali pensate per consentire all’elettore di scegliere i propri eletti in aderenza alle proprie convinzioni politiche e alla propria condizione socioculturale e con
riforme che valorizzino l’operato parlamentare restituendo una nuova centralità all’istituzione sede della sovranità popolare. Nelle democrazie industriali avanzate, pluraliste e complesse come la nostra una non precisata evoluzione verso un sistema elettorale esasperato in senso maggioritario come risulterebbe dall'introduzione di una nuova soglia di sbarramento de facto come risulterebbe dal taglio dei parlamentari non è utile e neppure auspicabile. Abbiamo bisogno di livelli di mediazione tra esigenze, valori e sensibilità
diverse, abbiamo bisogno di un sistema che valorizzi l’innovazione per fronteggiare le sfide globali del nostro presente e questo non si può ottenere demolendo le basi organizzative del pluralismo politico e favorendo meccanismi decisionali che potrebbero aprire la strada a un Parlamento sempre meno rappresentativo della complessità della società italiana.