Opinione sui temi storici del confine orientale

Vorrei esprimere alcune brevi considerazioni sulle ricorrenze storiche di questi giorni che caratterizzano il nostro dibattito politico.

Quando si affrontano le tematiche delle zone di confine, siano esse la nostra o altre, ci troviamo nella difficile situazione del voler mediare i fatti e gli eventi storici con quanto vissuto dalle persone in carne e ossa nello loro singole o collettive esperienze.

Si cercano sovente soluzioni che possano essere condivise da tutti, adattandole alla realtà e opportunità o convenienze del momento.

Credo sia importante rammentare che, per quanto ci riguarda, il nostro stesso territorio era diventato una propaggine del terzo Reich o che nell’annettere la Provincia di Lubiana (città recintata da filo spinato) ci siamo distinti per ferocia e crudeltà, così come non meno dura è stata l’opera di fascistizzazione delle terre a noi vicine. Dobbiamo coraggiosamente ammettere che a pratiche e comportamenti razzisti i fascisti italiani, e molti italiani anche non fascisti dichiarati, si sono inequivocabilmente distinti.
Nè possiamo dimenticare che le leggi razziali vennero annunciate nella nostra regione, così come la diffusa pratica della delazione verso gli ebrei divenuta una costante del tempo fu molto praticata da queste parti.

Non so quanti si siano sentiti in dovere di scusarsi per le nefandezze di Gonars, Visco, Rab ma in tutta onestà dobbiamo riconoscere che il mito degli italiani brava gente che ci è stato assai utile per ricomporre un sentimento nazionale unitario dopo la disfatta da una guerra che abbiamo contribuito a determinare, non trova riscontro nel nostro comportamento in Jugoslavia, Grecia, Albania, Africa.

Dobbiamo comprendere che la mancata condanna dei nostri reati non equivale ad una assoluzione, si è trattato bensì di una cinica operazione diplomatica a salvaguardia dei nuovi equilibri geopolitici creatisi nell’immediato dopoguerra.

Gli alleati (anglo-americani) ai quali dobbiamo tanto, tantissimo, per la nostra libertà, democrazia e per quanto siamo riusciti a costruire nel seguito, dobbiamo ricordarlo sempre ed ovunque sono entrati in guerra contro la Germania e la nostra Italia, perché inutile negarlo, fra i principali responsabili di centinaia di migliaia di loro caduti in Africa, Italia, Grecia ... ci siamo noi.

Senza le bandiere issate dai partigiani per primi nelle città ed i numerosi morti della Resistenza non avremmo avuto il diritto a sedere al tavolo dei vincitori, perché, ed è bene ricordarlo la liberazione è avvenuta combattendo contro il nazifascismo.

Mauro Cedarmas