Ora soffiano venti di censura, nessuno è più Charle Hebdo

hebdoTerremoto all'italiana: penne al sugo di pomodoro, penne gratinate, lasagne", questo il tema della vignetta pubblicata dall'ultimo numero di Charlie Hebdo. Vi si mostrano vittime del sisma in Italia sporche di sangue. L'ultima della sequenza ("lasagne"), presenta diverse persone sepolte da strati di pasta. Inutile dire che si tratta di una vignetta di cattivo gusto, irrispettosa del dolore di tanti, ma nel perfetto stile del giornale francese. Il disegno in questione è uscito sull'ultima pagina del numero pubblicato il 31 agosto ed è già stata condivisa sui social suscitando sdegno unanime. Il disegno, firmato dal vignettista Felix, vorrebbe interpretare in salsa "ironica" il dramma che ha colpito il Paese, con quasi 300 morti, interi paesi rasi al suolo e migliaia di sfollati. Un ferito insanguinato con la didascalia "Penne al pomodoro", un'altra con quella "Penne gratinate", i corpi sepolti con la scritta "Lasagne". Nella stessa ultima pagina della vignetta sul sisma, il drammatico tema della sciagura in Italia viene affrontato in un colonnino con una serie di battute: "circa 300 morti in un terremoto in Italia. Ancora non si sa se il sisma abbia gridato 'Allah akbar' prima di tremare". Che dire, la trovata è brutta, scontata e non diverte neppure gli amanti del genere. Chiamiamola pure immondizia, humor nero, ma il problema vero non è Charlie Hebdo che coerentemente continua in maniera irriverente a fare il proprio mestiere di giornale fuori le righe, il problema è che chi oggi lo critica sui social in passato era schierato con il cartello “Siamo tutti Charlie Hebdo” in mano. Allora a non essere coerenti non sono i redattori della rivista parigina, ma chi in maniera umorale o peggio strumentale arrivò a non cosiderare minimamente il contenuto fortemente irrispettoso di una religione, certo nessuno merita di essere trucidato, men che meno per una vignetta, ma non si può criticare a seconda degli obiettivi che colpisce. A noi non piace oggi, che colpisce i terremotati, come non piaceva quando colpiva l’Islam, ma eravamo d’accordo che la libertà di satira non può avere limiti, neppure quelli del buon gusto. Saranno semmai i lettori a smettere di comprare quel giornale. Quello che è insopportabile e che la libertà di satira o quella di stampa secondo qualcuno è da garantire “a corrente alternata”, dipende da chi colpisce, contro chi si schiera. Charlie ha il diritto di pubblicare, i francesi hanno il diritto di non comprarlo. Chi allora lo difese non ha granché diritto di sdegnarsi. Noi oggi come allora diciamo che non siamo tutti Charlie Hebdo, ma che se non è giusto chiudere una redazione con il sangue, non è neppure giusto imbavagliarla con la censura o legare le mani ai disegnatori.