Oscar Farinetti a Confindustria Udine incontra: “il made in Italy non ha limiti. Dobbiamo raddoppiare in cinque anni il nostro export”

“Siamo molto più stimati dal resto del mondo, che per fortuna rappresenta il 99,17% della popolazione della terra, di quanto ci stimiamo noi italiani. Siamo i più bravi di tutti a lavorare con le mani, ora dobbiamo passare dal mondo analogico a quello digitale senza perdere questo primato. Dobbiamo puntare su manifattura di alto rango, agricoltura e cibo, moda, mobili e arredamento e raddoppiare in cinque anni il nostro export. L’alta qualità del Made in Italy è infinita. La politica faccia la sua parte. Servono incentivi fiscali su questi settori strategici”.

Lo ha affermato Oscar Farinetti, ospite questo pomeriggio del secondo appuntamento di “Confindustria Udine incontra”, una serie di eventi online promossi dagli Industriali della provincia di Udine con personaggi di fama internazionale del mondo dell’economia e dell’impresa.

“L’obiettivo - ha spiegato la presidente di Confindustria Udine, Anna Mareschi Danieli, che ha dialogato con Farinetti - è quello di offrire alla classe dirigente e ai nostri imprenditori, cui l’iniziativa è principalmente rivolta, uno sguardo indirizzato al futuro.
Ancor di più in questa fase, abbiamo bisogno di conoscere e di interpretare le opportunità da cogliere per chi è in grado di individuarle in tempo utile e di affrontarle con la giusta motivazione e con una spinta evolutiva”.
Su richiesta della stessa presidente, Farinetti ha raccontato i suoi inizi da imprenditore. “Siamo stati fortunati perché ‘siamo figli di’. Mio padre era un imprenditore, ma era stato anche un grande comandante partigiano, circostanze che hanno favorito il fatto che io avessi il coraggio per fare impresa e per prendere decisioni importanti dopo un’attenta analisi”.

“Agli inizi degli Anni ottanta - ha raccontato – ho compreso che l’elettrodomestico avrebbe cambiato i destini del mondo ed ho immaginato questo mondo. Da qui la mia scelta di specializzare nell’elettronica il supermercato di Unieuro, fondato da mio padre nel 1967. Poi ho anche compreso che gli italiani non erano mai andati con forme strutturate e organizzate di retail nel mondo per esportare il nostro cibo, che è il migliore del mondo. Da quest’altra analisi è nata l’idea di Eataly, con il primo punto vendita di Eataly che venne aperto a Torino nel 2007. Oggi i punti vendita sono diventati 40, di cui 22 in Italia e 18 all’estero”.

Eataly - mangiare italiano, vivere italiano - testimonia, secondo Mareschi Danieli, come “l'alta qualità dell'enogastronomia italiana sia alla portata di tutti. Non viene esportato solo cibo italiano, ma l’Italia in sé, quella sensazione di benessere che si respira nell’Italia bella, buona, ospitale e calda”. Farinetti ha evidenziato al riguardo come Eataly vada bene sia in Italia che all’estero, in particolare negli USA. Questa iniziativa ha bisogno della città e dei grandi numeri; la provincia invece funziona un po’ meno, anche se il punto di Trieste sta avendo risultati sempre più buoni”.

Farinetti ha spiegato che per diventare fornitore di Eataly bisogna soddisfare quattro requisiti, “i prodotti devono essere buoni, puliti e giusti come prezzo. Ultimo requisito: il produttore deve essere anche una persona simpatica”.

Farinetti ha poi evidenziato il fatto che in Italia c’è una grandissima voglia di fare impresa. “Tutti facciamo impresa. La voglia c’è, manca forse solo un po’ di coraggio per andare all’estero. La politica va più piano di noi ed è sempre indietro”.

Riflettori accesi anche su Green Pea (“il pisello verde”), il nuovo progetto di Farinetti. “E’ l’analisi di oggi - ha raccontato Farinetti - che mi dice che il vero problema è come far continuare la vita su questo pianeta. Il superfluo in futuro dovrà essere giustificato e, se non riuscirai a giustificarlo, non lo riuscirai più a venderlo. Lo giustificheremo solo se sarà un prodotto sostenibile. L’8 dicembre aprirà a Torino il primo department store con prodotti costruiti in armonia con l’acqua, la terra e l’aria. Il nostro slogan sarà “From duty to beauty: dal dovere al piacere” per un nuovo atteggiamento nel mondo consumo. Sarà un edificio a quattro piani: nel primo venderemo auto elettriche, telefonia ed energia pulita; nel secondo piano mobili e arredamento; nel terzo piano abbigliamento e nel quarto livello fashion, libri e ristorazione. L’ultimissimo piano sarà dedicato all’ozio, il contrario di negozio. Partiremo in casa, ma poi – ha assicurato Farinetti - cercherò di esportare questo modello di Green Pea anche all’estero”.

Il discorso è poi scivolato sul marketing: “Il cliente non ha sempre ragione. Neanche Eataly ha sempre ragione. Da questo dubbio nascerà la nostra armonia”. Lo stesso Farinetti ha poi accolto l’idea ella presidente di Mareschi Danieli di pensare a “quote verdi” per chi acquista prodotti eco-sostenibili”.

La presidente e Farinetti hanno quindi parlato della necessità di una cittadinanza attiva. “In Italia - ha chiosato Mareschi Danieli - si è persa la voglia di combattere per il futuro”.
“Il problema di noi italiani è che siamo i più bravi nella creatività, ma non sappiamo lavorare insieme. E’ questo è un dato molto negativo perché, in un mondo di 7,5 miliardi di abitanti, sempre di più vincono le attività in branco o le multinazionali. E’ il momento dunque di cambiare le cose – ha concluso Farinetti – usando anche parole nuove. Tra queste, terra, riparare, mutare noi stessi, insieme e avvenire. Perché quest’ultima è una parola più proattiva di quanto lo sia la parola futuro”.