Ospedale di Udine: “mancano posti letto e saltano gli interventi”

Nubi minacciose sopra il nosocomio cittadino. Il consigliere regionale, Giuseppe Sibau (Autonomia Responsabile), si fa portavoce del malcontento di un folto gruppo di operatori sanitari.  

Giuseppe Sibau

Quando un sistema ospedaliero collassa, la tragedia è immane e il fallimento imperdonabile. E sarebbe davvero grave se anche l'Ospedale di Udine arrivasse alle drammatiche scelte di molti nosocomi italiani che, a mali estremi, la mancanza di letti e personale, sono ricorsi a estremi rimedi, il blocco dei ricoveri.
A proposito di letti, infatti, la coperta qui sta diventando sempre più corta.
Che il problema della salute sia uno degli argomenti più sentiti dalla popolazione è cosa nota, ed è per questo che, forse, ogni decisione riguardante il riassetto della sanità pubblica dovrebbe essere maggiormente partecipata e pluralista, restando fuori il più possibile dai palazzi della politica. Se fosse avvenuto questo, oggi, forse, non ci troveremmo in situazioni talvolta paradossali e di grave emergenza causa un'effettiva mancanza del servizio basilare.
Difficile non avere il sospetto che determinate scelte siano state dettate anche da interessi esterni alla sanità pubblica, allo scopo di favorire, per esempio, la lucrosa sanità privata.
Ed è per queste ragioni che ogni notizia che giunge da questo settore è per noi importante e merita attenzione.
E' di oggi, dunque, la segnalazione del consigliere regionale, Giuseppe Sibau (Autonomia Responsabile) che, facendosi portavoce di numerosi operatori sanitari denuncia: «All’ospedale di Udine mancano i posti letto. I pazienti non diminuiscono, al contrario aumentano e la situazione si fa sempre più complessa. Quest’estate – spiega Sibau - in Oncologia i posti erano 16, nelle ultime settimane hanno subìto nuovamente un incremento fino a raggiungere la cifra di 18/20 a causa delle forti criticità presenti, in taluni casi utilizzando personale neo assunto in servizio. Un modus operandi che si scontra con la necessità di tutela del paziente. Il disagio dei lavoratori è palpabile. In questo stato di cose molti interventi saltano per carenza di posti nelle terapie intensive. E questo pare si verifichi anche due volte a danno dello stesso paziente. Altre criticità sono dovute alla mancanza di personale ma, ancora di più, a un'inadeguata organizzazione dello stesso. E infatti – fa notare il consigliere - la gran parte degli infermieri è assegnata a incarichi di scrivania quando servirebbe maggiore operatività sul campo».
Ma contro chi punta il dito Sibau?
«La riforma sanitaria regionale è fatta male è non ha portato nessun beneficio, anzi. I costi risultano alti e i dirigenti non sono stati tagliati. Le aree di emergenza-urgenza da mantenere sulle 24 ore (Cividale del Friuli, San Daniele, Gemona) per sgravare il pronto soccorso di Udine non sono state rafforzate. Sul capoluogo friulano viene scaricato tutto il lavoro mentre andrebbe potenziato l’impegno dei medici di base».
E a questo punto è inevitabile la domanda provocatoria a chi di dovere: «L’assessore alla Salute Telesca – interroga Sibau - come intende rispondere alle necessità dei pazienti e del territorio dato che le scelte di questa amministrazione regionale non hanno fatto che aggravare la situazione?».
Il consigliere a questo punto è implacabile nel denunciare un lungo elenco di criticità: «I dati preoccupanti – spiega infatti - riguardano anche le liste d’attesa che dal primo febbraio si allungheranno ulteriormente a causa della mancanza di personale. E anche in quest'occasione salteranno numerosi interventi nelle sale operatorie specialistiche. Il nosocomio udinese, punto di riferimento del territorio per quanto riguarda l’emergenza, dovrebbe essere messo nelle condizioni di fronteggiare al meglio le emergenze e le necessità degli operatori, ma non è così. I medici specializzandi sono costretti ad effettuare turni massacranti che non rispettano la necessità di risposo (almeno 11 ore dopo ogni turno lavorativo), con pericolose ricadute sui livelli d'attenzione e concentrazione. Il Friuli Venezia Giulia risulta, inoltre, l’unica regione italiana senza Osservatorio per la formazione medico specialistica. Evidentemente, - commenta sarcastico il consigliere - l’assessore regionale Telesca è sorda a questi problemi, troppo convinta di avere realizzato, assieme alla presidente Serracchiani, la migliore riforma sanitaria possibile».