Secondo l’assessore Bini l’economia del Fvg va a gonfie vele, intanto Safilo chiude e dai sindacati l’allarme sull’occupazione è massimo

"Registriamo la tenuta dell'economia regionale (dati in linea con il Nordest) in un contesto internazionale difficile. A ciò si associa, a consuntivo, nel raffronto 2018-2019 (fino a novembre) un significativo aumento delle risorse erogate dalla Regione alle imprese del Friuli Venezia Giulia". Parole pronunciate ieri  a Trieste dall'assessore alle Attività produttive, Sergio Emidio Bini, nel corso della seduta di Consiglio regionale dedicata alla discussione sulla legge di Stabilità. Peccato che proprio in queste ore sia scoppiato il caso Safilo con l'annunciata chiusura delle stabilimento di Martignacco. In realtà quella della Safilo è la punta visibile di un iceberg che vede parecchie sofferenze nella nostra regione. Ma l'assessore Bini preferisce la narrazione del "tutto va ben" ed anzi sottolineando come le "rappresentazioni particolarmente negative sullo stato di salute del mondo produttivo regionale siano (relativamente a quanto riportato dagli indicatori) delle "fake news", ha ricordato come nell'ultimo anno in Friuli Venezia Giulia "il numero delle aziende che aprono sia superiore a quelle che chiudono".   Per altro  poche ore prima del suo discorso in aula era stato lo stesso  Bini a parlare intervenendo nel corso della seduta per aggiornare l'Aula sulla crisi della Safilo, ma  come fosse l'eccezione che conferma la regola, di un Friuli economico in piena salute:  "Viene messo a rischio il futuro di 250 lavoratori e delle loro famiglie, urge quindi che il ministro dello sviluppo economico convochi quanto prima un tavolo nazionale sulla crisi Safilo. Questa è la richiesta che come Regione abbiamo inviato formalmente a Roma, con l'intento di confrontarci con il Governo e l'azienda prima del 7 gennaio, termine indicato dalla stessa Safilo come data di chiusura dello stabilimento di Martignacco".  Bini, spiegando che le ricadute nella nostra regione sono conseguenti a una riorganizzazione a livello nazionale dell'azienda, ha sottolineato come già nel corso di un recente incontro con l'amministratore delegato, a cui ha partecipato anche l'assessore al Lavoro, Alessia Rosolen, "a sommi capi, essendo una società quotata in borsa", era stata anticipata l'esistenza di alcune criticità. "E' importante - ha spiegato l'assessore Bini - che si apra un confronto al Mise per poter verificare, partendo da quelli che sono gli strumenti regionali di incentivazione e di politiche attive del lavoro, se ci sono le condizioni quantomeno per un'eventuale sospensione della decisione intrapresa dell'azienda".

Intanto Debora Serracchiani  su Safilo annuncia di aver depositato una interrogazione a ministro Patuanelli: "È necessario convocare un tavolo urgente al Mise alla presenza della dirigenza del gruppo Safilo, dei sindacati e delle Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia". Lo chiedono in un'interrogazione già depositata alla Camera i deputati del Pd Debora Serracchiani e Roger De Menech, dopo che è stato reso noto il piano di ristrutturazione dell'azienda che prevede 700 esuberi (400 a Longarone, 250 a Martignacco, con la chiusura dello stabilimento e 50 nella sede di Padova). "Sono colpi durissimi al tessuto produttivo del Veneto e del Friuli Venezia Giulia - osservano i parlamentari dem - che così sono sottoposti a un dissanguamento occupazionale dalle pesanti ripercussioni sul territorio". "Confidiamo si riesca a stringere un'alleanza istituzionale - aggiungono i deputati - per far fronte a queste situazioni, anche con un monitoraggio che prevenga le crisi, almeno ove possibile, intervenendo prima che esplodono in modo così drammatico".

Anche il M5s interviene sul caso Safilo: “Esprimiamo la nostra solidarietà ai lavoratori della Safilo e l'auspicio che Governo e Regione possano fare la propria parte per potere risolvere la crisi o quantomeno la situazione delle famiglie coinvolte”. Lo ha dichiarato il consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, Cristian Sergo, in merito all'annuncio dell'azienda degli occhiali che chiuderà, tra gli altri, lo stabilimento di Martignacco con 250 esuberi. “Parliamo di un settore particolare, in cui buona parte della produzione viene fatta all'estero per poi essere portata in Italia giusto per ottenere il marchio 'made in Italy'. Una situazione – ha aggiunto Sergo - nota da anni e per la quale la politica, a livello nazionale ed europeo, ha chiare responsabilità. Un paradosso se pensiamo che gli occhiali made in Italy sono i più ricercati dai cinesi stessi”. "In legge di Stabilità – conclude il consigliere M5S - abbiamo avanzato la proposta di vincolare le risorse che diamo alle nostre aziende che investono in ricerca e sviluppo al mantenimento dei livelli occupazionali. I nostri cittadini oltre il danno non devono subire pure la beffa".

Anche a livello parlamentare il M5s annuncia un azione: "La preoccupazione per l'annunciata chiusura dello stabilimento Safilo di Martignacco é tutta rivolta ai 250 lavoratori che rischiano di perdere l'impiego". Lo dichiara in una nota la deputata M5S del FVG, Sabrina De Carlo.
"Sottoporremo il caso all'attenzione del competente Ministro perché possa intervenire istituendo, eventualmente, un tavolo di crisi. Per tale ragione porterò la questione in Parlamento, presentando un'interrogazione nella quale esporre quanto sta accadendo e chiedere un intervento tempestivo", spiega De Carlo.
"Come emerso a mezzo stampa, i tagli che l'azienda sta operando sono dettati da una condizione di crisi persistente e dall'inflessione della produzione e riduzione delle commesse, ma dobbiamo tuttavia auspicare che non ci siano ripercussioni per i 250 lavoratori dello stabilimento di Martignacco, scongiurando quindi la chiusura del sito", chiosa la deputata M5S, Sabrina De Carlo.

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