Piano Asufc, lo straordinario non è la soluzione. Per ridurre le liste di attesa l’unica strada è investire in nuove assunzioni
Il Piano attuativo 2026 dell’Asufc include prevede ambiziosi non solo in termini di riduzione dei tempi di attesa, dopo i primi segnali in questo senso annunciati ieri (giovedì 18 dicembre) dalla direzione generale, ma anche nei ricoveri programmati e miglioramento dell’appropriatezza delle prestazioni chirurgiche. La realizzazione di tali obiettivi, in un contesto nazionale e regionale caratterizzato da crescenti pressioni sul sistema sanitario pubblico, dipende in larga misura dal reperimento di personale specializzato e dalla disponibilità di risorse economiche adeguate. Senza un serio investimento sulle risorse umane, in sostanza, i target previsti rischiano di rimanere lettera morta. E se è vero che i numeri indicati dal piano prospettano un incremento delle dotazioni organiche complessive, si tratta di cifre insufficienti rispetto alle reali esigenze del territorio.
Su queste premesse esprimiamo forte preoccupazione per la situazione che si è delineata stabilmente all’interno di Asufc. Come Fp Cgil di Udine segnaliamo da anni condizioni di lavoro sempre più critiche e la crescente difficoltà di garantire cure adeguate ai cittadini, sollecitando ripetutamente l’apertura di un tavolo stabile di confronto con i vertici dell’azienda.
Infermieri e Oss sono spesso costretti a rinunciare alla conciliazione tra lavoro e vita privata, a causa di turni che arrivano fino a 12 ore giornaliere per sopperire a carenze di organico ormai strutturali. Sempre più operatori ci segnalano la rinuncia al riposo dopo il turno notturno o la necessità di lavorare anche nei pochi fine settimana liberi per sostituire i colleghi in malattia.
Le criticità sono evidenti in numerosi reparti, a partire dalle medicine dell’ospedale di Udine, dove le degenze superano ampiamente la capacità disponibile, con un indice di saturazione dei posti letto ben oltre il 100%. Mancano infermieri e Oss anche in reparti delicati come ginecologia e ostetricia, così come sul territorio, dove strutture come le Rsa vivono quotidianamente gravi difficoltà organizzative, cosi come le strutture che si occupano di salute mentale
Sotto forte pressione sono anche i servizi: dalla riabilitazione, con fisioterapisti sempre più in difficoltà a rispondere ai bisogni degli utenti, al settore amministrativo e al servizio sociale aziendale, entrambi in affanno di fronte a richieste crescenti da parte dei cittadini.
Abbiamo chiesto con forza nuove assunzioni e un riconoscimento economico per chi opera in reparti ad alta complessità e in condizioni di costante disagio. Attendiamo risposte concrete. L’utilizzo sistematico dei turni da 12 ore può rappresentare solo un tampone temporaneo: la stanchezza accumulata rischia infatti di tradursi in un aumento degli errori, degli infortuni sul lavoro, in un crescente logoramento del personale.
Il piano attuativo 2026 dell’Asufc dovrebbe rappresentare un’opportunità per rilanciare il sistema sanitario friulano pubblico, a tutela dei lavoratori e della qualità dell’assistenza. Obiettivi, questi, che richiedono scelte coraggiose e investimenti mirati. Come sindacato, saremo vigili affinché gli impegni assunti si traducano in azioni concrete e non rimangano mere dichiarazioni d’intenti. Non vorremmo infatti che l’ospedale e la sanità del futuro si costruissero sulle spalle stanche e ridotte del personale esistente, ricorrendo in forma strutturale allo straordinario, finanziato di fatto dalle mancate assunzioni: questo non farebbe altro che aumentare ulteriormente i carichi di lavoro, il burnout e la fuga del personale qualificato.




