Piccole riflessioni “bancarie”

La vendita delle obbligazioni subordinate di Banca Etruria a clienti inconsapevoli del rischio ebbe dei mandanti e degli esecutori. Le vittime furono i correntisti, persuasi ad acquistarle nonostante si trattasse di un prodotto finanziario destinato a clienti istituzionali e rimasti a bocca asciutta dopo l’azzeramento disposto dal decreto Salva Banche. Giorni fa la Procura di Arezzo ha chiuso le indagini che preludono alla richiesta di rinvio a giudizio per trenta direttori di filiale. A tutti è contestata la truffa aggravata. Insomma ci sono le vittime ci sono i mandanti e ci sono gli esecutori. Cerchiamo di capire meglio e soprattutto se quanto sta avvenendo ad Arezzo è replicabile per gli altri eclatanti casi in cui ignari correntisti si sono visti appioppare quelli che pensavano fossero affari sicuri ed invece erano carta straccia. Nel caso di Banca Etruria, così come probabilmente in Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza, a situazione patrimoniale già critica vennero inviate disposizioni affinché si cercasse di coinvolgere il maggior numero possibile di investitori anche tra chi «non ha un profilo finanziario adeguato», fatto questo sottolineato nelle circolari rintracciate dalla Guardia di Finanza. Il risultato è noto si trattava di obbligazioni diventate da un giorno all'altro carta straccia e mettendo sul lastrico centinaia di correntisti ignari il cui unico sbaglio era stato quello di fidarsi del proprio direttore o funzionario di filiale. Nel caso di banca Etruria due funzionari della direzione generale sono stati individuati e accusati di aver creato una vera e propria «cabina di regia» e di aver trasmesso una mail che intimava di coinvolgere nella sottoscrizione «anche la clientela retail e non soltanto quella professionale». A confermarlo sono stati gli stessi direttori di filiale durante l’interrogatorio. Un boomerang, pensavano di scaricare la responsabilità su chi aveva dato “l'ordine” ed invece hanno mostrato di essere consapevoli del danno provocato ai clienti, per loro è scattato il concorso nello stesso reato. E i direttori, o almeno alcuni di loro, di Banca popolare di Vicenza e di Veneto Banca che hanno agito allo stesso modo? La domanda è legittima, erano o non erano a conoscenza di piazzare alla clientela delle patacche? Lasciamo al lettore la risposta. Speriamo invece che scattino indagini anche in questi due istituti perchè forse se qualcuno di questi signori, diventati esecutori materiali per conto del loro padrone di veri e propri latrocini, potesse dover risarcire non sarebbe male, perchè il comportamento del funzionario di banca “tipo” potrebbe farsi leggermente più etico. Trincerarsi dietro al fatto di aver ricevuto ordini dall'alto non può essere una giustificazione, non lo è mai, non o è neppure in un esercito dove il rischio è di finire sotto corte marziale, figuriamoci se non è possibile rifiutarsi per un bancario qualsiasi. Se poi invece si scoprirà, come pare certo, che scattavano incentivi per la “raccolta” compiuta, allora il cerchio si potrebbe davvero chiudere assieme alle sbarre delle porte delle patrie galere.