Porto di Trieste: Antonio Gurrieri si dimette ed esce di scena. Critiche dure dall’opposizione alla giunta regionale
Le reali motivazioni delle dimissioni Antonio Gurrieri da Commissario del porto di Trieste e conseguente rinuncia alla candidatura alla presidenza le conoscono lui e pochi altri di certo Gurrieri ha spiazzato tutti, o quasi. Nulla era trapelato fino all’annuncio, pare che anche a Roma non ne sapevano nulla i membri della Commissione Trasporti della Camera che avrebbero dovuto approvare la sua nomina a presidente. ovviamente un peso ha l’inchiesta della Procura di Trieste che ha indagato Gurrieri per riciclaggio. L’inchiesta ha a che fare con fondi ricevuti da Singapore e con una sua società di consulenza e di formazione con base in Austria. “Questioni che non c’entrano né col Porto né col mio incarico ad Alpe Adria”, scrive Gurrieri in un comunicato, “questioni private su cui farò chiarezza”. Allora è chiaro che se quella vicenda non preoccupa l’interessato probabilmente a preoccuparlo sono i segnali collaterali che gli sono arrivati e che lo hanno consigliato di cercare maggiore tranquillità nella vita privata. Ovviamente le dichiarazioni si sprecano, perchè si sa, il mondo della politica quando ci sono in ballo nomine eccellenti, entra in fibrillazione. Ad andare giù pesante il Pd non tanto con la nota della segretaria regionale Caterina Conti secondo cui: “Il porto di Trieste non può più perdere un giorno. Tutti in fila, dal sindaco di Trieste al ministro dei Trasporti passando per il presidente della Regione devono assumersi la responsabilità di questa impasse istituzionale e politica”. Una presa d’atto “degli ultimi sviluppi” con richiesta “che le prossime scelte siano rapide, cristalline, fondate solo su merito e adeguatezza”. Che a voler essere maliziosi cela un giudizio negativo non solo sulla vicenda ma anche sui personaggi in campo. Ma ad essere maggiormente caustico sempre in casa Dem è il consigliere regionale Francesco Russo che lancia il suo j’accuse: “La rinuncia di Antonio Gurrieri non solo lascia nel caos il Porto di Trieste, ma certifica il totale fallimento del centrodestra nazionale e locale nella gestione di una delle principali realtà economiche regionali”. Secondo Russo, «questo fallimento ha responsabilità ben precise, a partire da quelle del ministro e del viceministro dei Trasporti, i leghisti Salvini e Rixi, della presidente Meloni e del suo partito e di tutto il centrodestra che, anche nelle commissioni parlamentari, da mesi sta dando vita a una sceneggiata che tiene bloccato tutto il sistema logistico italiano». I dati recenti dei traffici, continua, «dimostrano che l’Autorità portuale triestina sta soffrendo pesantemente la crisi di governance dovuta all’incapacità del centrodestra di individuare professionisti qualificati invece di perseguire semplicemente la logica dello spartirsi le poltrone». Per Russo, «sarebbe interessante capire quali sono le giustificazioni con cui il presidente Fedriga, il vero capo della destra a Trieste, proverà a difendersi. Deve ancora spiegare perché era nella stanza in cui fu ordinato a Gurrieri di cacciare in malo modo il segretario generale Torbianelli e ora ci piacerebbe sapere perché dopo più di un anno non è stato capace di chiedere a Roma una soluzione dignitosa per il nostro Porto». Il centrosinistra, conclude, «quando fu il suo turno, individuò velocemente un professionista stimato da tutte le parti politiche come Zeno D’Agostino e lo lasciò libero di scegliere i suoi più stretti collaboratori. Fedriga e la destra smettano di trattare il Porto come una loro proprietà dove piazzare amici fidati anche se non all’altezza e pensino una volta tanto al bene della comunità. Adesso i cittadini li aspettano al varco».




