Pre Meni se ne è andato. La sua eredità: un vasto orizzonte

«Il bilancio della mia vita non dico che è soltanto positivo, ma soddisfacente. Non avrei mai pensato, agli esordi, di raggiungere traguardi che sognavo e che forse nemmeno sognavo». Sono le parole di Domenico Zannier il giorno che compì 75 anni. L’altra notte Meni se ne è andato, e con lui un altro pezzetto della nostra letteratura, riducendosi ulteriormente la piccola schiera di persone degne. Poeta della Val Canale, nato a Pontebba il 31 agosto del 1930, nella sua vita si è aggiudicato numerosissimi premi, perfino due candidature al Nobel. Con ben 48.541 versi, Zannier ha donato alla letteratura friulana il primo ciclo epico di tutti i tempi. Vastissimo. Ma poco serve raccontare qui oltre mezzo secolo di scrittura, la sola cosa che in estrema sintesi possiamo fare, è ringraziare Meni d’aver insegnato ai friulani ad essere friulani.
«E’ chiaro che io sono figlio di questa terra e con una cultura friulana e italiana ed europea, – disse ancora Zannier – ma il mio orizzonte intellettuale abbraccia il mondo e tutti gli uomini, si pensi al poema indiano. Questo dovrebbe essere insito in un cristiano. Tanto più che oggi si parla di globale. Per chi crede che il friulano sia un’appendice linguistica e culturale dell’italiano e che le esperienze letterarie compiute in letteratura italiana rendono inutili certe forme d’arte del genere in friulano, io ritengo che le due lingue sono indipendenti e che le esperienze dell’una non sono quelle dall’altra. Si deve quindi realizzare in friulano quanto manca d’ogni genere letterario. Le due culture non sono convergenti, ma parallele e nella loro evoluzione neppure contemporanee, se non per cronaca. Ci si deve salvare come storia, carattere, autonomia, come popolo».
Ma ecco il cordoglio degli esponenti del mondo politico friulano. 

Il sindaco di Udine, Furio Honsell: «A nome mio e di tutta la città esprimo profondo cordoglio per la scomparsa di questa importante figura della cultura friulana, che con le sue opere ha saputo promuovere come pochi l’uso del friulano. Un autore straordinario, protagonista di una produzione sterminata. È stato uno dei “cantori” più autentici e amati della lingua friulana, di cui è stato a lungo un importante punto di riferimento in ambito letterario. Per tutti questi motivi come amministrazione comunale decidemmo di assegnare a Zannier il sigillo della città. Un riconoscimento che voleva sottolineare il valore fondamentale della letteratura in lingua friulana per il territorio e per la città di Udine e che onorò profondamente il poeta friulano. “Quando mi hanno detto che il Comune di Udine, la capitale morale e culturale del Friuli, voleva assegnarmi il sigillo della città, non ho potuto trattenere la commozione. – dichiarò Zannier durante la cerimonia di consegna del riconoscimento – Ringrazio Udine per avermi riconosciuto come un suo figlio.  Il mio sogno era quello di una poesia all’altezza del mondo – affermò ancora il poeta. Saranno gli anni a venire a giudicare la mia produzione”».

Il presidente dell’ex Provincia, Pietro Fontanini: «Annus horribilis questo 2017 per il Friuli – esordisce Fontanini alla notizia della scomparsa di don Domenico Zannier – Il Friuli piange un altro figlio illustre: un sacerdote, grande intellettuale espressione di quella parte della Chiesa friulana impegnata a fianco al popolo per promuovere l’identità friulana. Indubbie le sue qualità di intellettuali riconosciute anche a livello internazionale come testimoniato dalla candidatura al Premio Nobel per la letteratura per ben due volte negli anni Ottanta grazie alle Università di Innsbruck e di Salisburgo (1986 e 1987) e da una importantissima ed eterogenea produzione letteraria. Ma uno degli aspetti più importanti della personalità del prof. Zannier fu senza dubbio il suo impegno sociale e civico, mettendo a disposizione del popolo il suo sapere: negli anni Cinquanta fondò la Scuele Libare Furlane per insegnare ai giovani la lingua e la storia del Friuli e fino all’ultimo si impegnò per la valorizzazione dell’identità friulana. Nel 2015 infatti mi inviò una lettera con la quale si schierava apertamente contro la riforma degli enti locali, bocciandola e definendola “Un ritorno al Medioevo territoriale per il Friuli”. Portò avanti questa battaglia partecipando anche negli ultimi mesi ad incontri pubblici in occasione del Referendum costituzionale di dicembre. Mandi pre Meni».

Di seguito il contenuto della lettera trasmessa al presidente Fontanini a fine febbraio 2015.

«Friuli: ritorno al Medioevo territoriale: Non accadeva da sette secoli. Dallo Stato Patriarcale, passando per il dominio veneziano, napoleonico, austriaco e italiano, Udine era sempre stata la capitale amministrativa del Friuli. Il passaggio di Gorizia agli Asburgo aveva causato una prima divisione regionale e statuale, non sanata che per un breve periodo all’indomani della Grande Guerra. La Provincia del Friuli integrale durò poco e Gorizia ritornò capoluogo di Provincia. Nel Secondo Dopoguerra si è costituita la Provincia di Pordenone, favorita da Trieste, divenuta nel frattempo capitale della composita Regione Friuli-Venezia Giulia. L’ultimo tentativo di smembrare il Friuli è stato il progetto della quinta provincia di Tolmezzo. Trieste ha sempre avuto la sindrome dell’accerchiamento, a torto o a ragione. L’ingiusta mutilazione territoriale del retroterra carsico potrebbe essere una scusante che oggi non regge. Ora vengono azzerate tutte le province della Regione a vantaggio dell’unico Centro non friulano. Udine rappresentava il Friuli storicamente, culturalmente e amministrativamente, sia pure indebolito da campanilistiche e inutili divisioni. La sua cancellazione è un atto di ingiustizia verso la realtà della Patria del Friuli e un atto di incurante disprezzo verso la nostra identità e la nostra Storia. Ma si può chiedere rispetto a chi non sa nulla del Friuli? Da un po’ di tempo in qua i Friulani votano per esiti maldestri. Dove sono scomparsi i radicalfriulanisti? I leninisti della lingua? E il clero etnico e gli intellettuali di ogni specie e grado? Tutti presi in contropiede o cavalli di Troia. Inutile lamentarsi di realtà territoriali e linguistiche smembrate, quando si lavora allo smembramento del Friuli per entità non friulane e addirittura non italiane. Questo Friuli polverizzato in 17 emirati posticci è un ritorno ai frazionamenti medioevali e semifeudali. Un comune per sua natura non ha mai la visione globale del territorio di un ente sovracomunale che funge da equilibratore delle diverse e singole esigenze. Mi domando perché si siano aboliti i mandamenti che illustravano le medie città provinciali. Sempre per risparmiare soldi? e per soldi preture e tribunali? E per soldi le province? Può essere. Ma, finiamola di dire insulsaggini. Si farebbero anche riforme pretestuose e fantasiose per stare a galla politicamente e in questo caso favorire un’unica città, non friulana, cui dobbiamo far capo e servire. Speriamo contro ogni speranza per il bene del Friuli. Il presidente della agonizzante Provincia di Udine, Pietro Fontanini ha fatto celebrare l’Anno dei Patriarchi con manifestazioni e pubblicazioni di sorprendente attualità. Non mi curo delle vane critiche alla sua iniziativa anche da parte di chi sta diluendo il Friuli. I Patriarchi rappresentano, insieme al Ducato Longobardo, un momento forte e irripetibile della nostra identità storica e umana. L’abolizione delle Province annulla la presenza delle realtà civili e dello Stato. Non ci saranno più prefetti, presidenti, questori. I presidenti delle “Unioni” saranno dei semplici “primi inter pares”. Le città capoluogo di Provincia non potranno fondare identità civile, ridotte a vestigia storiche turistiche. Restano le Diocesi con i Vescovi. Non risulta che l’Arcidiocesi di Udine e quelle di Gorizia e Concordia-Pordenone vengano soppresse e i Friulani potranno vedere nelle rispettive sedi episcopali e nel territorio ad esse connesso una più ampia e vasta aggregazione morale e culturale. E i nostri Vescovi sono pure gli eredi del glorioso Patriarcato di Aquileia, di Aquileia e non di Trieste, con buona pace di certe riforme. Se lo Stato (o il Friuli) si scioglie, supplet Ecclesia. 
Domenico Zannier»

L’europarlamentare, Isabella De Monte: «Don Domenico Zannier è stato uno straordinario rappresentante della cultura friulana e un esempio di grande e genuino attaccamento alla nostra terra, al Friuli, alla sua lingua, tradizioni, cultura.  Ho avuto modo di conoscere e apprezzare don Zannier quando ero vicesindaco di Pontebba, di cui lui era originario e sono rimasta colpita dalla sua umanità e semplicità. Perdiamo una persona autentica e di grande valore, umano e intellettuale».

«Ho ancora in testa programmi e progetti e continuo a lavorare. – disse il poeta dieci anni fa –  Mi sento ancora abbastanza lucido e giovane. Vorrà dire che cadrò sulla breccia».
E nonostante i suoi 86 anni, e proprio dalla breccia che ci ha salutati.   

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Il cordoglio di Honsell: “al poeta friulano il sigillo della città: “È stato uno dei “cantori” più autentici e amati della lingua friulana, di cui è stato a lungo un importante punto di riferimento”

 

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