Primarie Pd “lascia o raddoppia”, Renzi cambia le carte in tavola

“Tra quattro giorni si svolgeranno le primarie per individuare in modo democratico il segretario del Pd per i prossimi quattro anni: il vincitore sarà anche il leader candidato a Palazzo Chigi alle prossime elezioni”. Si apre così l'odierna e-News dell'ex segretario Pd Matteo Renzi che con uno dei soliti colpi a sorpresa, sentendo odore di vittoria, ma non di trionfo, tenta la carta di ampliare la platea dei votanti appropriandosi anche alla candidatura a futuro premier, con un automatismo che anche se risulta nelle regole statutarie del Pd non sono in realtà un obbligo. Insomma un “lascia o raddoppia” indirizzato alla platea larga dei possibili elettori. Un tentativo di prendere i classici due "piccioni con una fava", fava che non va giù agli altri candidati. Orlando ed Emiliano. Fra l'altro per assestare il suo colpo gobbo a quattro giorni dal voto, Renzi cerca una scusa davvero singolare, facendo passare la sua forza per una debolezza. Si legge sempre nell'e-News: "In molti vogliono farci credere che il risultato sia già scritto. E lo fanno per allontanare molti di voi dai gazebo che saranno aperti domenica prossima 30 aprile, dalle 8 alle 20. Non caschiamoci, vi prego! Il passaggio di domenica è fondamentale e noi abbiamo molto bisogno dell’impegno di voi tutti". Ma a riprova di quanto sia ancora bruciante e aperta la ferita della “tranvata” presa il 4 dicembre, con la sconfitta nel referendum sulle modifiche costituzionali, l’ex premier aggiunge una sua nota polemica, che non certo involontariamente, attacca il governo Gentiloni che evidentemente, nella visione renziana, somiglia sempre di più a quello Letta. L'ex premier infatti scrive: "Noi vogliamo che chi andrà a votare domenica possa scegliere un'idea di futuro. Non un concentrato di critiche. Idee, non polemiche. Se toccherà a noi lo decideranno gli iscritti al Pd, i simpatizzanti del PD, i cittadini italiani. Nessun altro. Ma se toccherà a noi dovremo lottare per non rassegnarci all'immobilismo che dopo il referendum del 4 dicembre sembra aver bloccato la vita politico istituzionale italiana". Ma ne ha per tutti Renzi, ovviamente non risparmia la freccia avvelenata al fronte del No e in particolare a Massimo D'Alema che evidentemente ritiene il maggior responsabile della sua disfatta “costituzionale”, dimostrando probabilmente di non aver capito per davvero le dinamiche che hanno portato gli italiani a dargli lo sberlone. "Avevano detto: se vincerà il no, in sei mesi risolveremo tutto. Dopo cinque mesi la palude regna sovrana. E il Pd da solo non ha i numeri per cambiare le cose. Ma noi non ci accontentiamo di chi dice solo no. Di chi vuole solo bloccare tutto. E faremo di tutto per restituire energia, slancio, vigore al paese".
Insomma l’appello di Renzi ricorda un poco quella predica, diventata famosa nella prima repubblica, quando in una domenica del voto, in pieno silenzio elettorale, un sacerdote furbacchione tuono dal pulpito: “Cari fedeli andate a votare e.... mi raccomando: votate per chi volete.... ma che sia un partito democratico e cristiano”.

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