Processo sulla tragica morte di Stefano Cucchi, uno dei carabinieri imputati parla e chiama in causa due dei militari a processo per il pestaggio

E' un vero e proprio colpo di scena quello nel processo sulla tragica morte di Stefano Cucchi, il giovane romano deceduto all’ospedale Pertini della Capitale dopo essere stato picchiato e arrestato il 16 ottobre 2009 per detenzione di droga. Uno dei cinque carabinieri imputati, Francesco Tedesco, in tre interrogatori successivi resi davanti al pm di Roma, Giovanni Musarò, ha ricostruito i fatti di quella notte e ha «chiamato in causa» due dei militari a processo per il pestaggio .
Tedesco tira in ballo per la prima volta - per quanto riguarda il pestaggio - due suoi colleghi e accusa il maresciallo Roberto Mandolini e il carabiniere Vincenzo Nicolardi di essere stati a conoscenza di quanto avvenuto. La notizia che era stata tenuta riservata la dà nel corso dell'udienza il pm Giovanni Musarò che, davanti alla prima Corte d'Assise, rivela come, "il 20 giugno scorso, Francesco Tedesco ha presentato una denuncia contro ignoti in cui dice che quando ha saputo della morte di Cucchi ha redatto una notazione di servizio". Il documento «assolutamente importante per la ricostruzione dei fatti, è stato sottratto» e non ce n’è più traccia. Sulla base di questo atto, il rappresentante dell'accusa ha detto che è stato iscritto un procedimento contro ignoti nell'ambito del quale lo stesso Tedesco ha reso tre dichiarazioni. "In sintesi - ha aggiunto il pm Musarò -  ha ricostruito i fatti di quella notte e chiamato in causa gli altri imputati: Roberto Mandolini sapeva fin dall'inizio quanto accaduto, Alessio Di Bernardo e Raffaele D'Alessandro furono gli autori del pestaggio su Cucchi e Vincenzo Nicolardi, quando testimoniò nel primo processo, mentì perché sapeva tutto e ne aveva parlato in precedenza con lui". I successivi riscontri della procura hanno portato a verificare che "è stata redatta una notazione di servizio - ha detto il pm - che è stata sottratta e il comandante di stazione dell'epoca non ha saputo spiegare la mancanza". Durante gli atti istruttori, spiega in udienza Musarò, Tedesco ha chiamato in causa tutte le persone imputate nel processo: «secondo quanto messo a verbale da Tedesco, Roberto Mandolini sapeva fin dall’inizio quanto accaduto, Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro furono gli autori del pestaggio su Cucchi e Vincenzo Nicolardi, quando testimoniò nel primo processo, mentì perché sapeva tutto e ne aveva parlato in precedenza con lui». Parole pesantissime che arrivano a poche udienze di distanza da altre importanti rivelazioni. Erano già emersi, infatti, una serie di verbali falsificati, anomalie, e versioni «concordate» tra carabinieri considerati dall’accusa schiaccianti elementi a carico dei carabinieri della stazione Appia. Sotto indagine del pm Musarò ci sono anche i diversi episodi di falso tra cui spiccano due episodi quello che chiama in causa il carabiniere, Gianluca Colicchio, all’epoca in servizio alla stazione Tor Sapienza, e le due annotazioni redatte dal carabiniere scelto, Francesco Di Sano. Su entrambi gli episodi sono in corso verifiche e indagini da parte dei magistrati romani che dopo quelle affermazioni hanno dovuto aprire un fascicolo a parte sui due militari dell’Arma che di fatto in udienza hanno ammesso di aver dichiarato il falso. «Processo Cucchi. Udienza odierna ore 11.21. Il muro è stato abbattuto. Ora sappiamo e saranno in tanti a dover chiedere scusa a Stefano e alla famiglia Cucchi», ha scritto Ilaria Cucchi sul suo profilo Facebook nel corso dell’udienza.

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