Proposta nuovi Consigli di quartiere a Udine, l’opinione di Patto per l’autonomia

Il direttivo della “Comunitât di Udin” del Patto per l'Autonomia accoglie favorevolmente il progetto di costituzione dei Consigli di quartiere quale strumento di “dialogo con i cittadini” stando alle dichiarazioni del sindaco Fontanini. Tuttavia non condivide l’impostazione della struttura dell’organismo interamente nominata dal sindaco con ben 6 rappresentanti politici più 3 espressioni delle associazioni, magari amiche della maggioranza… Ancora una volta per fare un passo in avanti, se ne fanno due indietro. Con questa scelta non ci sono veri spazi di rappresentanza per i cittadini comuni che, svincolati dai partiti, vorrebbero mettersi a disposizione della comunità del quartiere per dialogare ed elaborare proposte dal basso da proporre poi al sindaco, alla giunta e al consiglio comunale, unici organi deliberanti a seconda dei casi. Questa giunta si dimostra troppo legata al vecchio modo di far politica occupando spazi invece di liberare capacità e risorse dei cittadini comuni. Basterebbe la presenza in ogni consiglio di quartiere dell’assessore competente e un rappresentante ciascuno della maggioranza e minoranza, i restanti componenti siano semplici cittadini. Come selezionarli? Il loro percorso di selezione può essere tra i più svariati, possono essere eletti da una lista unica di candidati, o sorteggiati da un elenco di volontari, magari facendoli emergere in sede di assemblee di quartiere. La soluzione può essere anche mista. Basta osservare i tanti esempi positivi esistenti in Italia e nel resto dell’Europa. Chiediamo al sindaco Fontanini di credere nei cittadini udinesi e nelle tante associazioni presenti, non solo tre, facendosi parte attiva nella promozione alla partecipazione della vita civica evitando di imporre nei quartieri ulteriori parlamentini politici calati dall’alto ed autoreferenziali, magari con l’intento di creare vetrinette per ex candidati dei partiti.