Quando il fuoco amico svela la propaganda
Ci voleva il fuoco amico per smascherare anni di propaganda costruita sul nulla.
La risposta di Di Piazza è emblematica. L’eurodeputata, consigliera comunale, eminenza grigia della destra monfalconese, Anna Maria Cisint, chiede accesso agli atti sulle moschee di Trieste – strutture regolari e monitorate dal Comune dal 2015 – senza nemmeno informare il sindaco, esponente dello stesso centrodestra. La risposta è stata netta: sulla stampa di oggi Dipiazza ha fatto sapere che “non abbiamo bisogno di lei a Trieste”, rivendicando che la città non ha problemi da quel punto di vista grazie alla sua tradizione multiculturale.
Ed è esattamente quello che, da anni, diciamo anche per Monfalcone. Cisint ha costruito una narrazione allarmistica su presunte “emergenze” di radicalismo religioso dove non esistevano, trasformando la presenza di comunità diverse in un caso mediatico nazionale. In una città che ha governato per dieci anni senza riuscire a costruire legami significativi e pacifici con le comunità a differenza di altre città.
Ha chiuso centro culturali, alimentato divisioni, creato conflitti dove c’era convivenza pacifica. Non per risolvere problemi, ma per costruire una piattaforma politica sulla paura.
E ora prova a esportare lo stesso copione a Trieste. Ma stavolta ha incontrato un muro: quello di un sindaco di centrodestra che, pur appartenendo alla stessa coalizione, ha avuto il coraggio di dire ciò che noi sosteniamo da tempo. Possono esistere comunità che convivono, moschee regolari, rapporti istituzionali normali. Esisteva, e purtroppo esiste ancora, chi su questa normalità costruisce campagne d’odio per raccogliere consenso.
Monfalcone non aveva bisogno di crociate, Trieste non ne ha bisogno. L’Italia non ne ha bisogno. Abbiamo bisogno di politici che affrontino i problemi veri – redditi, lavoro, costo della vita – non di chi inventa minacce inesistenti per fare carriera.
Finalmente qualcuno, anche nel centrodestra, se n’è accorto.
Cristiana Morsolin




