Quando l’opposizione si astiene fa come Ponzio Pilato e si allontana dal suo ruolo

Sia a Roma che ha Trieste la destra al governo dimentica di essere protempore e visto che è di stretta cronaca, citiamo la sindaca di Genova Silvia Salis che, commentando la sua esclusione dal palco del taglio del nastro per la 66^ edizione del Salone nautico internazionale, ha chiosato: «Vorrei solo ricordare che noi siamo in prestito alle istituzioni, le istituzioni non sono ‘nostre’. Gli incarichi che abbiamo li serviamo, non servono a noi. Noi rappresentiamo le istituzioni per le quali siamo state votati”. Purtroppo questo concetto non è ben chiaro né a Giorgia Meloni e alla sua maggioranza né a Massiliano Fedriga &c. Purtroppo però, in quel di Trieste, non sembra essere chiaro neppure ad una gran parte dell’opposizione, con oggi in più uno strano ribaltamento dei ruoli. Più volte in passato avevamo evidenziato come vi fosse una certa debolezza e quasi accondiscendenza nel giudicare, ma soprattutto contrastare efficacemente la gestione della destra del Fvg e oggi ci tocca ribadire il concetto anche se con una variante sorprendente. Ad essere stati contagiati da una sorta virus di buonismo procedurale, non è stato il Partito Democratico, che spesso ne è stato affetto, ma le altre opposizioni. Infatti ieri il Consiglio regionale ha approvato la riforma del governo del territorio Ddl 90 con 25 voti a favore della maggioranza, la contrarietà dei 7 consiglieri del Pd e ben 8 astenuti (Avs, M5S, Open Sinistra Fvg, Patto per l’Autonomia Civica-Fvg e il consigliere Marko Pisani della Slovenska Skupnost). Sorprende soprattutto che l’astensione sia arrivata dalla sinistra della sinistra. Ed allora abbiamo cercato di capire, non nel merito del provvedimento, ma nel fenomeno “sociologico” che ha provocato l’astensione su una pessima legge e che non può essere giustificata perché “serviva” o con quella che dovrebbe essere una corretta dinamica democratica, perché in Pza Oberdan questa è naufragata da tempo nei comportamenti bullistici della maggioranza e nel fatto che il Consiglio regionale è di fatto ridotto al ruolo “notarile” di vidimazione di decisioni prese in altre aule. Viene quindi da chiedersi se la convivenza nelle aule politiche rammollisca le opposizioni. Non abbiamo ovviamente una risposta, questa la lasciamo alle esperienze dei lettori, nella consapevolezza che questa affermazione esprime una critica classica e frequente alla politica istituzionale. Insomma secondo questa prospettiva, la frequentazione quotidiana, la vicinanza fisica e la necessità di mediazione all’interno delle aule politiche, tendono a smussare i conflitti ideologici, indebolendo la forza e la combattività delle opposizioni. Insomma il bon ton istituzionale indebolisce la determinazione e così alla fine si perde di vista il proprio ruolo d’opposizione magari scambiando l’approvazione di qualche marginale emendamento, o peggio ordine del giorno (che non si nega a nessuno), come vittoria personale spacciata per  “collettiva”. Ed ecco che si fa strada la critica del “rammollimento” per integrazione nel sistema o peggio per rivendicare un proprio ruolo e magari a futura memoria. Insomma c’è chi sostiene che la convivenza indebolisce l’opposizione perché si viene istituzionalizzati, normalizzati. Secondo questa teoria i rappresentanti dell’opposizione, entrando nei meccanismi formali, tendono ad assorbire le regole, i ritmi e i privilegi del sistema che dovrebbero contrastare. Si fanno quindi strada delle logiche di compromesso, che non sono sempre un male, ovviamente, sempre che la controparte sia fatta da galantuomini e questo, ormai, è quasi una chimera, perché l’onestà intellettuale in politica è sempre meno di casa, soprattutto quando c’è odore di spartizione di poltrone o peggio di seggi elettorali. Ed allora ecco che appare la scappatoia: l’astensione che non a caso aveva nella storia un massimo estimatore “Ponzio Pilato”. Sappiamo come è finita la storia.

Fabio Folisi