Querelle sul Fondo Pasolini, la biblioteca Joppi di Udine risponde al Centro studi di Casarsa

«Siamo dispiaciuti per questa presa di posizione da parte del Centro studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa, che naturalmente era stato avvisato per tempo della donazione. Confidiamo comunque che questo fraintendimento possa essere superato anche con una futura collaborazione fra i nostri due enti». Il direttore della biblioteca civica Joppi di Udine, Romano Vecchiet, chiarisce così la questione relativa ai manoscritti inediti di Pasolini donati questa settimana proprio alla biblioteca udinese da parte della docente Giuliana Cumini. «Nessuno ha mai cercato di nascondere questa donazione, anzi – prosegue Vecchiet –. È chiaro però che se la professoressa Cumini ha scelto di donare questo prezioso fondo a Udine, non a Cividale – suo paese di nascita e dove oggi risiede – né a Casarsa, e né tantomeno di vendere a qualche ricca istituzione straniera, ciò è avvenuto per sacrosanti, personali e insindacabili motivi. Per quanto riguarda invece le questioni relative alla consultazione dei documenti sarà mia cura interessare la Soprintendenza archivistica regionale».
Il direttore della Joppi tende comunque la mano al Centro studi Pasolini. «Non ci debbono essere opposizioni campanilistiche tra Udine e Casarsa – sottolinea Vecchiet –. La battaglia da fare insieme è invece un'altra: quella di poter mettere a disposizione di tutti coloro che lo volessero questi materiali, di confrontarli filologicamente tra loro, a prescindere dalla loro proprietà». Una posizione condivisa anche dall'assessore alla Cultura del capoluogo friulano, Federico Pirone. «Il Comune di Udine e la biblioteca Joppi hanno beneficiato di una preziosa donazione e non è nel nostro Dna, né in quello delle altre istituzioni cittadine, perserguire logiche di campanile o di autoreferenzialità – spiega Pirone –. Sicuramente le garanzie che può offrire una biblioteca come la Joppi, di fronte a materiali originali di un grande intellettuale come Pasolini, sono quelle della trasparenza, della proprietà pubblica e della condivisione dei propri beni nell'interesse del territorio a cui facciamo riferimento. Entrambe le nostre realtà fanno comunque parte di un sistema in cui la collaborazione tra enti diversi è fondamentale, soprattutto in un'era in cui il digitale ha trasformato completamente le modalità di consultazione ai fondi archivistici».