‘Radici’, evento per fare ‘vivere’ il Monumento alla Resistenza tra performance multimediali e frammenti di memorie

 Che senso ha oggi il Monumento alla Resistenza di piazza XXVI luglio? Se ne parlerà martedì 18 luglio all’interno dello stesso monumento, che prenderà vita grazie al collettivo BridA (che si occupa di Arti visive) e alla sua installazione di ricordi e memorie. A confrontarsi, a partire dalle 19, saranno Luca Giuliani, responsabile scientifico del progetto, Marco Busolini, che ha seguito la ricerca storico architettonica, Francesco Rossi del collettivo zeroidee, che produce lo spettacolo, il collettivo BridA.
I commenti che generalmente si sentono, riguardano la sua estetica, poco gradita ai cittadini. Ma anche la sua mole non passa inosservata, è decisamente ingombrante. Impossibile non notarlo. Tutto vero. È grande, e fatto in cemento. È al centro di una piazza che un tempo aveva un volto diverso. Ma oltre a notare questa sua ‘inadeguata’ forma e posizione, bisognerebbe domandarsi: “Perché è lì? Perché hanno deciso di costruirlo, questo Monumento alla Resistenza?”. Alla ricerca di queste risposte, delle nostre radici, che forse non sempre ricordiamo di avere, di quella storia così lontana, ma così vicina, è nato un progetto – sostenuto dalla Regione Friuli Venezia Giulia e che si avvale della ricerca storico-architettonica di Marco Busolini, con la supervisione del responsabile scientifico, Luca Giuliani - targato associazione culturale Modo che appunto si chiama ‘Radici’.

Il 19 luglio, in una location d’eccezione
Dopo un percorso fatto di molte tappe (e molte altre ce ne saranno anche dopo) il 19 luglio, alle 21.30 (l’installazione del gruppo BridA è in programma dalle 20), proprio all’interno del tanto discusso Monumento alla Resistenza firmato da Gino Valle (a Udine) sarà possibile assiste a una performance multimediale e trans disciplinare, che rappresenta il culmine di questa riflessione fatta di arte, di scambio con il pubblico che, a suo modo, è stato e sarà, partecipe. “Abbiamo pensato all’identità – spiegano dall’associazione - non come frutto di una auto-affermazione ma come coscienza di una fragilità, di una instabilità di fondo che, se accettata, ci porta a scoprire un mondo nuovo. Ci porta verso l’altro. Abbiamo dunque guardato l'identità da un punto di vista differente, tale da metterci nella condizione di accettare quello che siamo realmente. Le radici – concludono - non come ciò da cui tutto nasce, ma ciò a cui si torna quando non si sa chi si è, quando si è incerti”. Il monumento di piazza XXVI Luglio è da subito risultato il luogo ideale per accogliere questa riflessione così ‘fuori dalle righe’. Perché non tutti sanno che la città di Udine ricevette una medaglia d’oro al valor militare per la guerra di Liberazione, e che proprio allora si volle un luogo che ricordasse la Resistenza proprio lì, in quella piazza che già ospitava il Tempio Ossario, costruito in memoria, invece, dei caduti della Grande Guerra. Fu indetto un concorso, al primo posto arrivarono gli architetti Gino Valle e Federico Marconi, assieme allo scultore Dino Basaldella e al designer Sandro Conti. L’opera fu conclusa nel 1969: si trattava di una struttura geometrica dalle forti connotazioni simboliche, che ricorda l’equilibrio precario su cui si sorregge la libertà.

Una ‘riflessione artistica’
Proprio li ci sarà modo per riflettere sulla Resistenza intesa come il coraggio di affermazione di una diversità. Niente bandiere, niente colori, ognuno ne darà la sua personale interpretazione e lo farà nell’oggi. In questo presente fatto di differenze nette, di contraddizioni che stridono. In questo ‘qui e ora’ fatto di guerre e di persone fuggono. Fatto di follia e di amore. In questo presente in cui gli eccessi paiono non avere limite ma che comunque strizza l’occhio al futuro. Sul palco (il terrapieno, di quello che prossimamente potrebbe essere dichiarato monumento nazionale) ciascuno degli artisti (Alessandro Berti, regista; Leo Virgili, arrangiatore/musicista; Francesco Rossi, cantautore; Paolo Paron, cantautore; Stefano Bragagnolo, musicista; Roberto Amadeo, musicista; Davide Vettori, musicista/sound designer; Cosimo Miorelli, illustratore; Angelica Margherita, ballerina; Andrea Rizzo, ballerino; Marta Bevilacqua, coreografa; Collettivo BridA, Arti visive) offrirà una produzione originale, dando vita a una performance unica, nella forma e nel genere che andrà a riempire il vuoto che tutti i giorni contraddistingue quel luogo tanto chiacchierato e biasimato. Protagonista, sarà sempre il pubblico, che grazie a ‘Radici’, forse, domani guarderà a quel ‘mostro’ in modo diverso, sapendo perché è lì e cosa rappresenta per il passato, per il presente, ma anche per il futuro (l’ingresso è gratuito)

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