Ragionando sul caso Gregoretti: è chiaro che è stata scelta unilaterale e arbitraria di Salvini. Rinvio Gup è comprensibile opportunismo

E' noto, come richiesto dalla difesa dell’ex ministro dell’interno Matteo Salvini il Giudice dell’udienza preliminare di Catania ha deciso un rinvio per svolgere un’ulteriore attività istruttoria. Il gup di Cataniain sostanza ha rinviato l’udienza preliminare per il caso Gregoretti al 20 novembre, quando sarà sentito il premier Conte e l’ex ministro Toninelli, mentre il ministro degli Esteri Di Maio e la ministra dell’Interno, Lamorgese saranno sentiti dal 20 novembre, i tempi quindi si allungano ma anche se l'ex ministro Salvini canta vittoria la decisione di non decidere non è segno che il Gup sia orientato ad “assolverlo” ma semplicemente che il giudice vuole coprirsi le spalle facendo tutto quanto in suo potere per evitare future critiche, missione impossibile perchè le critiche in ogni caso arriveranno, del resto è noto il mestiere di giudice sia così, non può “accontentare” tutti, qualcuno fra le parti in lite resta comunque scontento. Detto questo è evidente che le dichiarazioni dei sostenitori del leader leghista e dei suoi alleati rafforzano il tentativo palese di caratterizzare come “politico” il processo nei confronti dell’ex ministro dell’interno, quando invece si tratta di accertare fatti penalmente rilevanti, sui quali il Tribunale dei ministri di Catania aveva puntualmente individuato responsabilità personali, che nulla hanno a che fare con il giudizio politico sulla vicenda, come i leader del centro destra e media a loro disposizione tentano di fare credere. In sostanza chi sostiene che il processo Gregoretti abbia “natura politica” e che le scelte di Salvini sulla Gregoretti siano in sostanza insindacabili perché finalizzate alla “difesa dei confini”, come se questa potesse configurarsi come una causa di giustificazione, abdica alla sua funzione di magistrato indipendente e rimette alla polemica politica ed alle maggioranze nei sondaggi l’applicazione delle leggi dello Stato, un precedente gravissimo che mina alle fondamenta lo Stato di diritto e la Costituzione italiana.
Il tentativo della difesa di Salvini, che chiama in causa altri membri del governo giallo verde e persino membri del governo giallo rosso, costituisce solo un rinvio dilatorio che a ben vedere potrebbe tradursi in un boomerang per l’ex ministro dell’interno quando gli altri ministri chiamati in causa ribadiranno come già dichiarato in atti ufficiali, la natura personale ed individuale delle scelte adottate sul caso Gregoretti dal titolare del Viminale.
Vedremo come andrà ma è evidente che sulla decisione di rinvio operata dal Giudice dell’Udienza preliminare di Catania hanno sicuramente pesato il clima generato dentro e fuori l'aula del tribunale, ma soprattutto il fatto che l’attuale governo solo oggi ha deciso di smettere di ritardare l’ingresso nelle acque territoriali alle navi private che hanno soccorso naufraghi in acque internazionali, lasciando quindi spazio alla tesi secondo cui vecchio governo e nuovo si stiano comportando allo stesso modo, anche se non dovrebbe sfuggire il fatto che nave Gregoretti non è imbarcazione ong ma nave della Marina militare Italiana e questo in ogni caso dovrebbe fare la differenza, almeno agli occhi del giudice. Salvini del resto non ha nascosto la sua strategia “politico giudiziaria” tanto da aver subito dichiarato: “Sono contento che debba essere ascoltata anche l’attuale ministro dell’Interno Lamorgese e che le si possa chiedere: avete fatto qualcosa di diverso l’anno successivo? Perchè in decine di interviste si dice che l’iter è stato lo stesso, anche con una permanenza di 11 giorni, e non 4, in attesa di ricollocamento”. Tace ovviamente l'ex ministro che ben diverse sono state le condizioni in cui i naufraghi trascorsero i giorni a bordo della nave militare Gregoretti rispetto alle attuali “quarantene” su navi traghetto attrezzate per ospitare persone. E anche se la difesa di Salvini ha insistito sulle buone condizioni di “accoglienza” a bordo di nave Gregoretti è la tipologia della stessa nave che inchioda l'ex ministro alle proprie responsabilità dato che i naufraghi erano ammassati in spazi all’aperto senza praticamente protezioni dalle intemperie o semplicemente dai raggi del sole. Per non parlare dell'unico servizio igienico a disposizione. Insomma può essere nascosto soltanto da commentatori in mala fede il dato oggettivo che la nave Gregoretti è una nave militare italiana, e che dunque i naufraghi trattenuti arbitrariamente a bordo si trovavano già in territorio italiano da quando erano saliti sulla nave, a differenza di quanto si è verificato nel caso delle navi delle ONG che battono bandiera straniera, e che vengono bloccate dopo avere effettuato soccorsi in acque internazionali. Del resto tale differenziazione viene ripresa anche dal Decreto interministeriale del 7 aprile scorso, che pur presentando numerosi aspetti di illegittimità non risulta applicabile al naviglio, privato o militare, battente bandiera italiana. Per fortuna oggi il nuovo decreto governativo, pare (bisognerà leggere bene il testo), ha corretto anche questo aspetto apprendo a tutti le procedure di salvataggio. Vero è anche però che la Procura di Catania ha insistito sulla richiesta di proscioglimento del senatore Salvini. Ci si ricorderà che il 20 settembre 2019 il Procuratore della Repubblica di Catania, a seguito della trasmissione degli atti da parte della Procura della Repubblica di Siracusa e della successiva attività istruttoria, aveva chiesto al Collegio per i reati ministeriali presso il Tribunale di Catania di disporre l’archiviazione del procedimento iscritto nei confronti del Ministro dell’interno Matteo Salvini «per infondatezza della notizia di reato».
La richiesta di archiviazione ribadita oggi dalla Procura di Catania ha quindi anticipato le tesi sostenute dalla difesa dell’ex ministro dell’interno, come se lo stato di diritto ed il rispetto delle leggi potesse piegarsi alle “istanze della maggioranza degli italiani”, tesi sostenuta da Giorgia Meloni nel solito delirio populista, o come se la “difesa della sovranità, dei confini nazionali” fosse una ragione sufficiente in periodo di pace per eludere il rispetto delle norme stabilite a difesa della libertà personale di tutti, italiani e non . A sostenere l’accusa rimangono ora poche parti civili, perché nessuna delle ONG ha ritenuto di costituirsi in questo processo proprio perchè riguarda una nave militare.

Nella prossima udienza del 20 novembre che in realtà dovrebbe essere abbastanza inutile, saranno sentiti a Catania il premier Conte e alcuni ministri del vecchio governo giallo-verde, ma anche di quello adesso in carica, come nel caso dell’attuale ministro dell’interno Lamorgese, ma in realtà sarà difficile emergono novità perche le dichiarazioni che potranno rendere a Catania i politici chiamati in causa da Salvini sono già all’interno dell’atto di accusa predisposto dal Tribunale dei ministri di Catania, sul quale si è pronunciato lo scorso gennaio anche il Senato, concedendo l’autorizzazione a procedere ed escludendo la natura collegiale delle decisioni adottate sul caso Gregoretti. Insomma sarà difficile che i politici sentiti diano differenti dichiarazioni rispetto a quelle già fornite, per non parlare del fatto che risulta agli atti del Tribunale dei ministri che già il 27 luglio 2019 la Centrale di coordinamento della Guardia costiera italiana (IMRCC) aveva richiesto al ministero dell’interno la indicazione di un Porto sicuro di sbarco richiesta che veniva respinta fino al 30 luglio 2019, per oltre tre giorni, una decisione che incideva direttamente sul rispetto del principio sancito dall’art. 13 della Costituzione in base al quale nessuna persona può essere privata della libertà personale per un tempo superiore alle 48 ore senza la convalida dell’autorità giudiziaria. Quindi la decisione sullo sbarco o sul trattenimento delle persone che si trovavano a bordo della Gregoretti in quei giorni di luglio del 2019, mentre si svolgevano trattative con altri governi europei sulla destinazione dei naufraghi, era direttamente ed esclusivamente riferibile all’ex ministro dell’interno. Del resto da atti ufficiali risulta che à la Presidenza del Consiglio dei ministri aveva fornito ai giudici precise informazioni sull’esistenza di ordini del giorno relativi al caso «Gregoretti» trattati nelle riunioni del Consiglio dei ministri eventualmente tenutesi tra il 25 ed il 31 luglio 2019, riferendo che, nell’unica riunione tenutasi in data 31 luglio 2019, la questione relativa alla vicenda non figurava all’ordine del giorno e non fu oggetto di trattazione nell’ambito delle questioni «varie ed eventuali» nel citato Consiglio dei ministri, né in altri successivi.
L'unico elemento che potrà avere una certa variabilità sarà la valutazione che il Gup vorrà attribuire al diritto internazionale del mare ed alle trattative intercorse con altri stati europei per la redistribuzione dei naufraghi. Nessun giudice potrà ovviamente ignorare l’esistenza di un preciso obbligo in capo al ministro dell’interno che deve indicare tempestivamente alle autorità marittime le modalità dello sbarco dopo una operazione di salvataggio, conclusa addirittura a bordo di una unità militare battente bandiera italiana, ma potrà valutare il peso dei fatti nel momento in cui avvenivano, anche se i naufraghi privati della libertà personale a bordo di una nave militare italiana non possono in nessun caso diventare arma di ricatto in una trattativa internazionale, come è stato fatto nel caso Gregoretti, perfino dopo che alcuni Stati europei avevano dato la loro disponibilità ad accogliere una parte dei naufraghi trattenuti a bordo della nave italiana. Infatti la nave di soccorso può essere ritenuta un luogo di accoglienza temporaneo ( nel tempo utile per raggiungere la terraferma) e solo al fine del completamento delle operazioni di soccorso, ma le Convenzioni internazionali non autorizzano che possa diventare un luogo di trattenimento a tempo indeterminato dei naufraghi in attesa che le trattative tra gli Stati sul loro trasferimento. Del resto il principio di sovranità nazionale può essere certamente salvaguardato anche dopo lo sbarco a terra.
Un dato è certo, il Gup di Catania ha in mano una patata bollente perchè dalla sua decisione dipende il livello effettivo di rispetto in Italia dello “Stato di diritto”, che alcuni ritengono ormai come un’ostacolo all’attuazione delle loro politiche sovraniste quando si parla di contrasto dell’immigrazione, ma che invece invocano quando si parla di mascherine o chiusure per il covid 19.

Fabio Folisi