Rapporto annuale dell’Ispra: Rischio idrogeologico amplificato da mano dell’uomo

«Il Rapporto annuale sul rischio idrogeologico dell’Ispra fotografa con la nitidezza e la precisione dei numeri le enormi criticità che riguardano la quasi totalità dei Comuni italiani. Gli allagamenti, le frane, gli smottamenti che anche in questi giorni hanno colpito diverse zone della Penisola sono effetti non riconducibili esclusivamente a fenomeni meteorologici di particolare intensità, ma più spesso il risultato impietoso degli sciagurati interventi dell’uomo. Anche una precipitazione di media intensità, infatti, può causare enormi problemi quando si abbatte su territori incapaci di assorbirla, impermeabilizzati e cementificati all’eccesso, in cui fiumi e torrenti sono stati costretti in letti troppo ristretti per far posto alla speculazione edilizia, dove manca la piantumazione o è assente qualsiasi attività di cura e manutenzione dell’esistente». Lo dichiara l’ing. Sandro Simoncini, docente a contratto di Urbanistica e Legislazione Ambientale presso l’università Sapienza di Roma e presidente di Sogeea SpA. «Pochi territori come quello italiano sono stati sfruttati, manomessi e sfregiati in nome di una cementificazione sregolata che ha generato e alimentato, ad esempio, il fenomeno della dispersione urbana. Le grandi città, ma anche realtà abitative di dimensioni assai più contenute, non hanno perseguito serie politiche di riqualificazione dell’esistente, ma hanno teso senza sosta ad abbandonare i centri storici e a svilupparsi verso l’esterno, creando periferie e frazioni prive dei necessari requisiti di sicurezza come adeguati argini per fiumi e torrenti, canali di scolo per la pioggia, impianti idrovori, zone dove far esondare in sicurezza i corsi d’acqua in caso di precipitazioni sovrabbondanti. Mentre la legge sul consumo di suolo è finita nel dimenticatoio dopo oltre quattro anni di lavori tra Camera e Senato, ci si riempie la bocca, spesso a sproposito, con il tema della rigenerazione urbana: trova fieramente posto nei programmi di qualsiasi forza politica, spesso si erge suo malgrado a protagonista nei dibattiti televisivi, a volte lo si tira fuori tanto per assicurarsi uno scontato gradimento. Almeno se ne parla, certo, e già è qualcosa. Ma in assenza di un’architettura legislativa nazionale, troppo spesso si lascia fare agli enti locali, che in nome della rigenerazione si spingono a varare provvedimenti e norme che rischiano di assumere i connotati di condoni edilizi mascherati».

Problema serissimo quello evidenziato, del resto  I numerosi disastri idrogeologici che hanno assillato l'Italia  in questi ultimi anni sembrano destinati a non essere  ricordi dato che c'è mancanza di adeguati interventi tempestivi volti a ridurre la franosità dei  territori in un Italia che per conformazione geologica è estremamente cedevole. Ma non è tutto perduto si potrebbe  ancora porre rimedio in molti casi, ad entrare in azione dovrebbero essere  le istituzioni centrali e locali che potrebbero attivarsi per preservare il territorio dei  6.633 comuni ad alto rischio idrogeologico. Dati di Legambiente parlano di  6 milioni di persone a rischio. Purtroppo degli oltre 6 mila comuni, al momento, soltanto una cinquantina hanno attuato misure di dislocazione, riconoscendo l’emergenza.

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