Referendum anti trivelle, questo sconosciuto. Il quesito ambientalista voluto dalle Regioni

Il 17 aprile gli italiani saranno chiamati alle urne per l'ennesimo referendum, ma questa volta è la prima che alle urne si va non per le firme raccolte da almeno 550mila cittadini, ma dall’iniziativa politica di nove regioni. Ma a un mese esatto dal voto non è che di questa scadenza si parli molto e nelle città, non fosse per l'improvvisa ricomparsa degli anacronistici tabelloni per le affissioni elettorali nessuno si sarebbe accorto di nulla. Forse si vuole affossarlo questo refenrendum, ma vediamo su cosa e chi è siamo chiamati a decidere.
Possono recarsi alle urne tutti i cittadini italiani che hanno compiuto il 18esimo anno di età; per la prima volta anche chi risiede temporaneamente all’estero potrà partecipare alla consultazione per corrispondenza organizzata dagli uffici consolari. Per votare, l’elettore deve esibire un documento di riconoscimento personale e la tessera elettorale. Perché sia valido, il referendum deve raggiungere il quorum, ossia deve andare ai seggi la metà più uno degli aventi diritto, come prevede l’articolo 75 della Costituzione.
Come si è arrivati al referendum.
La consultazione, le cui origini ed esigenza vanno indagate nel tempo, è stata indetta in data 11 febbraio tramite decreto dal Consiglio dei ministri. Ha suscitato polemiche, da parte dei sostenitori del referendum, la scelta del governo di non accorpare il voto alla tornata amministrativa .
Il quesito referendario
Il testo del quesito come sempre enigmatico è il seguente: “Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, Norme in materia ambientale, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 ‘Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilita’ 2016)‘, limitatamente alle seguenti parole: ‘per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale‘?”
Insomma si chiede agli italiani di cancellare l’articolo del codice dell’ambiente che permette le trivellazioni fino a quando il giacimento è in vita. Il quesito riguarda solo le operazioni già in atto entro le 12 miglia marine dalla costa, non quelle sulla terraferma oppure in mare a una distanza superiore. Il decreto legislativo 152 prevede già il divieto di avviare nuove attività di ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi gassosi o liquidi entro le 12 miglia, per cui il referendum agisce solo su quelle già in essere.
Una eventuale vittoria del Sì bloccherebbe tutte le concessioni per estrarre il petrolio entro le 12 miglia dalla costa alla scadenza dei contratti attualmente attivi. Di fatto il referendum riguarda 21 concessioni: 7 sono in Sicilia, 5 in Calabria, 3 in Puglia, 2 in Basilicata e in Emilia-Romagna, una in Veneto e nelle Marche. Rispecchiano la presenza di giacimenti finora individuati lungo la costa Adriatica, nel golfo Ionico e nel Sud della Sicilia. Oggi le concessioni hanno una durata di trent’anni, prorogabili di dieci e poi di altri cinque anni. Con il Sì non sarebbe più possibile andare oltre, eliminando la possibilità di proroga: questo comporterebbe la cessazione nel giro di alcuni anni delle attività attualmente in corso, tra cui quelle di Eni, Shell e di altre compagnie internazionali.
Il No dei comitati
Cosa cambia se vince il No, dato che si tratta di un referendum abrogativo, un’eventuale bocciatura lascerebbe la situazione inalterata. Ossia, come già accade, le ricerche e le attività petrolifere attualmente in corso potranno proseguire fino a scadenza. Successivamente le compagnie potranno presentare una richiesta di prolungamento dell’attività, che sarà autorizzata sulla base di una valutazione di impatto ambientale.
Dunque le estrazioni di idrocarburi non avranno scadenza certa, in molti casi potrebbero proseguire fino all’esaurimento del giacimento. Nulla cambia per quanto riguarda le trivellazioni sula terraferma e per quelle condotte in mare oltre le 12 miglia dalla costa. Nè potranno per via di questo voto essere firmate nuove concessioni a ridosso della costa.
Chi sostiene il Sì
Guidato dai nove consigli regionali che hanno promosso il referendum, il fronte del Sì riunisce le maggiori organizzazioni ambientaliste (Legambiente, Greenpeace, Wwf) e il movimento NoTriv, sorto negli scorsi mesi. Hanno l’appoggio di forze politiche quali il Movimento 5 Stelle, Sinistra italiana e Possibile, cui si aggiungono pezzi del Pd e esponenti del centrodestra come i presidenti di Regione Zaia e Toti.
Le motivazioni sono principalmente di carattere ambientale: le trivellazioni, è quanto si sostiene, metterebbero a rischio le coste italiane e creerebbero inquinamento, arrecando danno a pesca e turismo. Con il Sì intendono mandare un messaggio politico al governo: il futuro è nelle fonti rinnovabili, sulla base dell’Accordo emerso dalla conferenza sul clima di Parigi è urgente un rapido cambio di strategia per quanto riguarda l’approvvigionamento energetico nazionale.
Chi sostiene il No
Matteo Renzi e il suo governo per il momento non si sono spesi per il No al referendum, ma sono certamente contrari all’iniziativa delle Regioni, primo segnale il mancato accorpamento con le amministrative con il preciso scopo di bloccare il quorum, l'altro che oggi sta provocando polemiche è il fatto che un documento dell’Agcom classifica il Partito democratico tra le forze politiche che si asterranno. "Chi l'ha deciso?" ha tuonato la sinistra del partito chiedendo lumi. Lumi che sono arrivati sottoforma di una nota durissima firmata dai vicesegretari del Pd, Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani: "Questo referendum è inutile. Non riguarda le energie rinnovabili, non blocca le trivelle (che in Italia sono già bloccate entro le 12 miglia, normativa più dura di tutta Europa), non tocca il nostro patrimonio culturale e ambientale. Il referendum voluto dalle regioni costerà 300 milioni agli italiani. La legge prevede che non possa essere accorpato ad altre elezioni. I soldi per questo referendum potevano andare ad asili nido, a scuole, alla sicurezza, all'ambiente. E di questo parleremo durante la direzione di lunedì, ratificando la decisione presa come vicesegretari. Se il referendum passerà l'Italia dovrà licenziare migliaia di persone e comprare all'estero più gas e più petrolio. Lunedì vedremo chi ha i numeri - a norma di Statuto - per utilizzare il simbolo del Pd".