Referendum, per il risparmio delle casse pubbliche meglio liberarsi dell’Alitalia

Il 20 settembre è una data molto importante per la storia d’Italia. Nel 1870, con la “breccia di Porta Pia” venne conquistata Roma sottraendola al legittimo potere del Papa. Nel 1958 entrò in vigore la legge Merlin con la chiusura ufficiale delle case di tolleranza. La decimazione del Parlamento ha più attinenza con il secondo avvenimento, ma probabilmente nelle intenzioni non espresse dai proponenti (4 votazioni di Camera e Senato quasi unanimi) c’è anche un primo tentativo di allontanare la politica dal centro romano, direi per tradizione simbolo di corruzione e di rilassamento mentale.
Detta così, i motivi per votare SI e confermare il pur esiguo taglio dei parlamentari sarebbero sufficienti.
Ma in politica nulla è come appare e le diverse arzigogolate interpretazioni che vengono date sul significato del voto fanno sorgere molti dubbi.
Sul fronte politico si parla di efficienza nella produzione legislativa, e, se Casaleggio ritiene il Parlamento inutile e sostituibile dalla piattaforma Rosseau, addirittura, un eletto PD ha chiarito numeri alla mano che ormai le leggi si fanno altrove e quindi il taglio serve a ridurre “l’ammuina” che giocoforza i membri devono fare per giustificare la propria indennità. Salvini e Meloni parlano direttamente con il popolo la cui sovranità deve trovare meno intralci possibili. All’opposto qualche rara voce politica ritiene che la rappresentanza di punti di vista minoritari deve far sentire la propria voce, anche se nella logica attuale in cui chi vince ha diritto di portarsi a casa tutto, le proposte difformi non hanno alcuna possibilità di essere prese in considerazione.
Sul fronte accademico, dove i costituzionalisti sono diventati più numerosi dei virologi, il dibattito verte su come tale riduzione della rappresentanza si catapulterà nel modificare la democrazia italiana e soprattutto su quali intersezioni si verificheranno in presenza della nuova legge elettorale, vero interesse delle forze politiche attualmente sul mercato. La conclusione più accreditata è che si tratta di un salto nel buio, da cui ne potranno derivare o nefaste conseguenze o mirabolanti possibilità. Ne deriva talvolta che, con le stesse argomentazioni, ci si schiera dalle parti del NO e del SI.
Ma forse è opportuno cercare di togliere la cortina fumogena che tende a nobilitare il voto del 20-21 settembre e semplificarne l’origine e il significato. La modifica della costituzione è nata ed è sopravvissuta unicamente perché si è trattato del prezzo da pagare al M5S nel 2018 per permettere la coalizione con la Lega Salvini, e nel 2019 per modificarla sostituendovi il PD.
Peraltro poiché i sondaggi danno un sostanziale vantaggio popolare al SI, nessuno dei partiti che contano di poter mantenere o impadronirsi delle leve del potere (governo domani, e presidenze delle Regioni oggi) vuole rischiare di mettersi in difficoltà e cerca di trovare qualche tettoia sotto cui ripararsi. Il giulivo M5S può così continuare a produrre imbecillità sul consistente risparmio per le casse dello stato.
Peccato che nessuno risponda sullo stesso piano, notando che l’operazione significa la perdita immediata di 1000 posti di lavoro (tra parlamentari e portaborse) diretti e alcune altre migliaia nell’indotto, dimenticando peraltro che i 50 milioni di euro annui di risparmio deprimono in maniera molto maggiore l’economia dei consumi delle relazioni (viaggi, pranzi, etc.). Il PIL non ne guadagna di sicuro. Sicuramente sarebbe molto più conveniente per le casse pubbliche tenersi i 425 parlamentari che insistere sul salvataggio dell’Alitalia. Nessuno smetterebbe di volare se scompare la compagnia di bandiera.

Giorgio Cavallo