Residenze per anziani, occorre elaborare una corretta linea di politica sanitaria sull’assistenza

L’emergenza Covid-19 ha messo in evidenza le criticità dei sistemi sanitari un po’ ovunque, in alcune zone più che in altre: si può infatti parlare di crisi dei sistemi sanitari più che di crisi sanitaria, la differenza non è cosa da poco.
Per fortuna il FVG non è stato colpito dal virus in maniera massiccia e questo si deve con ogni probabilità a due fattori: il caso (nelle epidemie i focolai si sviluppano in maniera casuale) e la scarsa intensità di interscambi commerciali rispetto ad altre zone (es. la pianura padana).

Cionondimeno anche nel sistema sanitario del FVG l’emergenza ha evidenziato dei punti critici sui quali è necessario intervenire con tempestività.
Tra questi, desidero soffermarmi su quanto accaduto nell’area della residenzialità per anziani. In particolare, vorrei sottolineare che attribuire alle case di riposo, in special modo a quelle di piccole e medie dimensioni, la responsabilità di contagi e decessi è del tutto fuorviante. La mia non vuole essere l’apologia di una categoria, ma la rilevazione esatta dei fatti al fine di elaborare una corretta linea di politica sanitaria sull’assistenza residenziale alle persone anziane.

Innanzi tutto va ricordato che i due principali determinanti la letalità del Covid-19 sono la condizione anziana e la presenza di patologie pregresse; nelle strutture per anziani vivono persone che presentano ambedue le suddette condizioni e quindi la probabilità di rilevare dei decessi in queste strutture è ovviamente molto più alta che nella popolazione in generale.
Le iniziali indicazioni della Regione, tuttavia, sono state di mantenere gli anziani con sospetto contagio da Covid-19, nelle strutture. Di fatto si sono creati pazienti di serie A, quelli contagiatisi all’esterno che potevano accedere all’ospedale e quelli di serie B, quelli contagiatisi all’ interno delle case di riposo.

Le case di riposo e in particolare quelle deputate all’accoglienza di ospiti non autosufficienti, è bene ribadirlo, sono state recentemente riclassificate come strutture a valenza sociosanitaria con una tutela sanitaria generica i cui requisiti organizzativi richiesti vedono alti minutaggi assistenziali (ascrivibili all'ambito sociale), bassi minutaggi infermieristici e riabilitativi e nessuna presenza medica interna (prestazioni ascrivibili all'ambito sanitario). La loro vocazione, pertanto, è prettamente assistenziale e non sono deputate a raggiungere i livelli di assistenza sanitaria erogata in ospedale.

Ciononostante le strutture per anziani hanno dimostrato nel complesso una buona capacità di reazione mettendo subito in pratica quanto consigliato loro dall'esperienza professionale maturata, nonché dalla letteratura scientifica disponibile e altresì dalle indicazioni di agenzie internazionali accreditate. E infatti sono state attivate da subito efficaci misure emergenziali, ben prima che lo specifico piano dell’Azienda sanitaria Universitaria Giuliano Isontina (ASUGI) vedesse la luce, appena il 26 marzo.
Inoltre nelle more di adozione del succitato piano, la tardiva e discutibile azione di ASUGI ha comportato:
- dimissioni di pazienti infetti dall'ospedale verso le strutture;
- la scelta di lasciare pazienti Covid-19 positivi all'interno delle strutture;
- i lunghissimi tempi di refertazioni dei tamponi;
- la carenza dei dispositivi di protezione individuale, peraltro più volte segnalata all'ASUGI.

Nel corso dei mesi, ASUGI aveva impedito nuovi accoglimenti nelle case di riposo, poi sembra aver parzialmente sbloccato tale impedimento a quelle strutture in grado di garantire zone filtro (create dalle stesse case di riposo con grande impegno di personale e finanziario), ma anche qui, con tempi lunghissimi. Il tutto sta mettendo in grave difficoltà economico-finanziaria le case di riposo, sta gravando sulle famiglie delle persone anziane e forsanche creando un certo grado di inappropriatezza delle prestazioni erogata da ospedale e RSA (usate come zone filtro).

Già oltre due mesi fa, era l’8 maggio, avevo presentato una circostanziata interrogazione alla Giunta regionale (la n. 98) su questi temi, che a tutt’oggi non ha ricevuto risposta.

Provo a proporre i miei quesiti a mezzo stampa, nella speranza di sollecitare una risposta:
- con quali finalità specifiche si paventa la radicale modifica del “Regolamento di definizione dei requisiti, dei criteri e delle evidenze minimi strutturali, tecnologici e organizzativi per la realizzazione e per l'esercizio di servizi semiresidenziali e residenziali per anziani” (D.PRES n. 144 del 13.07.2015);
- per quali motivi è stata resa così complicata la possibilità di accogliere nuovi ospiti nelle strutture convenzionate;
- su quali dati e quali indicatori poggiano le valutazioni che sembrano voler portare alle modifiche al succitato regolamento;
- su quali dati e su quali indicatori poggia l'affermazione che le case di riposo di piccole e medie dimensioni non abbiano gestito bene l'impatto dell'emergenza Covid-19.

Walter Zalukar

Consigliere Regionale FVG – Gruppo Misto