Riceviamo e volentieri pubblichiamo: “Perchè voto Si”

Il 18 ottobre scorso  il Direttore Fabio Folisi ha pubblicato dalle pagine di questo giornale il resoconto commmentato dell’incontro con Moni Ovadia, al Centro Balducci di Pozzuolo (clicca qui per leggerlo). . Emerge con chiarezza la fortissima contrapposizione di un intellettuale, ma anche del pubblico presente, nei confronti di Matteo Renzi e della proposta di modifica della Costituzione. La domanda che pone e si pone Ovadia è: “Che fine ha fatto la sinistra?”

Rispondo come uomo di sinistra, extraparlamentare fino al 1974, poi iscritto al PCI fino al PD. Il mondo se ne va per suo conto trascinato da scontri sul terreno economico, politico e ambientale. Nulla di buono si profila all’orizzonte prossimo. I padri di questa velocissima deriva sono tanti, ma non li cercherei principalmente tra i politici. Il Club di Roma nel 1972 metteva in guardia dai rischi di una tumultuosa crescita della popolazione mondiale e dal conseguente sfruttamento brutale delle risorse.

In questo quadro l’Italia sta attraversando momenti estremamente difficili e non si intravede una via d’uscita sul piano economico e sociale. In questo clima ciò che turba principalmente Moni Ovadia, ma non solo lui, è Matteo Renzi, assurto a emblema esclusivo del male, come Craxi e Berlusconi prima, il Jobs Act e la modifica della Costituzione ora. Preso atto che l’economia mondiale non la cambiamo in Italia, cosa può fare un governo di sinistra?

Tutti concordano che è necessario lo sviluppo economico. Lo sviluppo è dato da fattori finanziari, tecnico scientifici, di formazione culturale e di organizzazione del lavoro. Senza imprese, medio piccole in Italia, è assodato che non potrà esserci ripresa. E’ altrettanto certo che non è il sindacato a fare impresa e progetti industriali, perché il suo compito è quello di difendere i lavoratori per migliorarne le condizioni di lavoro, non solo quelle economiche. Se l’impresa muore, muore la crescita. Questo l’abbiamo capito anche a sinistra, con ritardo, forse l’abbiamo capito quasi tutti.

Gli ammortizzatori sociali devono aiutare a superare lo scoglio all’impresa in difficoltà e a salvaguardare i lavoratori. Ma ci sono anche lavoratori che remano contro, con assenteismi ingiustificati o peggio con azioni che mettono in crisi la produzione. Il Jobs Act prevede in questo caso la possibilità di licenziamento. E’ uno scandalo, è di destra chiedere che i lavoratori sorpresi a rubare negli scali aerei vengano licenziati? E’ ovvio che vengano difesi dai loro legali, ma non credo sia opportuno il sostegno dei sindacati.

Nel settore pubblico sappiamo che il lavoro ricade su chi opera con responsabilità, mentre i furbi sono comunque garantiti da un sistema di relazioni clientelari che li rendono intoccabili. Nella scuola da quarant’anni, come ben sanno studenti, genitori e presidi, un insegnate che non conosce la materia o la didattica, resta al suo posto, inamovibile. Sarà mai possibile evitare che continui a rovinare generazioni di studenti? Modificare queste regole è stato un attentato ai lavoratori o una difesa di chi lavora veramente? Qual è il crimine del Governo Renzi?

Per me essere di sinistra significa impegnarsi perché i costi sociali, a partire dalla maternità, così come per i lavoratori espulsi dal lavoro, brutta ma chiara parola, siano tutelati dalla fiscalità generale. Non può esserci società civile, non si può vivere serenamente, se a donne e uomini non è permesso di vivere dignitosamente. Vanno rafforzati gli strumenti di sussidio, di formazione, di accompagnamento al lavoro per superare i momenti di crisi personale e sociale. Questo può essere fatto solamente se le aziende vivono, crescono, innovano, producono, vendono, pagano le tasse e versano l’IVA.

Un principio della mia sinistra è cercare di essere Umano con gli Umani. Non è facile, ma è il primo indispensabile passo. Sul resto si può discutere e dividerci come prevede il manuale della sinistra, in particolare di quella italiana da cent’anni a questa parte. Votare NO perché si vuol far cadere il Governo Renzi è un’azione che non posso minimamente condividere.

Quando sento dire che c’è un rischio autoritario, pensando agli anni Sessanta e Settanta, anche per esperienze personali, mi vien da ridere (in quegli anni sono stato indagato per piazza Fontana e Peteano). Il rischio a quei tempi è stato molto concreto ed è stato bloccato dalla grazie alla fermezza delle forze politiche che hanno saputo orientare la stragrande maggioranza del popolo italiano.

Ad esempio affermare che la modifica della Costituzione permetterà alla maggioranza del 51% di scegliere in modo autonomo anche il Presidente della Repubblica significa ignorare l’aritmetica. E’ prevista infatti la maggioranza del 65% dei partecipanti alla votazione e non degli aventi diritto. Non è scritta benissimo? E’ vero, ma di perfezionismo si muore.

Renzi non mi è particolarmente simpatico, ma voterò SI’ perché è necessario fornire a chi “Vince le elezioni” la possibilità di governare senza i ricatti dei Bertinotti o dei Mastella di turno. Hanno affossato l’Ulivo e ancora parlano!

Il Sì al referendum è un passo per dare stabilità al Paese e per contribuire a cambiare l’atteggiamento della sinistra nella quale milito da cinquant’anni. Francamente la sinistra storica, della quale son figlio, mi ha stancato con i suoi ritardi. Peggio ancora mi preoccupa la democrazia Webb, quella sì foriera di dittature già nelle premesse del suo “Non statuto” che sancisce un potere monarchico.

Carlo Bressan

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